FIRENZE – E quando sale sul palco, ah, che soddisfazione. Severo come un preside («È così autorevole», dice una signora di Pistoia tutta commossa, al suo passaggio regale), la cravatta perfetta, blu, e quella voce bassa che mette il brivido a tutta la Leopolda, che Vincenzo De Luca ha inaugurato ieri, primo incontro della tre giorni renziana. E Renzi, al confronto sembra uno uscito dal tennis, mentre presenta «su questo palco fighissimo», con una musica tonante adatta al personaggio, «il mitico sindaco di Salerno». E lì, ovazione, tutti in piedi!, cori «Enzo! Enzo!». E lui, impassibile, seduto su una savonarola (un trono non c’era), alle spalle brilla il titolo dell’incontro “Il Kraken e lo Sceriffo”, e il Kraken, però, davanti al mito fa persino un passetto indietro.
Perché «lui è uno che sa come si prendono i voti…», che di questi tempi conta parecchio, in un momento in cui «uno non vale uno, Schlein ha detto una cosa di buon senso», è il messaggio di Renzi, che dalla Leopolda vola al Nazareno. E quindi, «se qualcuno oggi rompe l’alleanza di centrosinistra e perde le elezioni, il popolo del centrosinistra lo rincorre coi forconi per sette generazioni». In questo bel quadro, «Enzo ha un bel caratterino, è uno molto tosto, ma serve alla campagna elettorale. Vorrei che fosse in prima fila, vorrei un confronto tra lui e Salvini, tra lui e Piantedosi», sul tema sicurezza, ed è su questo che De Luca terrà la sua lezione (anche perfida).
Allora, sappiate popolo che «avete di fronte un irregolare della politica, e io non sono debitore di niente con nessuno» (e qui altri applausi, ma non li scriviamo neanche più perché saranno troppi). E il tema sicurezza crea «imbarazzo» a sinistra, mentre è «primario come un tempo era il lavoro, bisogno primario perché riguarda la vita delle persone». E «serve alla povera gente, a chi vive nei quartieri popolari. Non al Vomero o Prati. Sono i “poveri cristi” che hanno bisogno di sicurezza».
Seguono aneddoti, che sono la sua storia fondante, a partire «dall’invasione degli albanesi. Arrivavano navi cariche di migliaia di uomini, e anche una componente di mafia albanese» (qui, il tono è epico), e «questi giovanotti avevano occupato militarmente una piazza, e puntato un coltello alla gola di una vigilessa…». E il sindaco non ancora sceriffo di Salerno decise di comprare dei manganelli, ma «in questo Paese di dementi, si scopre che la polizia municipale può avere un’arma da fuoco ma non il manganello». E cosa fece, lui? «Abbiamo comprato 400 manganelli, certe bestie da 80 centimetri con l’anima di acciaio. Ma bianchi, fosforescenti. Mazzette segnalatrici…». Così l’astuto De Luca aggirò la norma, e «ci furono polemiche nel mio partito. Tutte puttanate…».
E Renzi gongola, ah se gongola, sul palco che ha voluto a forma di vascello (il tema è “Riprenderci Itaca”, cioè l’Italia, ma sembra piuttosto una scenografia da Capitan Uncino). Che lo voglia arruolare nella Casa riformista? Di sicuro lo lancia nell’agone, sempre che quello voglia farsi lanciare. E allora, sul tema sicurezza, «il governo attuale non ha fatto niente», dice il sindaco, «solo palle e chiacchiere. Però loro ne parlano», invece «le forze progressiste si sentono a disagio». Perciò ha preparato una modifica legislativa che «farò avere ai gruppi parlamentari. Per chi viola il Daspo per una volta dobbiamo essere sempre buoni samaritani, e facciamo solo una diffida, ma la seconda volta si deve fare due mesi di carcere. Altrimenti è inutile andare a fare la guerra, nei quartieri, non se ne fotte nessuno. O facciamo sul serio la lotta alla delinquenza organizzata o ci stiamo prendendo in giro».
Il Kraken: «È uno che non fa solo gli show sui social, si è fatto un mazzo così…». È anche uno che «una volta parlava di “mangiaribollite” a tradimento», e indovinate a chi si riferiva. Renzi allora era premier, ma svela che lo Sceriffo già allora gli stava simpatico assai. E De Luca: «Io allora non so che caz... ero. Ero un modesto artigiano della politica…». Però portò a palazzo Chigi «10 chili di mozzarelle, e loro se le sono scofanate!».
E giù risate, e giù perfidie («a Roma c’è un paraculismo civico…»), e citazioni dotte, Gramsci, Bobbio, Epitteto (in greco), e oh, Renzi pende dalle sue labbra, e insomma è una coppia davvero stramba, ma almeno qui, funziona benissimo.