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Sull’affaire mascherine l’avvocato dello Stato disse no ai 100 milioni

(afp)

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Covid: nonostante i primi pareri contrari, il governo ha chiuso la transazione con Jc electronics, società che ha finanziato FdI
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Cento milioni, alla fine. Ma l’Avvocatura dello Stato non voleva chiudere la transazione a quelle condizioni. Aveva definito «gravemente erronea» la sentenza che condannava presidenza del Consiglio e ministero della Salute a pagare oltre 203 milioni alla JC Electronics. Aveva sostenuto che ci fossero «i presupposti per proporre appello». E otto mesi dopo, quando sul tavolo arrivò una proposta di transazione da 134 milioni, mise nero su bianco un altro punto: il rischio maggiore per lo Stato riguardava soltanto dieci milioni di mascherine. Per tutto il resto era «sensibilmente più contenuto». Tanto che quella proposta, secondo gli avvocati dello Stato, doveva essere «rideterminata». Poi, il 31 ottobre 2025, il governo ha firmato: 100.221.429 euro per chiudere la causa principale e i contenziosi collegati.

Cento milioni, alla fine. Ma l’Avvocatura dello Stato non voleva chiudere la transazione a quelle condizioni. Aveva definito «gravemente erronea» la sentenza che condannava presidenza del Consiglio e ministero della Salute a pagare oltre 203 milioni alla JC Electronics. Aveva sostenuto che ci fossero «i presupposti per proporre appello». E otto mesi dopo, quando sul tavolo arrivò una proposta di transazione da 134 milioni, mise nero su bianco un altro punto: il rischio maggiore per lo Stato riguardava soltanto dieci milioni di mascherine. Per tutto il resto era «sensibilmente più contenuto». Tanto che quella proposta, secondo gli avvocati dello Stato, doveva essere «rideterminata». Poi, il 31 ottobre 2025, il governo ha firmato: 100.221.429 euro per chiudere la causa principale e i contenziosi collegati.

È questa la storia che raccontano due pareri finora inediti dell’Avvocatura generale dello Stato, del 24 novembre 2024 e del 27 luglio 2025, nella vicenda di JC Electronics, la società che durante il Covid, grazie a un foglio lasciato alla portineria della Protezione civile, ottenne una commessa alla quale poi non fu dato seguito. Da lì è nato un contenzioso concluso in primo grado con una sentenza favorevole alla società. E poi con la transazione da cento milioni. La vicenda ha provocato anche uno scontro politico. Dario Bianchi, fondatore di JC, è diventato uno dei testimoni centrali della commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid ed è stato più volte presente alle manifestazioni di Fratelli d’Italia. In passato JC aveva anche finanziato FdI, seppure con una cifra inferiore ai mille euro. La transazione è poi diventata oggetto di un’inchiesta della Procura di Roma, aperta dopo un esposto dell’ex premier Giuseppe Conte.

I pareri dell’Avvocatura aiutano ora a ricostruire cosa accadde prima dell’accordo. Il primo documento arriva dopo la sentenza del Tribunale di Roma. JC ha vinto: 203.012.065 euro, oltre interessi e rivalutazione. La società chiede l’esecuzione e contemporaneamente propone «l’apertura di un tavolo negoziale di trattativa». La risposta dell’Avvocatura è durissima. La decisione «appare erronea sotto plurimi profili». Il Tribunale avrebbe innanzitutto sbagliato nel considerare la commessa un contratto aperto anziché «un contratto a corpo, avente ad oggetto la consegna di 10 milioni di dpi». Da quella «arbitraria ricostruzione dei fatti» sarebbe derivata la condanna calcolata sui circa venti milioni di dispositivi consegnati. E c’è il problema delle mascherine: il consulente tecnico aveva «concluso per l’inidoneità dei dpi forniti all’uso richiesto», non essendo stato possibile accertarne l’efficacia protettiva analoga alle FFP2. Anche per questo «la sentenza appare, dunque, gravemente erronea». Conclusione: ci sono «i presupposti per proporre appello». Passano otto mesi. JC e le altre parti mettono sul tavolo 134.315.568 euro per chiudere tutti i contenziosi. Nel frattempo è stata rigettata la querela di falso presentata dallo Stato sul certificato di un laboratorio cinese e l’Avvocatura aggiorna il proprio giudizio. Sull’idoneità delle mascherine ammette che esistono «profili di criticità»: alcuni documenti «potrebbero orientare la Corte in senso sfavorevole alle ragioni erariali». Qui, insomma, perdere è possibile.

Ma sul secondo motivo d’appello, quello economicamente decisivo, la valutazione è opposta. La tesi secondo cui il contratto prevedeva «un limite massimo di fornitura quantificato in 10 milioni di mascherine» appare «assistita da più consistenti probabilità di fondatezza». Se la Corte l’avesse accolta, avrebbe potuto calcolare il risarcimento sui 10 milioni di Dpi «e non sull’intero quantitativo» reclamato da JC. Risultato: «una assai importante riduzione dell’ammontare risarcitorio»

E infatti, per l’Avvocatura, il rischio di soccombenza era «più elevato solo» sulla parte relativa ai dieci milioni di dispositivi e «sensibilmente più contenuto» sul resto. Per questo la proposta da 134 milioni «parrebbe suscettibile di rideterminazione» sulla base «dell’effettiva alea dei giudizi». Non è ancora un via libera. Dopo ulteriori interlocuzioni e le insistenze del ministero, però, l’Avvocatura cederà. E il governo firmerà l’accordo: 100 milioni, prima che la Corte d’appello possa decidere anche soltanto sulla sospensiva.

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