Al Senato avevano preferito l’equilibrismo dell’astensione. Alla Camera i deputati Pd fanno una scelta di campo netta: sono pronti a votare contro il disegno di legge sull’Antisemitismo confezionato dalla maggioranza. Alla quale, prima, rivolgeranno un ultimo appello perché corregga il principale difetto di fabbrica del provvedimento: il testo utilizza la definizione di antisemitismo dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (Ihra) che include, tra gli indicatori, alcune forme di critica allo Stato di Israele. Il germe della criminalizzazione del dissenso. «Se non sarà cambiata», dice Elly Schlein al termine, la destra «si prenderà la responsabilità di dividere su un tema che invece dovrebbe vedere unite le forze dell’arco parlamentare».
Al Senato avevano preferito l’equilibrismo dell’astensione. Alla Camera i deputati Pd fanno una scelta di campo netta: sono pronti a votare contro il disegno di legge sull’Antisemitismo confezionato dalla maggioranza. Alla quale, prima, rivolgeranno un ultimo appello perché corregga il principale difetto di fabbrica del provvedimento: il testo utilizza la definizione di antisemitismo dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (Ihra) che include, tra gli indicatori, alcune forme di critica allo Stato di Israele. Il germe della criminalizzazione del dissenso. «Se non sarà cambiata», dice Elly Schlein al termine, la destra «si prenderà la responsabilità di dividere su un tema che invece dovrebbe vedere unite le forze dell’arco parlamentare».
La decisione matura in quattro ore di dibattito fiume all’interno del gruppo, alla presenza della segretaria. A porte chiuse, Schlein parla all’inizio e alla fine dell’incontro. In apertura argomenta le criticità della legge, insiste sulla «strumentalizzazione che la destra ha fatto del tema». Un oggetto contundente per dividere le opposizioni, e soprattutto lacerare il Pd. Cita la prova principe: in commissione Affari costituzionali sono stati bocciati tutti gli emendamenti delle minoranze, compreso quello che puntava a specificare che «non rappresenta antisemitismo la critica alle politiche del governo di Israele» (e che ora i dem vogliono riproporre in extremis). Nell’intervento conclusivo, invece, il tono è più personale: la voce si incrina per la commozione quando ricorda di essere «l’unica leader politica con una storia familiare legata all’Olocausto».
Nelle quattro ore di confronto – «civile e disteso», dicono i presenti – l’orientamento del gruppo è evidente: almeno in quindici argomentano a favore del voto contrario al ddl, che arriverà in aula tra due settimane. Tra gli altri Arturo Scotto, Laura Boldrini, Matteo Orfini, Gianni Cuperlo, Marco Furfaro, Peppe Provenzano Debora Serracchiani e Piero De Luca.
Solo in tre esprimono dei dubbi verso il no al testo, difendendo l’ipotesi ormai minoritaria dell’astensione: Lorenzo Guerini, guida dei riformisti, mette in guardia «dal dibattito viziato di falsità», Lia Quartapelle si dice più vicina alla «posizione interlocutoria» sostenuta dai dem al Senato. Come loro Paolo Ciani. Mentre Piero Fassino, come ha sempre detto, va oltre l’astensione e voterà a favore del provvedimento.