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Tarchi: “Dall’Europa al nucleare, la destra cambia e aiuta Vannacci”

Marco Tarchi 

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Il politologo di destra: “La leader di FdI su molti temi, dall’Ue all’egemonia Usa ha rovesciato le opinioni che esprimeva quando era all’opposizione”
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Professor Marco Tarchi, politologo, la destra un tempo era contraria al nucleare. Il ritorno non è un voltafaccia?

“Non direi. Come in altri ambiti, vedi il suo presunto antiamericanismo, si fa credito alla destra del passato – Msi e Alleanza nazionale - di posizioni che erano sostenute solo dalla minoranza interna. Il Msi di Almirante vedeva il nucleare di buon occhio. I seguaci di Rauti no. Lo stesso vale per le posizioni di Fini e della “destra sociale” di An”.

Lei non era contrario?

“Al referendum del 1987 votai sì, ma non senza dubbi, per la complessità della questione. Tanto che in quello del 2011, sul quesito specifico, mi sono astenuto”.

Cosa rivela la crescita nei sondaggi di Vannacci?

“La sempre più marcata insofferenza di una fetta della società italiana verso i dogmi del politicamente corretto progressista, o meglio di quello che Luca Ricolfi ha definito il «follemente corretto». Nonché la voglia di esprimere con un linguaggio esplicito sino all’aggressività e allo sbeffeg…

Professor Marco Tarchi, politologo, la destra un tempo era contraria al nucleare. Il ritorno non è un voltafaccia?

“Non direi. Come in altri ambiti, vedi il suo presunto antiamericanismo, si fa credito alla destra del passato – Msi e Alleanza nazionale - di posizioni che erano sostenute solo dalla minoranza interna. Il Msi di Almirante vedeva il nucleare di buon occhio. I seguaci di Rauti no. Lo stesso vale per le posizioni di Fini e della “destra sociale” di An”.

Lei non era contrario?

“Al referendum del 1987 votai sì, ma non senza dubbi, per la complessità della questione. Tanto che in quello del 2011, sul quesito specifico, mi sono astenuto”.

Cosa rivela la crescita nei sondaggi di Vannacci?

“La sempre più marcata insofferenza di una fetta della società italiana verso i dogmi del politicamente corretto progressista, o meglio di quello che Luca Ricolfi ha definito il «follemente corretto». Nonché la voglia di esprimere con un linguaggio esplicito sino all’aggressività e allo sbeffeggiamento il rifiuto dell’Italia ufficiale, dell’establishment partitico. Sono stati questi i motivi dell’exploit di Un mondo al contrario”.

Perché esplode proprio adesso che governa Giorgia Meloni?

“Perché su molti temi – a partire dall’avversione all’Unione Europea, gridata per anni, e dall’intenzione di ridurre la dipendenza dell’Italia dall’egemonia statunitense – l’attuale Presidente del Consiglio ha rovesciato le opinioni che esprimeva quando era all’opposizione e su altri, strumenti di contrasto all’immigrazione inclusi, le ha fortemente attenuate. Chi si aspettava una Meloni molto più di lotta che di governo è rimasto deluso e guarda a Vannacci come ad un modo per esprimere questa frustrazione”.

Futuro nazionale è un’altra variante del populismo o destra estrema?

Almeno all’inizio, una forma quasi pura di populismo, una sorta di grillismo cambiato di segno, nei temi e nei toni. Ma i frequenti ammiccamenti nostalgici degli ultimi tempi fanno supporre che la rotta si sia spostata verso la destra radicale. Si tratta di vedere se si tratti solo di una mossa tattica per captare i consensi di ciò che resta dell’elettorato postmissino (una parte del quale è da tempo rifluito nell’astensione) oppure di un’autentica svolta. Che alla lunga potrebbe dispiacere anche a una parte dei suoi estimatori iniziali.

Vannacci arriva dopo Berlusconi, Grillo, Salvini. Non è una storia già vista?

“Dubito fortemente che Vannacci possa raggiungere punte così elevate di consenso e reggere decenni come Berlusconi. La sua sarà probabilmente la vicenda di un politico di nicchia, forse cruciale in un particolare momento della storia politica italiana ma non destinato a ruoli da protagonista”.

Vannacci è un cavallo di Troia di Mosca?

“Lo escluderei. Non ha sufficiente peso politico per influire sulle scelte di politica estera del governo, a differenza della Lega di qualche anno fa, che era circondata da un analogo sospetto. Ma la sua avversione al sostegno indiscriminato economico e militare all’Ucraina, con i costi energetici e i rischi bellici che comporta, è certamente uno dei motivi del consenso che sta riscuotendo, anche al di là del perimetro della destra”.

Ma lei non diffida della sua ascesa editoriale? Decine di migliaia copie vendute online nell’arco di pochissimi giorni da parte di un perfetto sconosciuto.

“E i giornali che si sono subito buttati su questo fenomeno, amplificandoli a dismisura? Tutti al servizio del Cremlino? E cosa dire degli influencer, in genere tutti sconosciuti, che in poche settimane raccolgono centinaia di migliaia di entusiasti followers? Ecco: Vannacci è un influencer della politica”.

Meloni dà l’impressione di rincorrerlo.

“È così. Meloni teme che lo stillicidio di consensi verso destra possa trasformarsi in una emorragia e corre ai ripari, sperando che non sia troppo tardi”

Ma questa rincorsa pagherà?

“Difficile dirlo. È il vecchio dilemma: l’elettore preferisce l’originale o la copia? Checché se ne dica, dipende dai casi. E comunque Meloni è condizionata dalla zavorra di Forza Italia e non può spingersi troppo oltre su questo versante”

Meloni pur di estremizzarsi non esita ad attaccare il presidente della Repubblica. Rimane in lei l’istinto di lotta e di governo?

“Beh, l’attuale presidente della Repubblica da quattro anni nelle sue esternazioni non ha mancato le occasioni per far trapelare – è un eufemismo – i suoi dissensi dall’operato del governo. Prima o poi qualche frizione doveva venire a galla pubblicamente”.

Vannacci e Meloni avranno convenienza ad allearsi?

“A mio parere, sì. Anche con la nuova legge elettorale, trattandosi di un premio di coalizione, il rischio di lasciar correre da solo Futuro Nazionale è, in termini matematici, troppo elevato, se alla fine un qualche “campo largo” sulle schede ci sarà”.

Ma sarà accettato dai berlusconiani?

“Certo, può darsi che Forza Italia si metta di traverso, ma non credo che molti dei suoi parlamentari vogliano mettere in gioco la riconferma per gusto di coerenza ideologica…”

Voterà per Vannacci?

“L'ultimo mio voto per un partito di destra risale agli anni Settanta. Sono un elettore ondivago, ammetto di aver avuto forti simpatie per l'originario discorso politico di Grillo e di aver votato in conseguenza, ma molto spesso ho scelto l'astensione perché nessuno dei soggetti in concorrenza mi convinceva”.

Sembra ben disposto verso il generale.

“Quando studio o analizzo la politica, il mio credo è l'avalutatività predicata da Max Weber: mai mescolare le proprie scelte di valore con l'attività scientifica. E Vannacci non è certo al culmine delle mie preferenze. Come politologo non posso ignorarne la presenza, ma niente di più”.

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