Per sapere come diavolo si fa a costruire la famosa quarta gamba del campo largo che ancora latita bisogna chiedere a uno dei massimi esperti nel ramo: Clemente Mastella. All’attivo la fondazione di 5 partiti centristi: Ccd, Cdr, Udr, Udeur, Noi di Centro. Piccole navi corsare con cui ha surfato tra destra e sinistra, talvolta segnandone i destini elettorali.
Qual è la ricetta, sindaco?
«Il centrosinistra italiano ha una responsabilità storica: bloccare l’avanzata delle destre in Europa che rischia di deflagrare se, dopo la Germania e presto la Francia, cede anche il nostro Paese. Dinanzi a una sfida di tale portata, nessuno può permettersi di fare i capricci, appigliarsi a fumosi ideologismi».
Ce l’ha con Conte e Schlein?
«Non solo con loro, che pure avrebbero il dovere morale di trovare subito un’intesa. Ce l’ho soprattutto con i tanti centrini che ambiscono a rappresentare l’elettorato cattolico e moderato, senza il quale, se lo mettano tutti in testa, non si vincono le elezioni».…
Per sapere come diavolo si fa a costruire la famosa quarta gamba del campo largo che ancora latita bisogna chiedere a uno dei massimi esperti nel ramo: Clemente Mastella. All’attivo la fondazione di 5 partiti centristi: Ccd, Cdr, Udr, Udeur, Noi di Centro. Piccole navi corsare con cui ha surfato tra destra e sinistra, talvolta segnandone i destini elettorali.
Qual è la ricetta, sindaco?
«Il centrosinistra italiano ha una responsabilità storica: bloccare l’avanzata delle destre in Europa che rischia di deflagrare se, dopo la Germania e presto la Francia, cede anche il nostro Paese. Dinanzi a una sfida di tale portata, nessuno può permettersi di fare i capricci, appigliarsi a fumosi ideologismi».
Ce l’ha con Conte e Schlein?
«Non solo con loro, che pure avrebbero il dovere morale di trovare subito un’intesa. Ce l’ho soprattutto con i tanti centrini che ambiscono a rappresentare l’elettorato cattolico e moderato, senza il quale, se lo mettano tutti in testa, non si vincono le elezioni».
Litigano, come si fa a riunirli?
«Si parte da un dato empirico: di là abbiamo un centrodestra che, sin dal ‘94, fa coalizione nonostante tutto. Di qua un centrosinistra che non riesce a recuperare questa dimensione di alleanza, più o meno organica, come dimostra la scialba fotografia dei quattro leader progressisti in trattoria. L’aggiunta di tre centrini diversi finirebbe per creare confusione, disorientare chi pure nutre simpatia per quell’area, ma legge nella frammentazione una dichiarazione di impotenza».
E quindi?
«Bisogna mettersi assieme, non c’è alternativa: ognuno deve fare un gesto di generosità per dar vita a una Margherita 5.0 capace di guardare anche oltre le prossime politiche. Come facemmo ai tempi di Prodi, quando noi dell’Udeur, i popolari di Marini e Rinnovamento di Dini creammo una lista unitaria».
Un’altra epoca, non crede?
«Sì, ma il processo è lo stesso ed è cruciale ai fini del risultato, di cui devono farsi carico i due maggiori partiti. Non domani, adesso: fra Vannacci che pesca anche tra chi votò il primo M5S e Grillo che farà campagna aggressiva contro Conte, occorre ottimizzare il consenso per evitare che precipiti altrove».
Magari verso Calenda?
«Lui rischia di diventare l’asso nella manica di Meloni: se lei decide di non imbarcare Vannacci per non perdere FI e nessuno arriva al 42%, potrebbe siglare un patto con Azione e insieme beffare i centrini avversari che sono rimasti divisi».
Ma perché trova scialba la foto di Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli?
«Perché non funziona. Se la gente vede che la coalizione è quella là, uno di centro si chiede: ma perché devo votare questi qua? Creiamo un popolo di astenuti. È necessario allargare, mettere da parte gli ego ipertrofici che stanno frenando tutto. E siccome dubito che la premier aspetterà la scadenza naturale, urge accelerare».
A chi si riferisce quando parla di ego ipertrofici?
«A tutti. Schlein e Conte, per esempio, mi sembrano più interessati a vincere la tappa che il giro d’Italia. Questo scontro sulle primarie è incomprensibile: magari alla fine uno di loro la spunta, ma poi il Paese se lo riprende Meloni».
Le primarie non vanno fatte?
«Rischiano di aprire ferite profonde, lasciare scorie tra alleati e nei rispettivi sostenitori. Serve individuare il candidato migliore, in grado di vincere nelle urne vere, non ai gazebo del centrosinistra. Decidano loro, nominino un comitato di saggi, l’importante è che si sbrighino: l’Italia reale chiede aiuto, ha paura della guerra, dei suoi effetti che stanno erodendo salari e risparmi».
Ci sarebbe anche il problema del programma: in politica estera le posizioni tra alleati restano distanti.
«Invece di scervellarsi su un compromesso, basterebbe adottare la formula morotea: prendere atto che su alcuni nodi permangono differenze e dichiarare che ci si affiderà alla sovranità del Parlamento. Lo fece anche il governo D’Alema quando c’era da autorizzare la partecipazione dell’Italia alle operazioni militari della Nato nella ex Jugoslavia».
Tornando al centro, Onorato, Magi & Co. non si fidano di Renzi e lo vogliono fuori: lei cosa consiglia?
«Questa storia deve finire, pure le guerre puniche a un certo punto cessarono. Schlein e Conte li convochino e, con autorevolezza, facciano pressing finché non li convincono. Parlo per esperienza: arroganza e presunzione fanno male non solo al centro, che non si organizza, ma al Paese perché si perdono le elezioni».