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Pd, Schlein serra i ranghi: “Avanti con il programma, al tavolo pure i centristi”

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La leader in segreteria prepara la direzione di domani: “Evitiamo polemiche con gli alleati. Vincerò le primarie”. I 5S: “Siamo pronti”
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Serrare i ranghi nel partito che, a dispetto di quanto si racconta, «non è mai stato più unito di così». Evitare polemiche con gli alleati: «Non rispondiamo alle provocazioni». Allargare il perimetro della coalizione, a iniziare dalla stesura del programma comune: «Dobbiamo accelerare, ma includendo anche i centristi». E prepararsi alla madre di tutte le battaglie: le primarie di coalizione che, «se si faranno, siamo pronti a vincere». Ultimo decisivo step, legato però allo «snodo importante della legge elettorale», per gonfiare le vele del centrosinistra e sconfiggere la destra alle politiche.

È una Elly Schlein in assetto anti-sommossa quella che, alle cinque del pomeriggio, riunisce la segreteria al Nazareno per condividere le regole di ingaggio in vista dei passaggi cruciali che attendono il Pd. «La principale forza di opposizione», ripete più volte, «il perno dell’alternativa», scandisce. In mano, due diverse agende. Quella interna indica la direzione nazionale in calendario doma…

Serrare i ranghi nel partito che, a dispetto di quanto si racconta, «non è mai stato più unito di così». Evitare polemiche con gli alleati: «Non rispondiamo alle provocazioni». Allargare il perimetro della coalizione, a iniziare dalla stesura del programma comune: «Dobbiamo accelerare, ma includendo anche i centristi». E prepararsi alla madre di tutte le battaglie: le primarie di coalizione che, «se si faranno, siamo pronti a vincere». Ultimo decisivo step, legato però allo «snodo importante della legge elettorale», per gonfiare le vele del centrosinistra e sconfiggere la destra alle politiche.

È una Elly Schlein in assetto anti-sommossa quella che, alle cinque del pomeriggio, riunisce la segreteria al Nazareno per condividere le regole di ingaggio in vista dei passaggi cruciali che attendono il Pd. «La principale forza di opposizione», ripete più volte, «il perno dell’alternativa», scandisce. In mano, due diverse agende. Quella interna indica la direzione nazionale in calendario domani e l’assemblea dei 700 delegati, ancora da fissare, per varare la proroga del mandato della segretaria e tirarle la volata ai gazebo da allestire per scegliere chi dovrà sfidare Giorgia Meloni alle elezioni. L’agenda esterna riguarda invece il tavolo da aprire con i partner progressisti per cominciare a discutere i contenuti del patto di governo. Ed è qui che Schlein decide di togliersi qualche sassolino dalle scarpe.

Pur senza mai citare Giuseppe Conte — tornato ieri a pungere la rivale in tv: «Aspettiamo il Pd, che adesso ha importanti riunioni, e poi ci confronteremo. Noi siamo pronti, abbiamo un progetto, una visione del Paese e non vediamo l’ora di condividerla, rispettando i tempi del Partito democratico e degli altri alleati» — la leader dem pianta un paio di paletti su cui i suoi si trovano subito d’accordo. Punto primo: il programma. Non sarà a due velocità, «lo scriveremo tutti insieme, non solo con M5S e Avs, ma pure con le forze centriste e moderate che si stanno organizzando». In piena sintonia con Matteo Renzi, che in contemporanea su Rai1 spiegava: «C’è gente che ha votato Meloni o Forza Italia ma non è più contenta perché vede risultati non all’altezza. Questi non voteranno mai per Avs o per la sinistra del Pd. Allora, se noi diamo loro una Casa riformista forse riusciremo a vincere. Se rimane il campo larghissimo a sinistra, riperdono e Meloni va al Quirinale».

Un avvertimento, quello di Schlein, a chi — in primis il capo 5S di sponda con i rossoverdi — spinge per la formula del doppio cerchio concentrico: tocca prima al “nocciolo duro” dello schieramento definire le priorità, da allargare poi alla cosiddetta quarta gamba. Fermo restando che «non partiamo da zero», è il ragionamento ribadito nel corso di una segreteria fiume, mai convocata dalla scorsa primavera e perciò zeppa di arretrati da smaltire.

Sono decine le proposte presentate dal cosiddetto campo largo in Parlamento, dall’economia alla sanità passando per i diritti sociali e civili, quasi sempre sottoscritte pure da Iv e +Europa: il grosso delle misure c’è già, è il senso, va solo approfondito, provando a sciogliere i nodi — in particolare sulla politica estera — su cui ancora permangono delle differenze. Ma «non sarà un problema, un compromesso si troverà», concordano in tanti. Partendo da una considerazione: «La destra nella scorsa legislatura è sempre stata divisa tra chi era al governo e chi all’opposizione, litigavano su tutto, ma nessuno ha mai chiesto loro del programma». Un doppio standard che il Pd non è disposto ad accettare. Ora è tempo di serrare i ranghi. E accelerare. Il traguardo, «a patto di non farsi male da soli», è vicino.

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