ROMA – Nelle chat del centrodestra, presto esteso a molti addetti ai lavori e a un gran numero di giornalisti, nel primo pomeriggio rimbalza lo screenshot di una circolare ministeriale, datata 26 luglio 1990, la numero 205. Vi si legge, al punto V, che l’assegnazione alle classi in presenza di alunni stranieri «è effettuata, ove possibile, raggruppando alunni dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il numero di cinque». Il ministro alla Pubblica istruzione era Sergio Mattarella. Si dimise lo stesso giorno dell’invio, insieme ad altri quattro ministri della sinistra dc, in dissenso sulla legge Mammì che legittimava definitivamente la Fininvest di Silvio Berlusconi. A sera, da Vespa, Giorgia Meloni, ne farà un elemento di propaganda: «Pure Mattarella redigeva circolari sul tetto agli stranieri in classe».
Era una circolare, non una legge, come vorrebbe fare Meloni. E soprattutto, si fa notare dalle parti del Colle, conteneva la formula «ove possibile». Oggi gl…
ROMA – Nelle chat del centrodestra, presto esteso a molti addetti ai lavori e a un gran numero di giornalisti, nel primo pomeriggio rimbalza lo screenshot di una circolare ministeriale, datata 26 luglio 1990, la numero 205. Vi si legge, al punto V, che l’assegnazione alle classi in presenza di alunni stranieri «è effettuata, ove possibile, raggruppando alunni dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il numero di cinque». Il ministro alla Pubblica istruzione era Sergio Mattarella. Si dimise lo stesso giorno dell’invio, insieme ad altri quattro ministri della sinistra dc, in dissenso sulla legge Mammì che legittimava definitivamente la Fininvest di Silvio Berlusconi. A sera, da Vespa, Giorgia Meloni, ne farà un elemento di propaganda: «Pure Mattarella redigeva circolari sul tetto agli stranieri in classe».
Era una circolare, non una legge, come vorrebbe fare Meloni. E soprattutto, si fa notare dalle parti del Colle, conteneva la formula «ove possibile». Oggi gli alunni stranieri nelle scuole sono il 12 per cento degli iscritti: nel 1990 l’immigrazione era appena agli inizi. Un altro mondo. «La stragrande maggioranza accoglie uno o due alunni stranieri, le scuole frequentate da un numero di alunni stranieri superiore a venti sono relativamente poche o quasi sempre concentrate in alcune grandi città», si legge nella circolare 205, che faceva seguito a un’altra circolare, la 301 del 1989.
È stato lo stesso capo dello Stato, lunedì ad Amatrice, ad auspicare «una scuola senza ghetti», nella convinzione che un limite, ove possibile verrebbe da aggiungere, può favorire l’integrazione. Ma a nessuno è sfuggito il fatto che l’intero suo discorso è stato un inno all’inclusione, «la scuola è aperta a tutti, prepara tutti», ha detto citando l’articolo 34 della Costituzione. In politica contano anche i toni con cui si dicono le cose. Quello di Mattarella è stato un discorso valoriale, quello della Meloni un comizio elettorale intriso di vannaccismo. Va fatto notare che Mattarella, già nella circolare del 1990, poneva l’accento sulla necessità di «una nuova e mirata attenzione della scuola alle tematiche connesse all’educazione interculturale», sostenendo «la mediazione fra le diverse culture». Toni simili a quelli usati ad Amatrice.
Come valutano al Colle la riforma sul tetto agli stranieri che il governo intende varare domani? Non sono stati ravvisati elementi di incostituzionalità, va bene anche il decreto legge. È in corso un’interlocuzione tra Chigi e il Quirinale, dove non è arrivato alcun testo finora. Insomma, si lavora a una norma che non discrimini, ma integri. Servirà una certa flessibilità pre renderla applicabile nei contesti ad alta densità d’immigrati. Deve stare in piedi. Va superate delle criticità. La norma prevede anche l’obbligo per i genitori degli alunni a frequentare corsi obbligatori di italiano, ma dovranno essere accessibili a chi fa mestieri totalizzanti, tipo le badanti. La riforma introduce il divieto a scuola di burqa e niqab. Nel 2008 il Consiglio di Stato affermò però che il niqab non è equiparabile a un casco, in quanto parte dell’identità religiosa. Insomma, è più complicato di come può apparire in un comizio.