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Decreto scuola, quelle lezioni di italiano per i migranti cancellate da Salvini al Viminale

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Lo studio della lingua – criterio centrale nel provvedimento oggi in cdm – e i corsi di formazione professionale per i richiedenti asilo erano tra i servizi obbligatori che lo Stato offriva ai richiedenti asilo. Nel 2018 furono aboliti con il primo decreto sicurezza in cui furono tagliati i costi dell’accoglienza
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C’erano una volta le lezioni di italiano obbligatorie e i corsi di formazione professionale per i migranti che sbarcavano in Italia, bambini o adulti che fossero. I gestori dei centri di accoglienza erano chiamati a garantirli ai richiedenti asilo fin dall’arrivo. Poi, nel 2018, governo Conte I, Matteo Salvini ministro dell’Interno tagliò con l’accetta il capitolato dei servizi. Per ridurre il costo dell’accoglienza dei migranti, da 35 a 20 euro al giorno, il Viminale eliminò i corsi di italiano e l’orientamento professionale per i richiedenti asilo, ritenendoli una spesa inutile in previsione della fantomatica espulsione della maggior parte di loro.

Da allora, i corsi di italiano e la formazione professionale sono stati limitati solo a colo…

C’erano una volta le lezioni di italiano obbligatorie e i corsi di formazione professionale per i migranti che sbarcavano in Italia, bambini o adulti che fossero. I gestori dei centri di accoglienza erano chiamati a garantirli ai richiedenti asilo fin dall’arrivo. Poi, nel 2018, governo Conte I, Matteo Salvini ministro dell’Interno tagliò con l’accetta il capitolato dei servizi. Per ridurre il costo dell’accoglienza dei migranti, da 35 a 20 euro al giorno, il Viminale eliminò i corsi di italiano e l’orientamento professionale per i richiedenti asilo, ritenendoli una spesa inutile in previsione della fantomatica espulsione della maggior parte di loro.

Da allora, i corsi di italiano e la formazione professionale sono stati limitati solo a coloro che avevano ottenuto lo status di rifugiato. Per tutti gli altri, centinaia di migliaia di persone buona parte delle quali ovviamente rimaste in Italia, l’apprendimento dell’italiano è rimasto esperienza di strada del tutto personale. Otto anni dopo, il governo di centrodestra di cui Salvini è vicepremier lamenta lo scadente livello di apprendimento dell’italiano da parte degli extracomunitari e dei loro figli e mette un tetto ai bimbi stranieri nelle classi, ordinando l’obbligo per i genitori dei piccoli alunni che non parlano bene la lingua di frequentare a loro volta dei corsi.

E ieri, proprio l’autore di quel decreto sicurezza a cui si deve l’enorme aumento del gap linguistico degli immigrati presenti in Italia, si è res protagonista di un appello ai sindaci: “L'appello che faccio agli 8mila sindaci italiani che ogni giorno concedono cittadinanze è: 'se queste persone parlano una parola di italiano la cittadinanza non può essere concessa”. Per poi aggiungere, a sostegno del disegno di legge che mette un tetto alla presenza degli studenti stranieri nelle classi: “Aiutare questi bimbi a parlare l'italiano e portare anche i loro genitori a imparare l'italiano è qualcosa che unisce, che avvicina, non è un ghetto".

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