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Ranucci, la Anm difende la giudice del reintegro in Rai: “Dalla destra solo gogna”

Sigfrido Ranucci 

 (ansa)

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Alla giudice arriva la “massima solidarietà” del presidente Giuseppe Tango dopo le “pressioni indebite” da parte di esponenti della maggioranza
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ROMA – «Macchina della gogna già allestita». «Siamo davanti a un altro caso Apostolico?». «Peggio. Si sono portati avanti con il lavoro: siamo all’intimidazione preventiva». Chat che ribollono e magistrati pronti a reagire, dopo gli attacchi sferrati dal centrodestra contro Donatella Casari. Alla giudice che dovrà pronunciarsi sul duello Rai-Ranucci – la decisione è attesa per i primi giorni di ottobre - arriva infatti la «massima solidarietà» del presidente Anm, Giuseppe Tango, dopo le «pressioni indebite» da parte di esponenti della maggioranza.

Il suo torto? Essere stata membro (peraltro col sorteggio) di quel Tribunale dei ministri che, un anno fa, ha “osato” chiedere di mandare a processo i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, con il sottosegretario Alfredo Mantovano sul caso Almasri (richiesta poi stoppata dall’aula del Parlamento). «Ci diranno che è un caso che se ne occupi lei. Ma nessuno ci può vietare di pensar male o avere pregiudizi. Casomai tra qualche giorno avremo…

ROMA – «Macchina della gogna già allestita». «Siamo davanti a un altro caso Apostolico?». «Peggio. Si sono portati avanti con il lavoro: siamo all’intimidazione preventiva». Chat che ribollono e magistrati pronti a reagire, dopo gli attacchi sferrati dal centrodestra contro Donatella Casari. Alla giudice che dovrà pronunciarsi sul duello Rai-Ranucci – la decisione è attesa per i primi giorni di ottobre - arriva infatti la «massima solidarietà» del presidente Anm, Giuseppe Tango, dopo le «pressioni indebite» da parte di esponenti della maggioranza.

Il suo torto? Essere stata membro (peraltro col sorteggio) di quel Tribunale dei ministri che, un anno fa, ha “osato” chiedere di mandare a processo i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, con il sottosegretario Alfredo Mantovano sul caso Almasri (richiesta poi stoppata dall’aula del Parlamento). «Ci diranno che è un caso che se ne occupi lei. Ma nessuno ci può vietare di pensar male o avere pregiudizi. Casomai tra qualche giorno avremo una sorpresa: con la conferma della validità delle decisioni della Rai», è il singolare avviso del senatore azzurro Maurizio Gasparri. Che ha aperto le danze, mentre è in preparazione un’interrogazione parlamentare da parte di FI. Casari, venerdì scorso, si è riservata di decidere sul ricorso d'urgenza presentato dai legali di Ranucci, dando alle parti il termine del 30 settembre per il deposito delle note.

Ma intanto il numero uno dell’Associazione magistrati non ha dubbi. «Ingiustificabili attacchi. L’unica responsabilità della collega? Essere stata estratta a sorte – guarda un po’, proprio come avrebbe voluto la riforma Nordio – in quel Tribunale dei ministri», dice Tango a Repubblica. «Ma Casari è giudice del lavoro da 25 anni, tratterà il caso Ranucci-Rai in virtù di una assegnazione automatica a turnazione automatica, secondo il sistema tabellare. Sono certo che farà il suo mestiere con serietà. Queste accuse lasciano profonda amarezza, segnano ancora un clima di tensioni e aggressività». Scendono in campo anche Giovanni Zaccaro, il giudice che guida il gruppo dei magistrati progressisti di Area: «Ogni giorno peggio. Ieri c’erano i manganelli postumi per la giudice Apostolico, oggi quelli preventivi per la collega, universalmente stimata, che deve decidere su Ranucci». E il segretario delle cosiddette “toghe rosse” di Md, Simone Silvestri: «Attaccare la persona invece del futuro giudizio, e della motivazione che verrà, equivale a bastonare un “nemico”, inaccettabile. Gasparri, giocando sulla partigianeria dell’arbitro, delegittima la funzione e svilisce il significato sociale della decisione, qualunque essa sia».

Insomma: un solo caso, Ranucci, e due bersagli. Giornalismo d’inchiesta e magistrati. Proprio nella stessa redazione di Report, le tensioni non sono del tutto assorbite dopo l’estate di scossoni, rilevazioni e forzature dell’azienda che hanno rischiato addirittura di congelare per mesi Report, e il futuro professionale di una folta comunità di lavoro (che vanta risultati record di ascolti): oggi alla ricerca di un nuovo, non facile equilibrio. Il via alla nuova stagione resta fissato all’8 novembre: nuovi conduttori Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi.

Non solo ai pianti alti della Rai, ma anche redattori e inviati si chiedono quale impatto potrebbe avere un eventuale reintegro, seppur parziale, dell’ex conduttore, sul nuovo scenario e la ripartenza. Ma di qui a immaginare una levata di scudi da parte dei suoi ex redattori contro l’ipotesi del ritorno del capo defenestrato, ce ne corre, dice la redazione. Lo stesso Cdr dell’ Approfondimento Rai smentisce tali ricostruzioni: non c’è stata « alcuna assemblea o altra riunione rappresentativa della redazione titolata ad attribuire la loro opinione», insomma «il timore oggi tra i colleghi è che si sia scelta una parte per il tutto». Lo stesso Ranucci interviene sulle voci di dentro: la netta contrarietà al suo ritorno riguarderebbe solo «2-3 giornalisti, sulla totalità di 43 persone impiegate nella trasmissione». Certo è che la squadra è concentrata sul nuovo inizio. «Adesso torniamo nella nostra modalità: raccontare quello che avviene. Possibilmente senza sconti a nessuno, questa è la spinta più urgente», è la posizione dei giornalisti di lungo corso di Report.

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