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Melonellum, si parte alla Camera: primo esame per il centrodestra

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Oggi voto segreto sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate dall’opposizione. Deputati di maggioranza precettati. Bignami avvisa: “Se salta la legge si va alle urne”
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I vertici di FdI giurano di non aver nemmeno mandato messaggi ai deputati per raccomandarsi che siano tutti presenti. Basta l’avviso ai naviganti ripetuto da settimane in dichiarazioni pubbliche e conversazioni private: «I nostri sanno bene che se non passa la legge elettorale si va a casa», garantisce il capogruppo meloniano Galeazzo Bignami.

Camera dei deputati, ore 12. È il primo appuntamento cerchiato in rosso nell’agenda della maggioranza per attraversare indenne l’ultimo miglio verso l’approvazione definitiva del Melonellum. Si parte dalle pregiudiziali di costituzionalità, le votazioni preliminari necessarie a stabilire se esistono ragioni per non procedere all’esame di un provvedimento. Se ne viene approvata anche solo una, l’iter non può proseguire. «È importante quanto un voto di fiducia», rimarca Bignami. C’è una ragione semplice per cui un passaggio solitamente ordinario disturba da giorni il sonno del centrodestra: Pd, M5S e Avs chiederanno lo scrutinio segreto. Le opposi…

I vertici di FdI giurano di non aver nemmeno mandato messaggi ai deputati per raccomandarsi che siano tutti presenti. Basta l’avviso ai naviganti ripetuto da settimane in dichiarazioni pubbliche e conversazioni private: «I nostri sanno bene che se non passa la legge elettorale si va a casa», garantisce il capogruppo meloniano Galeazzo Bignami.

Camera dei deputati, ore 12. È il primo appuntamento cerchiato in rosso nell’agenda della maggioranza per attraversare indenne l’ultimo miglio verso l’approvazione definitiva del Melonellum. Si parte dalle pregiudiziali di costituzionalità, le votazioni preliminari necessarie a stabilire se esistono ragioni per non procedere all’esame di un provvedimento. Se ne viene approvata anche solo una, l’iter non può proseguire. «È importante quanto un voto di fiducia», rimarca Bignami. C’è una ragione semplice per cui un passaggio solitamente ordinario disturba da giorni il sonno del centrodestra: Pd, M5S e Avs chiederanno lo scrutinio segreto. Le opposizioni hanno depositato cinque pregiudiziali. Il voto, però, sarà unico.

I deputati sono stati precettati formalmente e informalmente da giorni. Nella chat dei leghisti, la sollecitazione a non mancare è stata comunicata dai delegati d’aula Massimiliano Panizzut e Simona Bordonali. Niente “giustifiche”, nessuna diserzione sarà tollerata, è stato chiarito. Anche per FI, come ogni settimana, il messaggio è stato mandato da Alessandro Battilocchio: «Garantire presenza», è scritto in grassetto e maiuscolo. A ministri e sottosegretari invece l’alert è arrivato dal responsabile per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani: «Presenza obbligatoria». Non ci sarà missione che tenga.

Certo portare i deputati in aula è solo la preoccupazione minore (scontato invece che ieri l’aula fosse semi-vuota per la discussione generale). Sarà il buio del voto segreto a far trattenere il fiato almeno per qualche secondo. Impossibile cancellare del tutto il timore che si ripeta l’incubo di luglio, quando l’emendamento sulle preferenze non passò per un soffio. I meloniani saranno obbligati a votare con un solo dito, senza nascondere tutta la mano nella pulsantiera. Una forma di auto-denuncia che però non sarà adottata né dai leghisti né dagli azzurri. «Confidiamo nella responsabilità dei nostri parlamentari», ragiona Stefano Benigni, vicesegretario di FI, tra gli ingegneri della legge elettorale. «A luglio il clima era diverso, questa volta non percepisco il rischio», commenta il leghista Igor Iezzi. Non si può escludere che i deputati vengano anche questa volta controllati da “vedette” dei partiti mandate in tribuna: la Camera ha interdetto ai collaboratori solo la tribuna centrale riservata ai cronisti.

Più del controllo, il test proverà gli effetti della persuasione sotterranea portata avanti da settimane. Già quest’estate Antonio Tajani ha promesso ai suoi che saranno tutti ricandidati. Via della Scrofa si è premurata di fare arrivare rassicurazioni simili ai timorosi. Tre mesi fa furono decisive le “franche tiratrici” e l’incognita rimane: la maggioranza non ha comunque reso obbligatoria l’alternanza di genere tra i capilista. «Il rischio di una minore presenza femminile – nota Luana Zanella di Avs – è stato liquidato con fastidio anche da colleghe della destra».

Quello di oggi sarà solo il primo tornante pericoloso. Martedì l’aula sarà chiamata a dare la fiducia al governo per tre volte (con voto palese), una per articolo modificato alla Camera (un quarto sarà votato senza). Poi l’appuntamento decisivo: giovedì prossimo per il via libera finale. Sotto la scure del voto segreto.

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