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Schlein, nodo programma: “Non partiamo da zero”. Conte: basta compromessi

Elly Schlein

 

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La leader dem: “Non vediamo l’ora di lavorare con gli alleati”. Il 5 Stelle: “Realizzare le proposte di Nova o torno a fare l’avvocato”
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Del programma del centrosinistra parlano tutti i leader della (potenziale) coalizione, curiosamente ognuno da un palco o un evento diverso e mai nella stessa stanza. Eppure «pronti», anzi impazienti. «Noi non vediamo l’ora», assicura la segretaria del Pd Elly Schlein dalla Festa dell’Unità a Portici, in provincia di Napoli. «Non partiamo da zero e speriamo presto di poter lavorare con tutti gli altri per affinare questo programma». È l’unico commento che la leader riserva anche a chi le chiede dei riformisti del suo partito, che nelle stesse ore sbattono i pugni sul tavolo perché non si faccia sopraffare dal protagonismo del presidente M5S Giuseppe Conte: «Prima di qualsiasi altra discussione il programma comune, quello che oggi si aspettano da noi». La frase ripetuta come un mantra da prima dell’estate.

L’ex premier, dal canto suo, lascia il cerino in mano ai dem e dalla Casa delle donne di Roma ribadisce con aria sicura: «Noi abbiamo finito il nostro percorso, lasciamo che ciascuna…

Del programma del centrosinistra parlano tutti i leader della (potenziale) coalizione, curiosamente ognuno da un palco o un evento diverso e mai nella stessa stanza. Eppure «pronti», anzi impazienti. «Noi non vediamo l’ora», assicura la segretaria del Pd Elly Schlein dalla Festa dell’Unità a Portici, in provincia di Napoli. «Non partiamo da zero e speriamo presto di poter lavorare con tutti gli altri per affinare questo programma». È l’unico commento che la leader riserva anche a chi le chiede dei riformisti del suo partito, che nelle stesse ore sbattono i pugni sul tavolo perché non si faccia sopraffare dal protagonismo del presidente M5S Giuseppe Conte: «Prima di qualsiasi altra discussione il programma comune, quello che oggi si aspettano da noi». La frase ripetuta come un mantra da prima dell’estate.

L’ex premier, dal canto suo, lascia il cerino in mano ai dem e dalla Casa delle donne di Roma ribadisce con aria sicura: «Noi abbiamo finito il nostro percorso, lasciamo che ciascuna forza faccia il suo». Come a dire: il ritardo è degli altri. «Ma è certo – aggiunge – che dobbiamo confrontarci e confido che troveremo assolutamente delle soluzioni unitarie coraggiose e all’altezza delle sfide dei nostri tempi». Risposta larga a una domanda sul complicato punto di caduta da trovare sugli aiuti militari a Kiev.

Allo stesso incontro, parlando della politica estera del governo Meloni, avvisa (anche gli alleati) che «non è tempo di stare nel mezzo, di traccheggiare» ma di «scelte coraggiose». A Cosenza, verso sera, cannoneggiato per tutto il giorno dalla minoranza dem, si fa meno conciliante e mette in chiaro che non si può «partire dal presupposto che il Pd esprima il candidato perché è il partito più grande. Non funziona così». Anzi addirittura sostiene: «Davanti a un aut aut del Nazareno abbiamo preferito le primarie». Ma non si consideri solo ambizione personale, insiste Conte: «Se non mi fosse concessa la possibilità di portare avanti il programma Nova me ne torno serenamente a Firenze. Sono in aspettativa. Torno all’università e riapro uno studio legale. Compromessi non ne posso accettare».

A scapito del tavolo promesso a ogni piè sospinto, i telefoni dei capi partiti per ora rimangono silenti. Nelle ultime settimane le comunicazioni sono state minime. Irrigidite anche dagli attriti scaturiti dalla lettera di Schlein alla presidente del Consiglio, dalle colonne di Repubblica. Un’iniziativa, com’è noto, risultata sgradita a tutti gli alleati.

Difficilmente ci saranno passi avanti all’interno della coalizione prima della direzione Pd del 2 ottobre. Il rischio è che la discussione tra i leader finisca per essere rimandata ai giorni successivi all’approvazione della legge elettorale. Vissuti con la speranza che il focus si sposti su un ipotetico inciampo parlamentare.

Nelle more di un faccia a faccia, ognuno traccia i propri paletti all’alleanza che verrà: «Larghi sì, ma non significa accettare tutto. Significa essere capaci di definire il perimetro di una coalizione a partire dalla chiarezza di una proposta politica», dice il leader di Avs Nicola Fratoianni intervenendo a “Metropolis 2026”, la festa di Coalizione Civica a Bologna. Freddo, come si sa, verso le primarie, ma senza veti: «Se si vogliono fare le primarie si facciano», purché non si continui ad alimentare «la perdita di tempo». Percepita anche dagli elettori: «Non trovo nessuno che mi dica: per favore, sbrigatevi a dirmi chi guida la coalizione», aggiunge Fratoianni: «Le persone che incontro mi dicono: diteci se, quando andate al governo, il salario minimo lo fate sì o no, se i super ricchi li tassate, se riducete l’orario di lavoro a parità di salario, se rimettete al centro i diritti del lavoro, la sanità, la scuola, l’istruzione e il trasporto pubblico».

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