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Conte: “Bisogna cambiare politica estera”. Di Battista: “Parte del M5S non voterebbe mai Schlein”

(agf)

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L’ex premier: “Non sarò mai disponibile ad assecondare l’attuale registro”
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Sull’Ucraina le strade di Giuseppe Conte e Alessandro Di Battista tornano a incrociarsi, anche se con approcci e toni diversi. Sulla guerra, sulla necessità di una svolta radicale nella politica estera italiana e sulla critica alla linea seguita in questi anni dal centrosinistra, dal governo e dall’Europa, le parole del presidente del M5S e dell’ex volto più movimentista dei Cinque Stelle si muovono però lungo la stessa direttrice.

Conte parla a Sesto Fiorentino, all’iniziativa “Disarma – il coraggio della pace” nata con il contributo della Cgil toscana. Accanto a lui c’è l’economista americano Jeffrey Sachs. «Mi batterò perché il governo progressista cambi completamente linea di politica estera. Oggi avverto questa responsabilità anche morale. Non sarò mai disponibile ad assecondare l’attuale registro», spiega. Una presa di posizione non nuova, ma che conferma quanto sia alta l’asticella nel confronto con il Pd. La politica estera, è chiaro, è uno dei terreni sui quali Conte vuole ca…

Sull’Ucraina le strade di Giuseppe Conte e Alessandro Di Battista tornano a incrociarsi, anche se con approcci e toni diversi. Sulla guerra, sulla necessità di una svolta radicale nella politica estera italiana e sulla critica alla linea seguita in questi anni dal centrosinistra, dal governo e dall’Europa, le parole del presidente del M5S e dell’ex volto più movimentista dei Cinque Stelle si muovono però lungo la stessa direttrice.

Conte parla a Sesto Fiorentino, all’iniziativa “Disarma – il coraggio della pace” nata con il contributo della Cgil toscana. Accanto a lui c’è l’economista americano Jeffrey Sachs. «Mi batterò perché il governo progressista cambi completamente linea di politica estera. Oggi avverto questa responsabilità anche morale. Non sarò mai disponibile ad assecondare l’attuale registro», spiega. Una presa di posizione non nuova, ma che conferma quanto sia alta l’asticella nel confronto con il Pd. La politica estera, è chiaro, è uno dei terreni sui quali Conte vuole caratterizzare l’eventuale alternativa a Giorgia Meloni.

Sachs, nel corso del suo intervento, ribadisce invece la propria lettura delle origini del conflitto: indica nell’allargamento della Nato verso est, dopo la fine dell’Unione Sovietica, una delle cause decisive della guerra scatenata dalla Russia; l’economista sostiene che Volodymyr Zelensky non abbia concluso un accordo di pace nelle prime settimane del conflitto anche per le pressioni di Stati Uniti e Gran Bretagna. Una ricostruzione discussa e contestata da diversi studiosi e protagonisti di quei negoziati, che Sachs porta da tempo nel dibattito internazionale.

Quasi nelle stesse ore riappare in televisione Di Battista, ospite di “Accordi&Disaccordi” sul Nove insieme ad Alessandro Orsini. E sull’Ucraina il suo linguaggio è ancora più netto: «Serve un compromesso, ascoltando anche le ragioni di Putin». Il bersaglio principale diventa Elly Schlein: «Le sue parole sull’Ucraina sono avvilenti». La segretaria dem, osserva Di Battista, dopo anni trascorsi a parlare di “pace giusta” ora propone un inviato europeo per una trattativa: «E allora faccia un nome». L’attivista, da poco rientrato da Cuba dopo l’improvviso ricovero e l’operazione per un tumore, sostiene che esista una parte dell’elettorato 5 Stelle che «Schlein non la voterebbe neanche sotto tortura» e arriva a indicare proprio nell’Ucraina una delle possibili cause di una sconfitta del centrosinistra.

Conte è ovviamente più cauto e continua a lavorare alla costruzione di un’alternativa progressista ma la proposta politica, nella sostanza, è simile. Di Battista, da anni fuori dal Movimento ma ancora molto amato dalla base, spinge quella critica molto più avanti e la usa per mettere in discussione lo stesso campo largo. Due traiettorie diverse che sull’Ucraina finiscono nuovamente per avvicinarsi: trattativa e compromesso al posto della logica militare, critica alla linea occidentale seguita dall’invasione russa del 2022 e pressione sul Pd perché cambi rotta.

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