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Annalisa Imparato, la pm paladina delle carriere separate ora diventa giudice

Annalisa Imparato

 

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Magistrata in Campania, voleva il sì al referendum: “Pago lo scotto della mia battaglia”
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Si può arringare per mesi contro “l’arroganza” di pm che pretendono di saper fare anche i giudici e viceversa, e poi chiedere di lasciare il ruolo di pm per fare il giudice in un ufficio più tranquillo? Ovviamente: sì. Soprattutto se quella postazione, come qualcuno ipotizza, può essere più comoda per prepararsi a una campagna elettorale per le Politiche.

È la svolta di una magistrata molto esposta mediaticamente. Lei si chiama Annalisa Imparato, ha 41 anni, è amata a destra (e vicina in particolare ad Arianna Meloni, secondo voci mai smentite). Fino a ieri pubblico ministero a Santa Maria Capua Vetere, terra al confine tra Napoli e Caserta ad alta densità criminale, Imparato nell’ultimo anno si è battuta con ogni mezzo per fare campagna per il sì alla riforma Nordio. Al punto da finire bersaglio di non commendevoli coretti (“Chi non salta Imparato è”) da parte di colleghi napoletani, nel momento dell’esultanza post-referendum. Una volta stoppato dalle urne il disegno di revisione cos…

Si può arringare per mesi contro “l’arroganza” di pm che pretendono di saper fare anche i giudici e viceversa, e poi chiedere di lasciare il ruolo di pm per fare il giudice in un ufficio più tranquillo? Ovviamente: sì. Soprattutto se quella postazione, come qualcuno ipotizza, può essere più comoda per prepararsi a una campagna elettorale per le Politiche.

È la svolta di una magistrata molto esposta mediaticamente. Lei si chiama Annalisa Imparato, ha 41 anni, è amata a destra (e vicina in particolare ad Arianna Meloni, secondo voci mai smentite). Fino a ieri pubblico ministero a Santa Maria Capua Vetere, terra al confine tra Napoli e Caserta ad alta densità criminale, Imparato nell’ultimo anno si è battuta con ogni mezzo per fare campagna per il sì alla riforma Nordio. Al punto da finire bersaglio di non commendevoli coretti (“Chi non salta Imparato è”) da parte di colleghi napoletani, nel momento dell’esultanza post-referendum. Una volta stoppato dalle urne il disegno di revisione costituzionale, neanche il tempo di dire “rifarei tutto”, e ha chiesto di essere trasferita al giudicante, in Lazio. Domanda che il Consiglio superiore della magistratura ha approvato in via definitiva in plenum. La pm Imparato diventa quindi giudice al Tribunale di Velletri.

Repubblica le ha chiesto conferma: si sarà pentita di aver picchiato contro quel varco aperto? No. Non rischia di apparire incoerente approfittare di qualcosa che riteneva così sbagliato? Ma lei, con cortesia senza sottrarsi alle domande, preferisce essere generica, cita “lo scotto” che si paga per aver fatto quella battaglia. «Essere il simbolo del sì nella roccaforte del no, non è il massimo» è, in estrema sintesi, la linea.

Ma fioccano le battute. Ernesto Carbone, laico renziano del Csm: «Si fa più festa in cielo per un peccatore pentito, che per 99 giusti». Anche Giovanni Zaccaro non disegna l’ironia. «Evidentemente dopo anni in Procura, sente il bisogno di completare e migliorare la sua professionalità. D’altro canto, è la ricchezza della magistratura italiana che abbiamo rischiato di perdere, se avesse vinto la riforma che lei sosteneva», commenta il segretario nazionale di Area, la corrente progressista dei magistrati.

Imparato in effetti tuonava. «Basta alla mancanza di specializzazione. Giudici e pm fanno due lavori totalmente differenti – ha scritto in piena campagna referendaria, sui giornali di area di destra - e dovrebbero avere, almeno si spera, due approcci diversi e due formazioni di base distinte. Basta arroganza del tipo: ‘so fare tutto’ ”. Dibattiti pubblici, editoriali, interviste tv. La magistrata difendeva Nordio con un editoriale sulla fondatezza delle sue accuse al Csm con la citazione del “sistema para-mafioso”. Se la prendeva con quel passaggio insano: le porte (ormai residualmente) girevoli tra il lavoro della pubblica accusa e quello del giudicante. E rivendicava il suo ruolo di pm impegnata al sud. E ora inversione a U? Intanto si avvicina a Roma…

Imparato corregge: «No. Lascio unicamente una parte di Sud, quella parte di finta borghesia radical chic e moralizzatrice che si nasconde spesso sulle colline della città pensando di essere dei moderni moralizzatori protetti dai loro ruoli e dall’intoccabilità data dal gruppo sociale e ideologico d’appartenenza».

Ma al cuore della sua scelta cosa c’è? Ha rivisto la sua avversione al passaggio tra pm e giudice? No, anzi.

«Senza giri di parole – premette - Sapevo bene che in caso di sconfitta referendaria, a differenza di una parte della politica che volta pagina e dimentica, per i magistrati sostenitori del sì sarebbe stata realmente molto dura anche nel quotidiano. Dunque capirà che essere il simbolo del sì nella roccaforte del no, non è il massimo. Ritenendo che nella vita ci voglia sempre decoro e che la conflittualità non serva, perché le battaglie vanno fatte fuori dai palazzi, nei confronti di chi delinque, di chi ammazza donne e uomini, ho capito fosse arrivato il momento di voltare pagina. Dunque via e subito: non soltanto per me, ma per proteggere anche coloro i quali hanno lavorato con me, i quali spesso hanno pagato uno scotto umano nel quotidiano anche troppo alto per sostenermi» . Imparato confida a Repubblica persino che si dovrebbe fare scuola anti-bullismo tra i magistrati, negli uffici pubblici.

“Andiamo nelle scuole a parlare di violenza sulle donne, di bullismo e giustamente ci indigniamo. Tuttavia ritengo che anche nel mondo del lavoro, soprattutto pubblico, ci siano ambiti di miglioramento normativo su cui intervenire. Serve tutelare i lavoratori in maniera concreta ed oggi, rispetto al mondo privato dove ci sono gli audit ad esempio, oppure chi non è in grado di dirigere viene rimosso, nel pubblico tutto questo non c'è e ritengo possa essere un ambito su cui riflettere”.

Inutile chiedere quali siano stati i prezzi da pagare, o gli atteggiamenti aggressivi da cui ha dovuto difendersi. Che cosa insomma abbiano subito lei, o i suoi collaboratori. «Credo di aver già risposto», chiude la neo-giudice.

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