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Zangrillo: “Fase complicata. Forza Italia deve rinnovarsi. Lascio la segreteria Piemonte”

Paolo Zangrillo

 

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“Tajani il migliore per gestire il passaggio. In futuro si porrà il tema leadership. Chi guida può dare l’esempio”
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«Tajani? È il migliore per gestire una complicata fase di passaggio, ovviamente in prospettiva dovremo porci il problema della leadership, a tutti i livelli. I sondaggi? Per FI è un complicato momento di transizione che deve guardare con responsabilità a un processo di rinnovamento di persone e idee». Così ragiona il ministro azzurro della Pa, Paolo Zangrillo, che a Repubblica annuncia: «Lascio la segreteria di FI in Piemonte».

Ministro, perché questa decisione? Si parla di litigi forsennati, nella sua regione.

«In una fase di grandi trasformazioni, tutti dobbiamo cambiare. Non basta parlarne, chi ha posizioni di leadership deve dare l’esempio. Siamo passati dall’irripetibile presidente Berlusconi a una leadership diffusa. Non è semplice, bisogna affrontare situazioni di conflitto, gestire l’insoddisfazione che nasce dal fatto che i congressi con Berlusconi non ci sono mai stati, si decideva ad Arcore. Oggi andiamo verso un processo più coinvolgente, che a volte funziona, altre meno».…

«Tajani? È il migliore per gestire una complicata fase di passaggio, ovviamente in prospettiva dovremo porci il problema della leadership, a tutti i livelli. I sondaggi? Per FI è un complicato momento di transizione che deve guardare con responsabilità a un processo di rinnovamento di persone e idee». Così ragiona il ministro azzurro della Pa, Paolo Zangrillo, che a Repubblica annuncia: «Lascio la segreteria di FI in Piemonte».

Ministro, perché questa decisione? Si parla di litigi forsennati, nella sua regione.

«In una fase di grandi trasformazioni, tutti dobbiamo cambiare. Non basta parlarne, chi ha posizioni di leadership deve dare l’esempio. Siamo passati dall’irripetibile presidente Berlusconi a una leadership diffusa. Non è semplice, bisogna affrontare situazioni di conflitto, gestire l’insoddisfazione che nasce dal fatto che i congressi con Berlusconi non ci sono mai stati, si decideva ad Arcore. Oggi andiamo verso un processo più coinvolgente, che a volte funziona, altre meno».

Nei sondaggi FI è intorno al 7%.

«Il consenso che ci viene attribuito non risponde alla capacità di produrre risultati e idee che la nostra classe dirigente può esprimere. Per questo dico che la sfida che deve affrontare il nostro partito è quella del rinnovamento».

Anche del leader?

«Con la dipartita del nostro presidente, la figura più adatta per la transizione è Antonio, che può piacere o no, ma ha esperienza, anche internazionale. Dopodiché, guardando in prospettiva, è legittimo porsi il tema di nuove leadership, a tutti i livelli».

Lei lascia in Piemonte, Casellati in Basilicata. Il rinnovamento di Tajani è far fuori i ministri?

«È un fatto che gli unici due segretari cambiati siano due ministri. In Basilicata le ragioni sono altre. Elisabetta è stata cooptata da Berlusconi per occuparsene e ha fatto un lavoro straordinario. Ma credo sia contenta di esprimere le sua capacità nella sua terra. In Piemonte abbiamo avuto un percorso diverso con discussioni accese, anche provocate da me. Volevo una persona all’altezza per la mia regione: sono segretario da 9 anni, siamo cresciuti nel consenso, abbiamo vinto le regionali due volte e nel frattempo da 4 anni porto avanti un percorso rilevante nella Pa. Ora, discutendo insieme a Cirio, Pichetto e al capogruppo Costa, ho ritenuto di cedere la guida al senatore Rosso, il mio vice, ne ho testato nel tempo la capacità».

Perché non Cirio?

«Fa il presidente di regione e il vicesegretario nazionale. Sarebbe curioso che un ministro lasci la segreteria regionale per darla a chi ha già importanti incarichi. Poi Alberto non me ne ha mai parlato, l’ho letto sui giornali».

L’area di Tajani ce l’ha con lei?

«Non comprenderei la ragione per cui l’area di Tajani, che non ho ancora capito qual è, faccia il tifo contro di me. Io non sono di nessuna corrente. I cittadini se vedono lotte tra bande per il potere se ne accorgono e ci puniscono».

Prima parlava del suo “percorso rilevante” nella Pa. Ma Tajani se n’è accorto? In estate ha lanciato una campagna contro lasburocratizzazione…

«Il giudizio sul mio lavoro lo danno cittadini e imprese. Mi fa piacere che il Country report dell’Ue del 2026 abbia individuato nell’Italia il paese in cui è più migliorata la percezione della Pa. Sui rinnovi abbiamo fatto un grande lavoro, a breve avremo anche il rinnovo del contratto dei medici. Abbiamo realizzato oltre 500 semplificazioni. Antonio lo sa bene. Forse ha utilizzato qualche parola che mi è andata di traverso, ma non serbo rancore».

Che ne pensa del decreto Valditara sugli studenti stranieri?

«Sono un fan dell’integrazione. Le classi miste sono una grande opportunità, anche per gli italiani. Ma dobbiamo darci delle misure. Porre un tetto è di buonsenso, ma non deve discriminare».

Marina Berlusconi farà le liste di FI?

«È un’imprenditrice. E sono certo voglia continuare a esserlo».

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