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Mounk: “La sinistra superi il welfare state e riparta dai lavoratori impoveriti”

Yascha Mounk 

 

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Per il politologo l’errore è aver sposato le classi sociali medio-alte: “Muratori e idraulici oggi votano a destra”
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LONDRA – «La sinistra ha tanti scogli all’orizzonte e non mi sembra che si stia attrezzando per risolverli». Parla a Repubblica il politologo e intellettuale tedesco-americano Yascha Mounk, 44 anni, grande esperto di populismi, professore alla Johns Hopkins University a Washington e autore dell’ultimo La Trappola Identitaria (Feltrinelli).

Mounk, la rivolta popolare sulla casa e sul welfare è esplosa anche contro Pedro Sánchez in Spagna, uno dei premier più di sinistra d’Europa. Cosa sta succedendo?

«La sinistra ha due problemi. Il primo è di lunga data: è vittima del proprio successo, ossia del welfare e dello stato assistenziale del Dopoguerra, che sono state delle enormi conquiste per diverse generazioni. Ma ora quel modello è al limite: crescita anemica, tanti anziani, età medio alta… Le politiche degli anni Cinquanta e Sessanta, per cui chiedevamo continuamente stato sociale e benefit, non funziona più o è più complesso di un tempo. L’Europa e la sinistra devono reinventarsi, sop…

LONDRA – «La sinistra ha tanti scogli all’orizzonte e non mi sembra che si stia attrezzando per risolverli». Parla a Repubblica il politologo e intellettuale tedesco-americano Yascha Mounk, 44 anni, grande esperto di populismi, professore alla Johns Hopkins University a Washington e autore dell’ultimo La Trappola Identitaria (Feltrinelli).

Mounk, la rivolta popolare sulla casa e sul welfare è esplosa anche contro Pedro Sánchez in Spagna, uno dei premier più di sinistra d’Europa. Cosa sta succedendo?

«La sinistra ha due problemi. Il primo è di lunga data: è vittima del proprio successo, ossia del welfare e dello stato assistenziale del Dopoguerra, che sono state delle enormi conquiste per diverse generazioni. Ma ora quel modello è al limite: crescita anemica, tanti anziani, età medio alta… Le politiche degli anni Cinquanta e Sessanta, per cui chiedevamo continuamente stato sociale e benefit, non funziona più o è più complesso di un tempo. L’Europa e la sinistra devono reinventarsi, soprattutto per quanto riguarda la tecnologia. Poi c’è un secondo problema».

Quale?

«L’ha descritto benissimo Thomas Piketty con il concetto di “Brahmin Left”: prima chi votava sinistra, era spesso qualcuno con un lavoro manuale, umile. Invece, anni fa la sinistra ha deciso di sposare le classi medio-alte della società, diventate la priorità a dispetto dei muratori e degli idraulici. Che ora votano a destra, se non destra estrema. È cruciale che la sinistra torni a parlare alle classi operaie e lavoratrici. Infine, c’è un terzo problema: la sinistra dice che dobbiamo difendere i più deboli, ma questi li identifica spesso con i migranti, mentre può capitare che alcune fette della classe popolare europea si sentano allo stesso tempo ignorate e vogliano parlare anche delle proprie opportunità economiche e non solo di salario minimo».

E la sinistra come può riconquistare questo elettorato?

«Per prima cosa, la sinistra deve tornare a parlare la loro lingua. Quando il Pci in Italia e l’Spd in Germania avevano un seguito molto ampio, tanti loro dirigenti non erano nemmeno laureati (Berlinguer incluso lasciò l’università, ndr), venivano dai sindacati, dalle case popolari. La Spd in Germania deve parlare agli operai, a coloro che soffrono l’emergenza abitativa, per bloccare l’avanzata della destra populista. Invece, si concentrano sulle piste ciclabili come i Verdi. Secondo, non bisogna ignorare le paure e priorità di queste fasce popolari, che da 20-30 anni vogliono meno migranti: e se li chiami fascisti per questo, allora si rivolgono davvero ai fascisti».

Però almeno il primo ministro britannico e laburista Andy Burnham ha invertito la tendenza. È uno che sa parlare al popolo e agli operai a sinistra. Non a caso sta rubando voti a Farage, no?

«Non c’è dubbio che, a differenza del precedessore Starmer, Burnham è carismatico, autentico, sa parlare alla gente in maniera naturale. Ma se per esempio prendiamo gli alloggi, nel Regno Unito è difficilissimo costruire nuove abitazioni, a causa delle troppe regole. Ciò è un problema cruciale e così la vita diventa impossibile per chi ha uno stipendio medio. E poi ho paura che stiamo esagerando il successo di Burnham: è sotto al 30% nei sondaggi, e non mi pare che abbia una vera visione per la Gran Bretagna, soprattutto a livello economico».

Ma Burnham è stato abbastanza chiaro: più Stato e meno neoliberismo, come ha già dimostrato a Manchester, dove è stato un sindaco di successo per nove anni.

«Ma c’è differenza tra essere un sindaco popolare e un leader nazionale con una visione per risolvere i problemi strutturali di un Paese come il Regno Unito, che non ha neanche tanti soldi. Li porteranno riforme che contemplano più Stato? Non so. Altrimenti, tra due anni Burnham rischia di fare la stessa fine di Starmer. Mentre in Francia Mélenchon sta infliggendo altre ferite alla sinistra, abbracciando e fomentando il nichilismo degli incendi degli studenti. Se Mélenchon arrivasse al secondo turno delle presidenziali, Le Pen stravincerebbe».

L’intelligenza artificiale complicherà la vita alla sinistra?

«Difficile fare previsioni ora. Ma se diminuiranno i posti di lavoro, aumenterà di certo la rabbia, soprattutto in Europa che al momento sull’IA è irrilevante. E di questa rabbia ne approfitteranno soltanto l’estrema sinistra e l’estrema destra».

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