Fedez attacca Segre, imbarazzo sul palco della Leopolda. E il “Kraken” è stanco
di Brunella GiovaraFIRENZE – Ma perché uno come Matteo Renzi invita uno come Fedez alla Leopolda? Che poi Fedez se ne esce con questa battuta infelice sul Ddl antisemitismo (“una stronzata enorme”), e poi ci aggiunge un carico da novanta: «Non è che non possiamo contestare la Segre. Si può dire di non essere d’accordo con lei, o è intoccabile? Speriamo di non aver commesso il reato di lesa maestà…». E poi a Renzi gli tocca dissociarsi («Siamo sempre con Liliana Segre, senza se e senza ma»). E perché, allora. Perché Renzi è ormai il Kraken, mitico mostro tentacolare (è il suo logo), che attira irresistibilmente mondi diversi e li sparpaglia sul suo palco. In più, si pensa immortale, politicamente parlando, ed è un frontman naturale come Mick Jagger, che di anni ne ha 83, e ancora sculetta sul palco.
FIRENZE – Ma perché uno come Matteo Renzi invita uno come Fedez alla Leopolda? Che poi Fedez se ne esce con questa battuta infelice sul Ddl antisemitismo (“una stronzata enorme”), e poi ci aggiunge un carico da novanta: «Non è che non possiamo contestare la Segre. Si può dire di non essere d’accordo con lei, o è intoccabile? Speriamo di non aver commesso il reato di lesa maestà…». E poi a Renzi gli tocca dissociarsi («Siamo sempre con Liliana Segre, senza se e senza ma»). E perché, allora. Perché Renzi è ormai il Kraken, mitico mostro tentacolare (è il suo logo), che attira irresistibilmente mondi diversi e li sparpaglia sul suo palco. In più, si pensa immortale, politicamente parlando, ed è un frontman naturale come Mick Jagger, che di anni ne ha 83, e ancora sculetta sul palco.
Ma quest’anno alla sua Leopolda ha dato più gas, sicuramente in vista delle future elezioni, invitando molti e talvolta stravaganti ospiti, e correndo i suoi rischi (spesso con il pupazzo del polipo sottobraccio, divertendosi molto). Ma non avendo paura di niente e nessuno, e pur mostrando una certa stanchezza, promette che «stasera si gioca a calcetto!», ai ragazzi seduti in platea, si arrampica sulla torretta della nave che arriverà a Itaca, forse, e gestisce in prima persona il suo caravanserraglio, elenco sterminato di esperti, docenti, manager, imprenditori, e persino la procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, e Pierferdinando Casini, per dire.
Prevale il lato pop, nel senso buono e a parte Fedez. Ma Federico Marchetti (fondatore di Yoox e ora presidente della Fashion Task Force di un re), che racconta della famiglia qualunque di Ravenna in cui è nato? «E ora non guadagno niente, ma questo nuovo lavoro mi riempie il cuore» (il re è Carlo di Inghilterra). E poi sì, c’è il cartonato di Tajani vestito da vecchia, e i gadget con i tentacoli, il gong che segna il tempo degli interventi, che a volte durano 10 minuti, a volte mezz’ora, con qualche giovane che si assopisce dolcemente sulla sedia.
In tutto questo mix, qualche maligno commenterà che ci sono pure nani e ballerine, in questa Leopolda. Ma non è così. Basta ascoltare l’archistar Fuksas, in maglietta e pantaloni stropicciati, raccontare di quando «non avevo una lira, e in più mi bocciavano tutti i progetti». E Calabresi, che forse diventerà sindaco di Milano, che se ne va in giro con un pass “Mario C.”. Lisa Noja, consigliera regionale lombarda di Italia Viva, racconta di essere stata «la prima a non andare nelle scuole speciali», perché una volta i bambini con handicap lì finivano.
E arriva Emanuele Fiano, figlio di Nedo, unico sopravvissuto alla famiglia sterminata ad Auschwitz, presentato da Renzi che poi però non resiste e dice: «Ha solo un difetto: non è tifoso della Fiorentina». E tutto questo piace molto alle migliaia che assistono alla kermesse sotto le volte di questa vecchia stazione Leopolda. E al panel sul cibo, lo chef stellato Cantafio si definisce «cuoco che cucina con il cuore». Il geriatra Roberto Bernabei (un paziente su tutti, papa Francesco): «Ma possibile che nessuno abbia ancora inventato una scatola di tonno facile per chi è più anziano. Che la apri senza inzaccherarti, e senza tagliarti un tendine?». Dice anche che «questa è la prima volta che vengo invitato a un’assemblea politica». E in effetti, ma chi li ascolta mai, questi.