«Perché ho firmato contro il ddl sull’antisemitismo? Per invitare a discutere seriamente di cose drammatiche. E per arginare il grande rischio che oggi pervade il sistema politico», premette subito il professor Gaetano Azzariti. C’è anche la sua firma di costituzionalista contro il testo approvato già in Senato e ora alla Camera.
Professor Azzariti, di quale rischio parla?
«La semplificazione pericolosa, a volte ridicola, che fa la politica. Se ti esprimi contro il riarmo sei putiniano, se critichi questo testo sei antisemita. E via così. Qui siamo di fronte a una legge puramente “simbolica” in cui la sacra lotta all’antisemitismo può essere piegata per delimitare il dissenso».
Neanche l’accorato appello della senatrice Segre la convin…
«Perché ho firmato contro il ddl sull’antisemitismo? Per invitare a discutere seriamente di cose drammatiche. E per arginare il grande rischio che oggi pervade il sistema politico», premette subito il professor Gaetano Azzariti. C’è anche la sua firma di costituzionalista contro il testo approvato già in Senato e ora alla Camera.
Professor Azzariti, di quale rischio parla?
«La semplificazione pericolosa, a volte ridicola, che fa la politica. Se ti esprimi contro il riarmo sei putiniano, se critichi questo testo sei antisemita. E via così. Qui siamo di fronte a una legge puramente “simbolica” in cui la sacra lotta all’antisemitismo può essere piegata per delimitare il dissenso».
Neanche l’accorato appello della senatrice Segre la convince?
«Mi inchino di fronte all’autorevolezza della senatrice Segre, massima considerazione per il suo valore di donna e senatrice. Ma rilevo che anche tra associazioni ebraiche c’è una divisione sul ddl. E ho trovato molto giusto l’appello, sottoscritto da Gad Lerner e da altre personalità autorevoli, che esprime un coraggioso dissenso».
Insomma, è una legge-manifesto per occhieggiare a una parte?
«O forse peggio: un uso distorto della legge».
Ma cosa non va, strutturalmente?
«Per dirla in modo comprensibile: l’equiparazione che informa l’intero progetto di legge tra l’antisemitismo, forma tra le più odiose e inaccettabili di razzismo, e l’antisionismo, che invece non è un reato. Quindi, c’è il rischio reale di una compressione della libera manifestazione del pensiero».
Sarebbe il tentativo di mettere un freno alle critiche a Israele?
«Ma non si può limitare neppure indirettamente chi denuncia gli evidenti crimini che la premiership di Netanyahu ha messo in campo nei territori di Gaza e Cisgiordania, o riflettere anche con analisi critiche o perfino sgradevoli sullo Stato di Israele. Non si può pensare che lottare a difesa del popolo palestinese (come di ogni popolo oppresso) contro i massacri perpetrati sotto i nostri occhi, possa rappresentare un’espressione di odio e la persecuzione verso il popolo ebraico».
Pensa davvero che chi critica le politiche di Israele potrebbe essere perseguito come chi è antisemita?
«Le rispondo così: nel testo che si vorrebbe approvare vi è una genericità e una indeterminatezza dei casi e delle manifestazioni che si vogliono condannate che non si può consentire. E su questi terreni così delicati, in un periodo storico così funestato, meno che mai».
Il nodo del riferimento alla definizione dell’Ihra è insuperabile?
«Resta un tema di fondo. Perché il problema di quella definizione e delle esemplificazioni cui rinvia, è che non è chiaro il confine con le forme di critica o di protesta che sono consentite in democrazia, anche contro le politiche israeliane. Insomma: così si svilisce il vero contrasto all’antisemitismo. Che, ripeto, resta sacro»
Faccia un esempio. Dove la legge è così rischiosamente generica?
«Ecco l’articolo 3. Che dice: “Le università adottano misure volte al contrasto degli atti di antisemitismo e possono individuare un soggetto preposto al monitoraggio delle azioni” eccetera. Domanda: quali sono gli atti di antisemitismo? Urlare Free Palestine lo è? L’interprete della norma chi sarà? Un funzionario dell’Ateneo? È qualcosa che si presta ad abusi, a gravi strumentalizzazioni».
Però non nega un preoccupante antisemitismo di ritorno.
«C’è una recrudescenza del razzismo generalizzato, sì. Contro cittadini ebrei, contro islamici. Mi verrebbe da dire contro i “diversi”, in generale. L’amarezza è rilevare proprio la strumentalizzazione in corso di una lotta che dovrebbe essere rivolta contro tutti i razzismi. Sul punto, va detto che in Italia c’è già una vasta legislazione. Anche se spesso più declamata, lasciata sulla carta, che attuata».
Sta dicendo che le leggi Scelba e Reale sono lettera morta?
«Sto dicendo che la legge Scelba e la legge Reale forse andrebbero applicate meglio e fino in fondo».