E adesso che succede, ora che il piano che porta alle primarie è sempre più inclinato e diventa urgente dare sostanza alla promessa – ribadita da tutti gli attori protagonisti – “prima il programma”? Ci sono almeno due settimane da scavallare. Intanto la prossima, quando alla Camera si arriverà all’ultimo atto del Melonellum. L’approvazione, salvo incidenti nella maggioranza, farà chiarezza su due punti: renderà ineludibile l’obbligo di indicare il candidato o la candidata presidente del Consiglio prima del voto; e condizionerà il dibattito su chi possa davvero rappresentare il centro al “tavolo del programma”, alla luce del numero di firme quadruplicato per le liste che non sono in Parlamento. Anche dopo la legge elettorale – e nelle more dei ricorsi che arriveranno alla Consulta – difficilmente un confronto di coalizione comparirà nelle agende dei leader prima che si sia superato il 18 ottobre, quando si terranno a Roma sia l’assemblea del Pd che quella di Avs. Per Elly Schlein è un…
E adesso che succede, ora che il piano che porta alle primarie è sempre più inclinato e diventa urgente dare sostanza alla promessa – ribadita da tutti gli attori protagonisti – “prima il programma”? Ci sono almeno due settimane da scavallare. Intanto la prossima, quando alla Camera si arriverà all’ultimo atto del Melonellum. L’approvazione, salvo incidenti nella maggioranza, farà chiarezza su due punti: renderà ineludibile l’obbligo di indicare il candidato o la candidata presidente del Consiglio prima del voto; e condizionerà il dibattito su chi possa davvero rappresentare il centro al “tavolo del programma”, alla luce del numero di firme quadruplicato per le liste che non sono in Parlamento. Anche dopo la legge elettorale – e nelle more dei ricorsi che arriveranno alla Consulta – difficilmente un confronto di coalizione comparirà nelle agende dei leader prima che si sia superato il 18 ottobre, quando si terranno a Roma sia l’assemblea del Pd che quella di Avs. Per Elly Schlein è un tornante fondamentale: oltre a formalizzare la proroga del suo mandato, l’appuntamento servirà a blindarla come unica candidata dem alle primarie. Chi volesse proporre un nome alternativo, dovrà farlo in quella sede (eventualità resa improbabile dai numeri a disposizione della coalizione). Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Alleanza verdi e sinistra, invece, nella stessa data, metterà nero su bianco le proprie proposte.
E poi? La tabella di marcia diventa più fumosa. C’è una ragione se la segretaria Pd, in direzione, ha detto che per il suo partito è «irrinunciabile che il percorso» del programma «non si faccia chiusi nelle stanze dei partiti, ma tra le persone, a confronto con il terzo settore, il mondo produttivo e sindacale». Risponde a una sollecitazione del cosiddetto correntone di Montepulciano guidato da Andrea Orlando, Roberto Speranza e Dario Franceschini (che valgono insieme il 40% dell’assemblea). Dalla cittadina toscana, dove torneranno a riunirsi dal 23 al 25 ottobre, proporranno che sia intanto il Pd a delineare un percorso a tappe per coinvolgere la propria base – e farsi dare un mandato inequivocabile – sui punti da sottoporre agli alleati. L’idea è quella di immaginare una serie di eventi tematici, in città differenti.
I tempi del tavolo di coalizione, dunque, rimangono incerti. Sia Giuseppe Conte che Bonelli e Fratoianni si dicono “pronti”, in attesa che sia il Pd a chiudere le ultime caselle. Pronta però non è di certo la “gamba centrista”: chi la rappresenterà oltre al leader di Italia viva Matteo Renzi, l’unico che non dovrà raccogliere le firme per presentarsi alle prossime Politiche?
Infine c’è il metodo. Dentro tutti i partiti, chi lavora al dossier ritiene probabile che per ogni ambito vengano designati degli sherpa, e che solo dopo subentrino i capi partito, chiamati a suggellare una cornice che porti alle primarie senza che siano “una resa dei conti”. Quando? Il responsabile Organizzazione del Pd Igor Taruffi a Repubblica ha detto “all’inizio dell’anno prossimo”. I Cinquestelle vorrebbero arrivarci anche prima. “Prima possibile”, ha scandito il capogruppo M5S Luca Pirondini. Tra i dem è forte la convinzione che i gazebo debbano tenersi a ridosso delle elezioni, perché l’onda di partecipazione possa riversarsi anche sulle Politiche. Per questo, se si dovesse votare in primavera, l’ipotesi più accreditata – nei ragionamenti di più di un dirigente – è che le primarie possano svolgersi tra febbraio e marzo.