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Lega, la rinuncia dei ribelli che non schierano un candidato: “Congresso bluff: è blindato”

Luca Zaia, Attilio Fontana, Maurizio Fugatti e Massiliano Fedriga a Pontida

 (ansa)

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I governatori intenzionati a non presentare un nome alternativo a Salvini: “Così avrà il 90% dei consensi”. Romeo: “Vogliamo risollevare il partito”
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ROMA – Si erano salutati con un «conto e mi aspetto che qualcuno si candidi». Il guanto di sfida, lanciato lunedì sera al termine del consiglio federale da Matteo Salvini ai suoi potenziali sfidanti, è difficile da raccogliere. Il fronte del Nord deve ancora incontrarsi per fare il punto dopo l’annuncio a sorpresa del congresso straordinario, complice anche l’assenza di Luca Zaia in viaggio in Armenia. Ma intanto una girandola di telefonate già c’è stata.

Secondo alcuni non ci sarebbero le condizioni per sfidare il segretario. «Il congresso è una farsa, è blindato, Salvini si è fatto i conti e sa di vincere», è la convinzione che circola tra i nordisti che non vogliono cadere in trappola assecondando il gioco del segretario…

ROMA – Si erano salutati con un «conto e mi aspetto che qualcuno si candidi». Il guanto di sfida, lanciato lunedì sera al termine del consiglio federale da Matteo Salvini ai suoi potenziali sfidanti, è difficile da raccogliere. Il fronte del Nord deve ancora incontrarsi per fare il punto dopo l’annuncio a sorpresa del congresso straordinario, complice anche l’assenza di Luca Zaia in viaggio in Armenia. Ma intanto una girandola di telefonate già c’è stata.

Secondo alcuni non ci sarebbero le condizioni per sfidare il segretario. «Il congresso è una farsa, è blindato, Salvini si è fatto i conti e sa di vincere», è la convinzione che circola tra i nordisti che non vogliono cadere in trappola assecondando il gioco del segretario.

Le regole sono ancora da definire. Ma secondo quanto trapela non saranno celebrati i congressi provinciali e regionali, di conseguenza i delegati con diritto di voto resterebbero quelli attuali. I nordisti stanno studiando un modo per appellarsi e chiedere di fare un congresso vero e proprio partendo dal basso, ma i margini sono davvero ridotti. Pallottoliere alla mano, il 90% è con Salvini. Ecco il calcolo che circola in queste ore. Ovviamente c’è un margine di dubbio, ma un ribaltone è improbabile.

Di conseguenza il candidato unico, quindi Salvini in sella dal 2014, resta l’opzione più probabile secondo molti parlamentari. Zaia, a cui più volte Salvini ha proposto di fare il suo vice ricevendo sempre un rifiuto, si dice sia tentato dalla sfida. Ma non in prima persona, non sarebbe lui a scendere in campo. Si immagina, casomai, che il più adatto possa essere un esponente lombardo, roccaforte dei nordisti con Attilio Fontana governatore. Quest’ultimo infatti è tra i papabili insieme al capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Entrambi molto duri nei confronti del segretario, ma le forti critiche è difficile che si trasformino in sfida aperta.

Anche se le richieste portate avanti dai governatori Fontana, Fedriga e Fugatti, e da Zaia e Romeo non sono state minimamente prese in considerazione. C’è chi fa notare: «Salvini non vuole capire che ci sono intere sezioni in Lombardia che hanno detto basta e non rinnovano più la tessera del partito», questo è il sentire della base nordista.

Ma il vicepremier ha detto chiaramente che «i lombardi sono gli unici che non possono chiedere più rappresentanza», perché sono ampiamente rappresentati nel partito e al governo: però le rivendicazioni del territorio e di chi lo rappresenta non vengono meno.

«A Salvini abbiamo chiesto che la Lega torni ad avere una vocazione territoriale, abbiamo parlato di federalismo come della chiave del futuro», dice Romeo a Zapping, su Rai Radio 1 dicendosi dispiaciuto di essere considerato tra i ribelli: «Spiace che siamo stati visti, come qualcuno ci ha chiamati, nordisti frondisti sobillatori, ribelli. Non c’è nulla di questo ma c’è la volontà di cercare di contribuire a risollevare la Lega in un momento difficile», sottolinea auspicando che il congresso sia l’occasione per lanciare un progetto politico. «Al di là di quella che può essere vista come una mossa interna per spiazzare i cosiddetti nordisti - aggiunge il capogruppo al Senato - l’importante è approfittare di ogni occasione per confrontarsi sulle idee e avere quella spinta necessaria per affrontare le elezioni».

Toni che non sembrano di chi voglia andare alla conta con il segretario, soprattutto con queste regole. Piuttosto si ragiona sulla presentazione di alcune mozioni, che il futuro segretario dovrebbe fare proprie, in cui si metterebbe per iscritto la richiesta di una Lega più attenta al Nord. Intanto vengono smentite dagli uffici alcune ricostruzioni che indicavano come data possibile del congresso il 24 e 25 ottobre. Tuttavia era stato il senatore Claudio Borghi, vicino al leader, a far sapere, ospite di Un giorno da pecora, che il congresso si farà entro ottobre, di non aver gradito le «polemiche estive», quindi non disdegna l’idea di prendere il posto di Romeo come capogruppo: «Sarebbe un onore». Il clima resta ancora da resa dei conti.

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