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Orlando (Pd): “Subito regole per le primarie, i 5stelle non sono avversari”

Andrea Orlando 

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L’ex ministro: “Confronto dal basso sui temi, dividersi sarebbe un regalo alle destre”
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ROMA – Andrea Orlando sulla costruzione del programma siamo allo stallo messicano. Qual è il problema?

«Mi pare che si sia dovuto aspettare la consultazione del M5S, mentre il Pd ha proseguito il suo lavoro di ascolto. Ora però è arrivato il momento di mettere insieme i temi, ma non attraverso un confronto solo fra vertici, bensì facendo salire la costruzione dal basso, provando a coinvolgere le forze che si sono mobilitate al referendum».

Cioè, ancora non avete neppure stabilito come va scritto?

«Non è banale, credo che il come sia importante quanto il che cosa».

Ma chi lo decide se non si riesce nemmeno a sedersi a un tavolo?

«Infatti bisogna farlo, sapendo che il lavoro comune in Parlamento non ci fa partire da zero. Mi pare sia evidente a tutti che è questo lo step da affrontare con urgenza».

Ci riuscirete senza prima aver sciolto il nodo sulla leadership?

«Tanto più se si va alle primarie occorre prima chiarire nel dettaglio la cornice programmatica. Non possono diventare una me…

ROMA – Andrea Orlando sulla costruzione del programma siamo allo stallo messicano. Qual è il problema?

«Mi pare che si sia dovuto aspettare la consultazione del M5S, mentre il Pd ha proseguito il suo lavoro di ascolto. Ora però è arrivato il momento di mettere insieme i temi, ma non attraverso un confronto solo fra vertici, bensì facendo salire la costruzione dal basso, provando a coinvolgere le forze che si sono mobilitate al referendum».

Cioè, ancora non avete neppure stabilito come va scritto?

«Non è banale, credo che il come sia importante quanto il che cosa».

Ma chi lo decide se non si riesce nemmeno a sedersi a un tavolo?

«Infatti bisogna farlo, sapendo che il lavoro comune in Parlamento non ci fa partire da zero. Mi pare sia evidente a tutti che è questo lo step da affrontare con urgenza».

Ci riuscirete senza prima aver sciolto il nodo sulla leadership?

«Tanto più se si va alle primarie occorre prima chiarire nel dettaglio la cornice programmatica. Non possono diventare una mera ratifica plebiscitaria di un leader, senza una base di punti condivisi da tutti. Vorrebbe dire fare un enorme regalo alla destra».

Perché?

«Le primarie rischierebbero di trasformarsi in un referendum sulla politica internazionale, l’occasione per distinguersi a ogni costo su proposte che invece devono e possono essere portate a sintesi».

Per esempio sull’invio di armi: Conte è fermo sul no, i riformisti del Pd sul sì. Come si fa la mediazione?

«Innanzitutto chiarendo in quale quadro si vogliono inviare le armi. E superando il tic per cui chiunque contesti la postura di Kaja Kallas viene derubricato a putiniano. Dopodiché ritengo un errore lasciare il tema dell’iniziativa diplomatica e del disarmo al M5S: la costruzione della pace è uno dei fondanti valori del Pd».

Ma con i diktat di Conte quale punto di incontro si può trovare? «Nessuno credo possa sedersi al tavolo dicendo o così o niente. Dovremmo ricordare tutti che abbiamo già governato insieme in una delle fasi più difficili per il Paese e non certo con gli aut aut. E lui dovrebbe anche tenere a bada chi demonizza il Pd e la sua segretaria, anche perché poi lei potrebbe diventare la leader della coalizione. E lo stesso discorso vale per una parte del Pd che dipinge Conte come un avversario. Il M5S da partito antisistema ha subito una evoluzione figlia anche della nostra iniziativa politica di cui dovremmo essere più orgogliosi, specie chi si definisce moderato».

Quindi, viste le premesse, le primarie sono inevitabili?

«Mi pare che le altre strade siano state escluse».

Conte però sostiene che si può anche scegliere un nome terzo.

«Non mi pare che abbia detto questo. Ha parlato di “metodo regionali”, si potrebbe cioè optare per il candidato più competitivo, tra le righe facendo intendere che sia lui. In ogni caso tendo a pensare che se tale ipotesi fosse in campo si sarebbe già concretizzata».

Non sarà perché Schlein è contraria? Lei esclude che si possa individuare un federatore?

«Non escludo niente, tuttavia vedo la probabilità delle primarie sempre più alta. Quindi consiglierei di passare dalla discussione sul se farle a quella sul come farle».

Le famose regole, turno unico o ballottaggio, voto in presenza o online. Non siete in ritardo?

«Sì, e credo pure che si debba avere una maggiore consapevolezza del contesto attuale. Rischiamo di andare a elezioni dopo che i governi più importanti della Ue hanno virato a destra. Urge un salto in avanti politico e organizzativo».

Alle primarie può correre un altro candidato Pd, oltre la segretaria?

«Mi auguro di no. Schlein è stata legittimata da un processo democratico, per statuto è lei la candidata premier. Fra l’altro, in una sfida come quella che si profila, se ce ne fossero due, le chance di vittoria della segretaria del Pd diminuirebbero. Non mi pare una grande idea».

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