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Conte punge il Pd: “Ho aperto al federatore, mi hanno detto di no”

Giuseppe Conte durante la seduta per voto alle pregiudiziali di costituzionalita’ presentate dalle opposizioni alla legge elettorale alla Camera dei Deputati,Roma 01/10/2026 (agf)

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Il presidente dei 5 stelle era pronto a una soluzione per evitare le primarie: “Ho dato la disponibilità, ma non ho trovato aperture”
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Le primarie a questo punto sono lì, forse ormai inevitabili. Giuseppe Conte non si tira indietro, ma ci tiene a mettere agli atti che non era questa l’unica soluzione possibile. Anzi, che lui una strada diversa l’aveva proposta: cercare una figura terza, fuori dal duello tra i leader, capace di tenere insieme tutto il campo progressista. «Avverto molto la responsabilità di rispondere alla mia comunità politica e a quella più ampia di chi vuole un’alternativa», spiega il presidente del M5S alla presentazione del libro La principessa di David Tozzo, responsabile cultura di Sinistra italiana. Il tempo, del resto, comincia a stringere: «Siamo ormai in dirittura finale, la legislatura volge al termine. C’è grande delusione tra i cittadini per le promesse non mantenute, per il carovita, il carobollette».

Poi il presidente del M5S arriva al punto. «Io ho dichiarato sin dall’inizio di valutare la possibilità di un nome terzo, autenticamente progressista e competitivo, rispetto a quello dei le…

Le primarie a questo punto sono lì, forse ormai inevitabili. Giuseppe Conte non si tira indietro, ma ci tiene a mettere agli atti che non era questa l’unica soluzione possibile. Anzi, che lui una strada diversa l’aveva proposta: cercare una figura terza, fuori dal duello tra i leader, capace di tenere insieme tutto il campo progressista. «Avverto molto la responsabilità di rispondere alla mia comunità politica e a quella più ampia di chi vuole un’alternativa», spiega il presidente del M5S alla presentazione del libro La principessa di David Tozzo, responsabile cultura di Sinistra italiana. Il tempo, del resto, comincia a stringere: «Siamo ormai in dirittura finale, la legislatura volge al termine. C’è grande delusione tra i cittadini per le promesse non mantenute, per il carovita, il carobollette».

Poi il presidente del M5S arriva al punto. «Io ho dichiarato sin dall’inizio di valutare la possibilità di un nome terzo, autenticamente progressista e competitivo, rispetto a quello dei leader. Ma non c’è stata la disponibilità a valutare questa strada, la proposta è stata rifiutata e oggi abbiamo di fronte le primarie». Un modo anche per respingere l’idea che l’ex presidente del Consiglio abbia inseguito a ogni costo la possibilità di tornare a palazzo Chigi. Ora però il problema è evitare che la competizione per la leadership si trasformi in una resa dei conti: «Saranno divisive? Dipende da come le interpretiamo tutti. Bisognerà lavorare con pazienza, con fatica, perché questo non avvenga».

Da via di Campo Marzio a Roma ribadiscono intanto un altro punto: per il Movimento non esiste l’automatismo secondo cui il partito della coalizione che prende un voto in più degli altri debba esprimere il candidato premier. Una regola sulla quale, spiegano, non c’è mai stata disponibilità. La leadership va scelta con un meccanismo condiviso. E se non è passata l’ipotesi del nome terzo, restano appunto i gazebo. Che però continuano a non entusiasmare pezzi importanti della futura coalizione. Angelo Bonelli lo ha detto esplicitamente: per Avs sarebbe stato preferibile trovare «una terza figura» attraverso un’intesa politica, evitando una sfida tra Elly Schlein e Conte. E Nicola Fratoianni ha più volte manifestato dubbi sul rischio che una competizione tra i leader finisca per dividere anziché unire il campo progressista. Avs, se si arriverà davvero alle primarie, dovrà quindi decidere se e come schierarsi.

Le perplessità attraversano anche il Pd. Andrea Orlando ha chiesto che l’opportunità stessa delle primarie venga discussa formalmente dentro il partito, senza considerarle un approdo inevitabile. «Penso che nella base del partito, nel popolo largo del centrosinistra, ci sia grandissima preoccupazione rispetto alla celebrazione delle primarie», le sue parole a Omnibus.

Le primarie intanto sembrano cosa fatta a Milano. Ieri Pierfrancesco Majorino ha annunciato la sua candidatura alla successione di Beppe Sala. Se la coalizione sceglierà i gazebo, il capogruppo dem in Regione troverà sulla sua strada Mario Calabresi e gli altri nomi già in campo o disponibili alla sfida: Lorenzo Pacini, Tommaso Goisis e la vicesindaca Anna Scavuzzo. Una partita locale che inevitabilmente si intreccia con quella nazionale: mentre a Roma si discute ancora se le primarie siano il modo migliore per tenere insieme il campo progressista, a Milano la corsa è già cominciata.

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