ROMA – Matteo Salvini ha avvisato Giancarlo Giorgetti di buon mattino, preannunciando al suo ministro dell’Economia l’arrembaggio ai conti dichiarato all’ora di pranzo: «Caro Giancarlo, non possiamo impiccarci ai cavilli dell’Europa anche stavolta», il senso del messaggio riportato dai fedelissimi del vicepremier. Davanti a telecamere e cronisti, il ministro dei Trasporti smussa un po’ i toni, ma il concetto resta lo stesso. Serve uno «scostamento» e formato maxi. «Da diversi miliardi». Insomma, l’ultima manovra della legislatura dev’essere «coraggiosa», la battezza così tra i padiglioni di InnoTrans, la fiera internazionale ferroviaria di Berlino. Segue elenco di promesse, mix di prospettive fumose e richieste invece molto concrete: «Dobbiamo affrontare una legge di bilancio che punta sugli investimenti, sullo sviluppo, sul futuro, sulla riforma delle pensioni, sull’aumento degli stipendi, quindi a me dello zero virgola in più o in meno interessa zero». Salvini fa di conto: «Solo com…
ROMA – Matteo Salvini ha avvisato Giancarlo Giorgetti di buon mattino, preannunciando al suo ministro dell’Economia l’arrembaggio ai conti dichiarato all’ora di pranzo: «Caro Giancarlo, non possiamo impiccarci ai cavilli dell’Europa anche stavolta», il senso del messaggio riportato dai fedelissimi del vicepremier. Davanti a telecamere e cronisti, il ministro dei Trasporti smussa un po’ i toni, ma il concetto resta lo stesso. Serve uno «scostamento» e formato maxi. «Da diversi miliardi». Insomma, l’ultima manovra della legislatura dev’essere «coraggiosa», la battezza così tra i padiglioni di InnoTrans, la fiera internazionale ferroviaria di Berlino. Segue elenco di promesse, mix di prospettive fumose e richieste invece molto concrete: «Dobbiamo affrontare una legge di bilancio che punta sugli investimenti, sullo sviluppo, sul futuro, sulla riforma delle pensioni, sull’aumento degli stipendi, quindi a me dello zero virgola in più o in meno interessa zero». Salvini fa di conto: «Solo come ministero a me servono 8 miliardi cash a fine anno per pagare i lavori già fatti». E in generale per le infrastrutture, «servono almeno 20 miliardi». Dove si trovano? Il capo leghista risfodera l’idea di tassare le banche, «che quest’anno chiudono con 50 miliardi di utili» e se invece «chiudessero con 46-47 miliardi nessun banchiere piangerebbe». Ma è una promessa spuntata, perché Forza Italia vede la mossa come fumo negli occhi, è noto. Per gli azzurri si può parlare al massimo di un «contributo» volontario per le compagnie energetiche, sul modello degli istituti di credito l’anno passato.
Non solo. Per paradosso, a difendere il leghista Giorgetti, fermamente contrario a scostamenti spericolati, è Forza Italia, mentre il grosso del Carroccio batte sullo stesso chiodo del leader, vedi Claudio Borghi, che potrebbe presto diventare capogruppo in Senato. Ecco, gli azzurri più che «coraggiosi» chiedono di essere «attenti», come mette a verbale il portavoce nazionale, Raffaele Nevi, fedelissimo di Antonio Tajani. «Se i fondamentali economici sono buoni, teniamo bassi gli spread e i costi per i cittadini», spiega Nevi. La posizione di FI? «Calma e gesso. Fermo restando l’obiettivo di uscire dalla procedura di infrazione nel 2027, chiederemo una manovra equilibrata che sostenga i consumi e la crescita economica. Peraltro è quello che dice Giorgetti. Le risorse bisogna spenderle meglio».
A dirimere la disputa dovrà essere ancora una volta Giorgia Meloni, che sembra incline ad aprire a uno scostamento per energia e difesa solo con la certezza che non impatti sull’uscita dalla procedura d’infrazione l’anno prossimo. Complicato. Anche se tra i Fratelli d’Italia un dibattito c’è, come si capisce dalle parole pronunciate ieri dal ministro delle Imprese, Adolfo Urso: «Non è lo 0,1% che può fermare l’Italia né la volontà di questo governo di realizzare una manovra economica che dia impulso ulteriore al sistema produttivo e sociale del paese». L’opposizione naturalmente ha gioco facile a incunearsi nelle crepe della maggioranza. Il M5S piega la bocciatura dell’Istat sui conti alla sua crociata anti-armi: «Ogni scostamento di bilancio per aumentare la spesa in difesa renderà impossibile uscire dalla procedura d’infrazione il prossimo anno».