Scarpetta: “Margini stretti per la manovra. Servono aiuti mirati”
di Valentina ConteROMA – Il deficit al 3,1% mantiene l’Italia nella procedura Ue per disavanzo eccessivo. Per Stefano Scarpetta, capo economista dell’Ocse, significa «meno margini di spesa per gestire l’emergenza e gli investimenti per la crescita». Ma l’economia italiana tiene: oggi l’Organizzazione alza le stime del Pil per l’Italia. «Il sistema ha mostrato resilienza», dice. E avverte: aiuti mirati, riforme e Pnrr. Nessuna corsa alla spesa.
Un decimale poco sopra il 3% pesa così tanto?
«L’effetto economico è significativo. Il rammarico del governo è comprensibile. Ma va ricordato il cammino fatto: nel 2023 il deficit superava il 7% del Pil, nel 2024 era al 3,4%, nel 2025 al 3,1%».
Ora la manovra si restringe?
«I margini per le misure discrezionali sono limitati. Gli interventi devono concentrarsi sulle famiglie a basso reddito e sulle imprese più esposte ai costi dell’energia. Le misure generalizzate sono troppo costose».
Ma sarà l’ultima legge di bilancio prima del voto. Ci sarà l’assalto alla dili…
ROMA – Il deficit al 3,1% mantiene l’Italia nella procedura Ue per disavanzo eccessivo. Per Stefano Scarpetta, capo economista dell’Ocse, significa «meno margini di spesa per gestire l’emergenza e gli investimenti per la crescita». Ma l’economia italiana tiene: oggi l’Organizzazione alza le stime del Pil per l’Italia. «Il sistema ha mostrato resilienza», dice. E avverte: aiuti mirati, riforme e Pnrr. Nessuna corsa alla spesa.
Un decimale poco sopra il 3% pesa così tanto?
«L’effetto economico è significativo. Il rammarico del governo è comprensibile. Ma va ricordato il cammino fatto: nel 2023 il deficit superava il 7% del Pil, nel 2024 era al 3,4%, nel 2025 al 3,1%».
Ora la manovra si restringe?
«I margini per le misure discrezionali sono limitati. Gli interventi devono concentrarsi sulle famiglie a basso reddito e sulle imprese più esposte ai costi dell’energia. Le misure generalizzate sono troppo costose».
Ma sarà l’ultima legge di bilancio prima del voto. Ci sarà l’assalto alla diligenza.
«Anche in un anno elettorale bisogna mantenere la barra dritta. C’è un Piano strutturale di bilancio di medio termine da rispettare. Il sostegno immediato va conciliato con la riduzione graduale del deficit».
La clausola su energia e difesa può liberare risorse?
«È una decisione da prendere a livello europeo, perché non riguarda solo l’Italia. Resta l’obiettivo di portare il deficit sotto il 3%».
La crescita può dare ossigeno?
«Abbiamo rivisto al rialzo le previsioni per il 2026. È un segnale positivo in un contesto globale molto difficile. Più Pil aiuta anche sul debito, lavorando sul denominatore. Ma servono le riforme e bisogna completare gli investimenti del Pnrr entro fine anno».
Dove può crescere ancora l’Italia?
«Nell’occupazione dei giovani e delle donne i margini sono enormi. E dobbiamo migliorare l’occupabilità dei senior. Non bastano gli incentivi pensionistici: servono formazione, reskilling, tecnologie e condizioni di lavoro adatte agli over 60».
La Lega ripropone la pensione a 64 anni. Cosa ne pensa?
«Non commentiamo proposte che devono ancora entrare nella legge di bilancio. Ma concentrarsi solo sulle regole pensionistiche fa perdere un pezzo: bisogna agire sulle competenze dei lavoratori anziani e sulla domanda delle imprese. Molti senior, nelle condizioni giuste, possono restare al lavoro».
E la pensione integrativa per i neonati?
«In Italia avere figli è costoso e complicato. Non basta un bonus. Servono asili nido, congedi meglio condivisi tra madri e padri e il reintegro delle donne senza penalizzarne la carriera. Le politiche familiari devono durare oltre i governi. La Francia le porta avanti dagli anni Settanta e conserva una fertilità molto più alta della nostra».