Blitz delle opposizioni in commissione Industria e Lavori pubblici del Senato mentre la riforma della Rai confezionata dal centrodestra arriva all’ultima curva. I capigruppo di Pd, Avs, M5S e Italia viva si sono presentati a sorpresa alla seduta delle 13 per protestare contro il provvedimento. Con loro la presidente dimissionaria della commissione di Vigilanza Barbara Floridia: “Con questa riforma Rai, la destra occupa il servizio pubblico definitivamente perché il Consiglio di amministrazione dell’azienda sarà in mano al governo di turno, e quello che peggio è che adesso loro potranno nominare il Consiglio di amministrazione per il prossimo anno, quindi per la prossima legislatura”.
I nodi contestati
Grazie agli emendamenti di centrodestra approvati la settimana scorsa, il consiglio di amministrazione di Viale Mazzini resta legato a doppio filo alla politica. Due consiglieri dovranno essere eletti dalla Camera e due dal Senato. Per le prime due votazioni servirà la maggioranza dei 2/…
Blitz delle opposizioni in commissione Industria e Lavori pubblici del Senato mentre la riforma della Rai confezionata dal centrodestra arriva all’ultima curva. I capigruppo di Pd, Avs, M5S e Italia viva si sono presentati a sorpresa alla seduta delle 13 per protestare contro il provvedimento. Con loro la presidente dimissionaria della commissione di Vigilanza Barbara Floridia: “Con questa riforma Rai, la destra occupa il servizio pubblico definitivamente perché il Consiglio di amministrazione dell’azienda sarà in mano al governo di turno, e quello che peggio è che adesso loro potranno nominare il Consiglio di amministrazione per il prossimo anno, quindi per la prossima legislatura”.
I nodi contestati
Grazie agli emendamenti di centrodestra approvati la settimana scorsa, il consiglio di amministrazione di Viale Mazzini resta legato a doppio filo alla politica. Due consiglieri dovranno essere eletti dalla Camera e due dal Senato. Per le prime due votazioni servirà la maggioranza dei 2/3, ma dalla terza basterà la maggioranza assoluta. Altri due consiglieri saranno nominati dal Consiglio dei ministri su indicazione del Ministero dell’Economia. Uno solo dai dipendenti.
Il ministero dell’Economia non avrà più il potere - che ha oggi - di proporre l’amministratore delegato al cda. Anche il presidente della Rai, come già avviene, sarà espresso dal consiglio di amministrazione. Per la ratifica della commissione di Vigilanza, però, sarà richiesta la maggioranza dei 2/3 dell'assemblea solo nelle prime due votazioni. Dalla terza basterà la maggioranza assoluta. È uno dei nodi fondamentali alla luce del braccio di ferro in corso da più di due anni tra centrodestra e minoranze. Nel 2024 il cda ha designato Simona Agnes, nomina mai ratificata dalla commissione di Vigilanza per il muro delle opposizioni.
Pd, M5S, Avs e Iv contestano anche i tempi della riforma: il provvedimento prevede che un nuovo cda venga scelto entro l’entrata in vigore della legge. E la maggioranza ha intenzione di arrivare all’approvazione definitiva del ddl entro la fine dell’anno. Questo vorrebbe dire, per il centrodestra, potersi scegliere il cda della Rai – in carica per i prossimi quattro anni – prima ancora delle prossime elezioni.
Le proteste
“Dopo mesi in cui la destra ha tenuto in ostaggio la commissione, la maggioranza vuole approvare una riforma che accresce i poteri di TeleMeloni, indebolisce la Rai, e non accoglie nessuna delle norme previste dall’European Media Freedom Act”, ha detto nel corso della seduta il capogruppo Pd a Palazzo Madama Francesco Boccia. “L’Europa chiedeva più indipendenza; la destra ha conservato le nomine governative”. Dopo di lui ha parlato il presidente dei senatori Cinquestelle Luca Pirondini: “Il loro progetto è chiaro: vogliono 'TeleMeloni' per sempre. Un governo agli sgoccioli vuole così blindare il controllo sulla Rai per altri quattro anni. Non è una riforma. È una presa di controllo del servizio pubblico che chiude il cerchio dopo due anni di paralisi della commissione di Vigilanza. Noi ci opporremo in ogni modo”. Per il capogruppo di Avs Peppe De Cristofaro, la riforma della Rai, “fatta a spregio delle norme europee", è "il secondo tempo della riforma elettorale" perché entrambe "rappresentano il tentativo di truccare le regole del gioco a pochi mesi dal voto”. Sulla stessa linea la collega di Italia viva Raffaella Paita: “Qui c'è il tema del controllo, che è ovviamente la loro ossessione, però c'è anche un altro tema e cioè l'indebolimento del sistema pubblico. La destra ha come obiettivo finale l'indebolimento della Rai. Vogliono smantellare il sistema pubblico e controllarlo mentre lo smantellano”.
La commissione di Vigilanza Rai
Parallelamente, continua lo stallo sulla bicamerale di vigilanza del servizio pubblico. A luglio, i membri delle opposizioni si sono dimessi in blocco per protestare contro la paralisi che da due anni congela i lavori della commissione. Ignorando le ripetute sollecitazioni dei presidenti di Camera e Senato, i gruppi di minoranza non hanno mai fornito i nomi dei propri componenti per permettere che la Vigilanza Rai possa essere ricomposta. A giorni, i vertici delle due Camere, potrebbe decidere di nominare comunque i componenti mancanti de imperio. Secondo fonti parlamentari a conoscenza del dossier, la settimana scorsa, il presidente del Senato Ignazio La Russa avrebbe tentato – in via informale – mediazioni uno a uno con i rappresentanti delle opposizioni. Sul tavolo, in cambio di una maggiore collaborazione sulla vigilanza Rai, la disponibilità ad aprire ad alcune modifiche richieste dalle minoranze sulla riforma della governance. Ai Cinquestelle, poi, avrebbe promesso di conservare la composizione della commissione così com’era prima delle dimissioni di massa: garantendo così che la presidenza sarebbe rimasta in mano alla senatrice Cinquestelle Barbara Floridia.