Melonellum: opposizione unita sugli emendamenti ma Italia viva si sfila sulla raccolta firme
di Serena RiformatoUn pacchetto unitario e un unico distinguo. In commissione Affari costituzionali alla Camera, Pd, Avs, M5S, +Europa e Iv hanno presentato insieme circa quaranta proposte di modifica che – con varie formulazioni – puntano a introdurre nel Melonellum la parità di genere e le preferenze pure. Il partito di Matteo Renzi, però, non ha sottoscritto gli emendamenti condivisi che chiedono di rivedere l’obbligo, per le liste non rappresentante in Parlamento di raccogliere 6mila firme per collegio (in almeno metà dei 75 collegi totali tra Senato e Camera). Quindi circa 225mila. Una norma che penalizzerebbe Progetto Civico Italia di Alessandro Onorato, l’assessore capitolino che il leader M5S Giuseppe Conte vorrebbe nella coalizione progressista proprio per contro-bilanciare Italia viva al centro.
Pd, Avs, M5S e +Europa hanno sia presentato un emendamento per riportare l’obbligo a 1500-2000 firme a collegio (com’era prima della modifica del Senato) sia vari correttivi per dare alle liste più tem…
Un pacchetto unitario e un unico distinguo. In commissione Affari costituzionali alla Camera, Pd, Avs, M5S, +Europa e Iv hanno presentato insieme circa quaranta proposte di modifica che – con varie formulazioni – puntano a introdurre nel Melonellum la parità di genere e le preferenze pure. Il partito di Matteo Renzi, però, non ha sottoscritto gli emendamenti condivisi che chiedono di rivedere l’obbligo, per le liste non rappresentante in Parlamento di raccogliere 6mila firme per collegio (in almeno metà dei 75 collegi totali tra Senato e Camera). Quindi circa 225mila. Una norma che penalizzerebbe Progetto Civico Italia di Alessandro Onorato, l’assessore capitolino che il leader M5S Giuseppe Conte vorrebbe nella coalizione progressista proprio per contro-bilanciare Italia viva al centro.
Pd, Avs, M5S e +Europa hanno sia presentato un emendamento per riportare l’obbligo a 1500-2000 firme a collegio (com’era prima della modifica del Senato) sia vari correttivi per dare alle liste più tempo per raccogliere le sottoscrizioni. In caso di elezioni anticipate, una forza politica può infatti trovarsi a dover mettere insieme le firme in un mese e mezzo. Le opposizioni – senza Italia viva – chiedono invece di consentire la raccolta sei mesi prima della fine della legislatura, oppure da novembre 2026 o da gennaio 2027, o ancora dall’entrata in vigore della legge elettorale. Più di un emendamento prevede anche che la raccolta firme possa essere digitale, utilizzando la piattaforma già sperimentata per il referendum giustizia.
Ieri è stata resa nota anche la tabella di marcia della legge elettorale nelle prossime settimane. Il Melonellum arriverà in aula il 30 settembre, e non il 29. La prima data cerchiata in rosso sarà il 1° ottobre quando l’assemblea si troverà a esaminare le pregiudiziali di costituzionalità, sulle quali può essere richiesto il voto segreto. Il giorno clou sarà però martedì 6 ottobre quando i deputati saranno chiamati a votare la fiducia – a scrutinio palese – per tre volte su tre dei quattro articoli da riapprovare alla Camera prima dell’ok finale. Il via libera definitivo al testo dovrebbe quindi arrivare giovedì 8 ottobre. Salvo imprevisti.