ROMA – L’appello della segretaria Pd Elly Schlein è già stato rimandato al mittente: «Il testo resta com’è», dice il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che del disegno di legge sul contrasto all’antisemitismo è tra i primi firmatari. E così lascia intendere anche Nazario Pagano, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, dove i lavori sul provvedimento sono quasi conclusi: «Non ritengo che vi sia disponibilità a rivedere una decisione ampiamente discussa». Salvo cambiamenti last minute, non ci sarà dunque nessun correttivo alla definizione dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (Ihra) che rende la norma indigesta alla maggioranza dem perché, spiega il deputato Arturo Scotto, «alimenta il rischio che le critiche alle politiche dello Stato di Israele vengano scambiate per forme di antisemitismo». E davanti al testo immutato, il voto sarà contrario. Così ha deciso il gruppo democratico, martedì, in quattro ore di confronto. Un esito orma…
ROMA – L’appello della segretaria Pd Elly Schlein è già stato rimandato al mittente: «Il testo resta com’è», dice il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che del disegno di legge sul contrasto all’antisemitismo è tra i primi firmatari. E così lascia intendere anche Nazario Pagano, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, dove i lavori sul provvedimento sono quasi conclusi: «Non ritengo che vi sia disponibilità a rivedere una decisione ampiamente discussa». Salvo cambiamenti last minute, non ci sarà dunque nessun correttivo alla definizione dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (Ihra) che rende la norma indigesta alla maggioranza dem perché, spiega il deputato Arturo Scotto, «alimenta il rischio che le critiche alle politiche dello Stato di Israele vengano scambiate per forme di antisemitismo». E davanti al testo immutato, il voto sarà contrario. Così ha deciso il gruppo democratico, martedì, in quattro ore di confronto. Un esito ormai ineludibile. Seppure, ancora ieri mattina, nelle commissioni chiamate a dare solo un parere, il partito abbia scelto di astenersi in attesa della risposta del centrodestra.
Era l’ultimo tentativo che la leader dem doveva alla minoranza interna, che preferirebbe almeno l’astensione, in continuità con la scelta fatta dai colleghi senatori a marzo. Dopo il confronto fiume tra Camera e Senato c’è stato un giro di telefonate tra i parlamentari della riserva indiana riformista. Il sentimento prevalente è l’«amarezza». «È una sconfitta per il Parlamento non riuscire ad approvare un testo condiviso, come avrebbe voluto Liliana Segre», dice esplicitamente Lia Quartapelle, tra i pochi che nell’assemblea dei deputati si sono opposti al cambio di linea: «Votare no è un errore». Del resto, il disegno di legge ora all’esame della Camera è sovrapponibile a quello presentato al Senato da Graziano Delrio, che infatti aveva votato sì a marzo e oggi commenta: «Dispiace, è un’occasione persa. Non c’è nessuna ragione di merito che io ritenga fondata». Rincara il collega Walter Verini, tra i cinque favorevoli di Palazzo Madama: «Se fosse stata una legge che impedisce il dissenso, non l’avrei votata».
Alla Camera, solo Piero Fassino ha già fatto sapere che darà il semaforo verde al ddl. Oltre a lui, i riformisti sono quattro, propensi all’astensione: Lorenzo Guerini, Virginio Merola, Nicola Carè e Quartapelle. L’ex ministro della Difesa centellina le critiche in pubblico, ma ieri mattina a Montecitorio ha avuto un lungo colloquio con la segretaria. Tra i dubbiosi – oltre a Paolo Ciani, indeciso – ci sono anche i bonacciniani (ora in maggioranza) che nella riunione non hanno preso parola, ma non sono meno perplessi di chi ha fatto sentire il proprio dissenso.
A taccuini chiusi, la preoccupazione è che la svolta verso il no sia uno dei primi effetti nocivi della competizione con il M5S in ottica primarie: «Si cerca di ammiccare a un elettorato che, se apprezza i toni eccessivi di Francesca Albanese, di certo non voterà il Pd», è una delle valutazioni. La bocciatura più dura, però, arriva da Sinistra per Israele di Emanuele Fiano, ex deputato dem: «Sconcerta l’orientamento del Pd per il no al ddl antisemitismo. Sarebbe un voltafaccia incomprensibile, una ferita insanabile».