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L’allarme dei vescovi: “Coesione sociale a rischio, la scuola sia inclusiva”

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I paletti della Cei: “No a percorsi educativi diversi”. Critiche anche alla remigrazione. “Tajani e Vannacci? Più rispetto per le donne”
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ROMA – Garantire le «pari possibilità» tra studenti ed eliminare le «disuguaglianze». La Conferenza episcopale italiana ribadisce, per bocca del segretario generale, monsignor Giuseppe Baturi, la necessità che la scuola non sia un luogo di discriminazioni. Se le parole del cardinale Matteo Zuppi sull’importanza che nessuno si senta «escluso», lunedì all’apertura del consiglio episcopale permanente, sono suonate come un contrappunto al progetto di Giorgia Meloni di spostare gli studenti in base alla loro nazionalità, il numero due della Cei evita ogni polemica con il governo ma torna a fissare i paletti della Chiesa: «Non è ammissibile che in un’intera nazione ci siano percorsi educativi con esiti diversi semplicemente per la latitudine in cui si nasce o per le differenze tra aree urbane e aree interne», ha detto l’arcivescovo di Cagliari nella conferenza stampa che ha concluso il “parlamentino” dei vescovi italiani: «Ci devono essere pari possibilità. Ogni sforzo per eliminare tali di…

ROMA – Garantire le «pari possibilità» tra studenti ed eliminare le «disuguaglianze». La Conferenza episcopale italiana ribadisce, per bocca del segretario generale, monsignor Giuseppe Baturi, la necessità che la scuola non sia un luogo di discriminazioni. Se le parole del cardinale Matteo Zuppi sull’importanza che nessuno si senta «escluso», lunedì all’apertura del consiglio episcopale permanente, sono suonate come un contrappunto al progetto di Giorgia Meloni di spostare gli studenti in base alla loro nazionalità, il numero due della Cei evita ogni polemica con il governo ma torna a fissare i paletti della Chiesa: «Non è ammissibile che in un’intera nazione ci siano percorsi educativi con esiti diversi semplicemente per la latitudine in cui si nasce o per le differenze tra aree urbane e aree interne», ha detto l’arcivescovo di Cagliari nella conferenza stampa che ha concluso il “parlamentino” dei vescovi italiani: «Ci devono essere pari possibilità. Ogni sforzo per eliminare tali disuguaglianze è bene accetto».

E se il comunicato finale approvato dai vescovi accenna appena alle «disuguaglianze educative», quasi a stemperare possibili frizioni con un esecutivo con il quale già in passato non sono mancati attriti, «non c’è nessuna volontà di attutire» quanto detto da Zuppi, ha assicurato Baturi, anzi «è molto importante parlare dell’educazione» e la scuola «non può che essere un luogo inclusivo».

Quanto al concetto di «remigrazione», riemerse nelle dichiarazioni della docente aggredita a Roma da un suo studente, i vescovi, ha detto il segretario generale, ne hanno parlato ma senza riferimento al caso specifico: «La nostra linea va in un altro senso, nel senso di una protezione della persona, della necessità di salvarla, di accoglierla attraverso processi di integrazione».

Un tema, quello dell’accoglienza dei migranti, che «se venisse discusso a livello europeo», secondo l’arcivescovo, troverebbe «una risposta più efficace». Interpellato dai giornalisti sul fine vita, monsignor Baturi ha ribadito che la Chiesa «non sposa l’accanimento terapeutico né può accettare l’abbandono terapeutico». Quanto al clima politico già proiettato sulle fibrillazioni preelettorali, «speriamo che la coesione sociale», ha detto l’arcivescovo, «non venga sacrificata ad interessi elettorali che provocano radicalizzazioni».

Da parte dei vescovi, ad ogni modo, da qui al giorno del voto «ci saranno pronunciamenti impegnativi» sui principi di fondo. Già ora monsignor Baturi ha reagito alle recenti dichiarazioni sull’abbigliamento femminile pronunciate prima dal ministro degli Esteri Tajani poi dal leader di Futuro Nazionale Vannacci: «Ogni parola, ogni sguardo sulla donna deve essere carico di rispetto e ammirazione», ha detto, e vanno invece evitati gli «sguardi superficiali».

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