Mette in guardia Gaetano Azzariti, costituzionalista dell’università La Sapienza: «Se una parte politica si contrappone al presidente della Repubblica, che è il garante della nostra Costituzione, ci si mette in un vicolo cieco».
Sergio Mattarella è stato tirato in ballo da Giorgia Meloni che lo accusa di aver redatto, da ministro, circolari dello stesso tenore del decreto che imporrà il limite del 30% di studenti stranieri in classe. Cosa non torna di questa ricostruzione?
«Le circolari amministrative sono misure di natura organizzativa, non possono violare le leggi e ovviamente si fermano di fronte alla Costituzione. Una legge invece si pone in contrasto con la Costituzione, in questo caso con l’articolo 2 sui diritti fondamentali e i doveri di solidarietà; con l’articolo 3 che preserva il principio di uguaglianza e con l’articolo 34 secondo cui la scuola è aperta a tutti. Dunque è semplicemente incostituzionale».
Anche per questo la Conferenza Episcopale Italiana ha parlato di scuo…
Mette in guardia Gaetano Azzariti, costituzionalista dell’università La Sapienza: «Se una parte politica si contrappone al presidente della Repubblica, che è il garante della nostra Costituzione, ci si mette in un vicolo cieco».
Sergio Mattarella è stato tirato in ballo da Giorgia Meloni che lo accusa di aver redatto, da ministro, circolari dello stesso tenore del decreto che imporrà il limite del 30% di studenti stranieri in classe. Cosa non torna di questa ricostruzione?
«Le circolari amministrative sono misure di natura organizzativa, non possono violare le leggi e ovviamente si fermano di fronte alla Costituzione. Una legge invece si pone in contrasto con la Costituzione, in questo caso con l’articolo 2 sui diritti fondamentali e i doveri di solidarietà; con l’articolo 3 che preserva il principio di uguaglianza e con l’articolo 34 secondo cui la scuola è aperta a tutti. Dunque è semplicemente incostituzionale».
Anche per questo la Conferenza Episcopale Italiana ha parlato di scuola che deve essere inclusiva?
«Certo, l’istruzione va garantita a tutti per questo un decreto legge o anche un disegno di legge approvato dal Parlamento finirebbe per essere di nuovo materia per la Corte costituzionale».
Il ministro Valditara ha detto che si procederà con un decreto. Esiste un profilo di urgenza che giustificherebbe la scelta di questo strumento?
«Io sono molto critico nei confronti di questa ipotesi per forma e merito. Mi concedo una battuta, l’unico presupposto di urgenza è Roberto Vannacci, che con la Costituzione non ha nulla a che fare. E questo deve essere chiaro. Non penso che la contesa politica tra Fratelli d’Italia e Futuro nazionale possa toccare gli equilibri costituzionali».
Sta dicendo che nel governo c’è un allarme Vannacci che sta portando l’esecutivo ad alzare i toni nei confronti del Quirinale per far la voce di più grossa di quella di Vannacci?
«Il nervosismo serpeggia da quando il governo ha avuto la batosta al referendum costituzionale del marzo scorso. Quel voto ha fatto emergere un’insofferenza profonda, che è propria della cultura della destra illiberale, da sempre insofferente al rispetto degli equilibri costituzionali, che infatti tende a ridefinire».
Vede un’invasione di campo del governo nei confronti del Colle?
«In questi quattro anni questo governo ha mostrato un’idiosincrasia nei confronti di tutti gli altri poteri: la riforma costituzionale, ad esempio, era un tentativo di ridefinire gli equilibri costituzionali a favore dei politici e contro i controlli giurisdizionali. Il punto è che mentre la democrazia liberale si fonda sui pesi e contrappesi, la democrazia autoritaria invece si fonda sul principio di identità e del capo».
Con l’avvicinarsi del voto ci si deve aspettare un ulteriore inasprimento dei toni anche nei riguardi del presidente della Repubblica?
«Spero proprio di no e che sia stata una voce dal sen fuggita, mi auguro che si ritorni ad affermare gli equilibri costituzionali esistenti e il ruolo di garanzia del nostro Capo dello Stato altrimenti rischiamo il caos».
E se così non fosse?
«Nella famigerata prima Repubblica c’era una prassi costante secondo cui il presidente della Repubblica non si criticava per principio e per salvaguardare la sua funzione di garante o soggetto terzo. Il Partito comunista e anche il Movimento sociale italiano potevano criticare tutto ma non il presidente della Repubblica. Calare nella legittima contesa politica il Capo dello Stato è al di fuori di ogni logica e garanzia istituzionale. Mi auguro che ciò non avvenga».