PARIGI – Ora l’attesa è tutta per le carte francesi. Documenti militari, registrazioni radar, informazioni sui movimenti di navi e caccia che Parigi ora potrebbe mettere a disposizione della magistratura italiana, dopo decenni di richieste e rogatorie che non hanno permesso di sciogliere i nodi aperti sulla strage di Ustica. A sette mesi dalla fine del suo mandato, Emmanuel Macron sembra pronto a un cambio di passo su uno dei dossier più sensibili nei rapporti Francia-Italia. E proprio davanti alla prospettiva che da Parigi arrivino nuovi elementi, la Procura di Roma ferma l’archiviazione. Oggi i magistrati ritireranno davanti al gip la richiesta di chiudere il procedimento e chiederanno di poter continuare le indagini.
La svolta sarebbe maturata dopo un co…
PARIGI – Ora l’attesa è tutta per le carte francesi. Documenti militari, registrazioni radar, informazioni sui movimenti di navi e caccia che Parigi ora potrebbe mettere a disposizione della magistratura italiana, dopo decenni di richieste e rogatorie che non hanno permesso di sciogliere i nodi aperti sulla strage di Ustica. A sette mesi dalla fine del suo mandato, Emmanuel Macron sembra pronto a un cambio di passo su uno dei dossier più sensibili nei rapporti Francia-Italia. E proprio davanti alla prospettiva che da Parigi arrivino nuovi elementi, la Procura di Roma ferma l’archiviazione. Oggi i magistrati ritireranno davanti al gip la richiesta di chiudere il procedimento e chiederanno di poter continuare le indagini.
La svolta sarebbe maturata dopo un colloquio tra Giorgia Meloni e Macron. L’ambasciata francese ha inviato alla Farnesina una nota con cui annuncia la disponibilità a trasferire tutta la documentazione. Tra il materiale ci sarebbero anche documenti del ministero francese della Difesa collegati a vecchie rogatorie della Procura di Roma. Parigi si dice pronta a rispondere a ulteriori richieste italiane. È una disponibilità che, almeno nelle parole, la Francia sostiene di avere sempre avuto. «Su questa tragedia la Francia ha fornito gli elementi a sua disposizione ogni volta che è stata sollecitata», fanno sapere fonti diplomatiche francesi. «Restiamo ovviamente disponibili a proseguire la nostra piena cooperazione con l’Italia su questo dossier».
Una formula quasi identica a quella utilizzata da Parigi nel 2023, quando Giuliano Amato chiamò in causa la Francia sostenendo la tesi di un missile francese destinato a colpire l’aereo di Muammar Gheddafi. Amato evita di interpretare l’apertura francese come una confessione. «Non leggo nella collaborazione che finalmente offrono i francesi un’ammissione di colpa», afferma il presidente emerito della Corte costituzionale. Piuttosto, «un desiderio di sgombrare quei dubbi». E aggiunge: «Potrei dire, andando al di là della stessa vanità personale: mi hanno dato retta, si sono decisi». Finora tra le dichiarazioni di principio e i risultati concreti dell’assistenza giudiziaria è rimasta infatti una distanza significativa. Già nel 2014, durante la presidenza di François Hollande, Parigi aveva aperto a una maggiore collaborazione con i magistrati italiani. Alcuni militari francesi furono interrogati sui movimenti di mezzi aerei e navali nel Tirreno la notte della strage. Quell’apertura arrivò anche nel quadro delle sollecitazioni italiane dell’epoca. Ma non portò alla soluzione dei principali interrogativi sul ruolo delle forze francesi.