ROMA – Parlando con i giovani democratici del Lazio traccia una linea in vista dell’appuntamento più importante, quello del tavolo per scrivere il programma del campo largo. «Definiremo le modalità di un percorso che spero sia partecipato», dice Elly Schlein, anche per quanto riguarda i temi «su cui ancora dobbiamo discutere e trovare l’accordo», come le armi all’Ucraina.
Su un punto però la segretaria dem è chiara e lo precisa da Ventotene nel segno della matrice europeista che caratterizza il Partito democratico: «Siamo a favore di una difesa comune europea e contrari alla corsa al riarmo dei singoli 27 stati dell’Ue, con i loro 27 eserciti scoordinati tra loro. Questo ci ha portato a fare scelte precise in Ue e in Italia, opponendoci all’aumento della spesa militare al 5% del pil che Meloni ha accettato in sede Nato».
ROMA – Parlando con i giovani democratici del Lazio traccia una linea in vista dell’appuntamento più importante, quello del tavolo per scrivere il programma del campo largo. «Definiremo le modalità di un percorso che spero sia partecipato», dice Elly Schlein, anche per quanto riguarda i temi «su cui ancora dobbiamo discutere e trovare l’accordo», come le armi all’Ucraina.
Su un punto però la segretaria dem è chiara e lo precisa da Ventotene nel segno della matrice europeista che caratterizza il Partito democratico: «Siamo a favore di una difesa comune europea e contrari alla corsa al riarmo dei singoli 27 stati dell’Ue, con i loro 27 eserciti scoordinati tra loro. Questo ci ha portato a fare scelte precise in Ue e in Italia, opponendoci all’aumento della spesa militare al 5% del pil che Meloni ha accettato in sede Nato».
Poi le priorità, come la questione della sanità pubblica: «Oggi in Italia abbiamo la spesa sanitaria su pil più bassa degli ultimi 15 anni», spiega Schlein. Il secondo pilastro è il lavoro dignitoso: «È il tema su cui abbiamo ricostruito l’identità democratica e di sinistra del partito», rivendica la segretaria: «Il contrario di quello che l’egemonia neoliberista ha raccontato in questi anni, che per la crescita bisogna agire sui salari e sui diritti dei lavoratori. Vorremmo introdurre un salario minimo che rafforzi i contratti collettivi».
Tuttavia non ci sono ancora segnali di avvio del tavolo di confronto tra i partiti del campo largo, anche se M5s ha concluso domenica scorsa le sue consultazioni interne. Il co-leader di Avs, Nicola Fratoianni, ribadisce che bisogna procedere con ordine: «È del tutto evidente che tanto la scelta dei nomi quanto la definizione del perimetro politico dell’alleanza non possono che muovere dalla definizione di una proposta politica».
Ma in questo momento anche la definizione del perimetro politico è cosa assai complessa. Da questo dipenderà se il centro si siederà al tavolo da subito o solo in un secondo momento. E a questo proposito è proprio al centro che c’è un gran movimento. L’e-news di Matteo Renzi ha fatto parecchio rumore. Nel suo appuntamento settimanale con i sostenitori ha annunciato l’invito alla Leopolda dell’ex governatore campano Vincenzo De Luca. Sarà infatti il sindaco di Salerno ad aprire la kermesse il 2 ottobre. Una presenza di peso che, in questo caos al centro, potrebbe aprire scenari anche di un avvicinamento a Casa riformista. E poi ancora c’è il leader di Azione, Carlo Calenda, che non chiude al Pd di Elly Schlein: «Non dico mai con il Pd, come non direi mai con Forza Italia di Tajani, ci mancherebbe». Tuttavia chiude al Movimento 5 stelle, quanto basterebbe per stare fuori dal centrosinistra.
Schlein, oltre che con gli alleati, in queste ore ha a che fare anche con un’altra questione: il disegno di legge sull’antisemitismo. Emanuele Fiano, presidente di Sinistra per Israele, sta meditando di lasciare il partito. Per lui votare contro, come dovrebbero fare i dem, «è un errore storico». Tra i dem si aprirebbe una crepa.