Qual è la posta in gioco sulle stragi. Trovare il vero movente, cristallizzare il contesto? O riscriverne la storia? È la domanda che pesa di più, di fronte allo scontro che monta sul caso Scarpinato. Dal Tg 1 ecco il biasimo della presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo per il senatore 5S, mentre rispunta Andrea Delmastro via Fb per chiederne le dimissioni. La destra alza il tiro sul parlamentare ed ex pm Roberto Scarpinato, nel finale di una legislatura già profondamente segnata da guerre e veleni sulla giustizia. Ma si divide anche la magistratura, dentro e fuori il Csm: e non è escluso che tutto diventi materiale di propaganda alla vigilia – destinata a scaldarsi – delle elezioni per i nuovi consiglieri di Palazzo Bachelet.
Due blocchi schierati su posizioni opposte si contendono la lettura di quello che ha circondato la strategia del terrore (da Palermo ai Georgofili). Da un lato Mi e Unicost, insieme ad alcuni laici del Csm, attaccano Scarpinato per aver reagito d…
Qual è la posta in gioco sulle stragi. Trovare il vero movente, cristallizzare il contesto? O riscriverne la storia? È la domanda che pesa di più, di fronte allo scontro che monta sul caso Scarpinato. Dal Tg 1 ecco il biasimo della presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo per il senatore 5S, mentre rispunta Andrea Delmastro via Fb per chiederne le dimissioni. La destra alza il tiro sul parlamentare ed ex pm Roberto Scarpinato, nel finale di una legislatura già profondamente segnata da guerre e veleni sulla giustizia. Ma si divide anche la magistratura, dentro e fuori il Csm: e non è escluso che tutto diventi materiale di propaganda alla vigilia – destinata a scaldarsi – delle elezioni per i nuovi consiglieri di Palazzo Bachelet.
Due blocchi schierati su posizioni opposte si contendono la lettura di quello che ha circondato la strategia del terrore (da Palermo ai Georgofili). Da un lato Mi e Unicost, insieme ad alcuni laici del Csm, attaccano Scarpinato per aver reagito duramente al provvedimento con cui il Gip di Caltanissetta Santi Bologna gli attribuisce un’attività “depistante”, nel voler escludere la pista mafia-appalti dall’orizzonte del massacro di via D’Amelio. Dall’altro, le toghe progressiste non si accodano: un silenzio che parla. Mentre il Pd mette nero su bianco: “La destra usa l’Antimafia come una clava. Ma non sarà consentito a nessuno, tantomeno a questa destra, scrivere la storia del Paese”.
La destra in pressing per le dimissioni
Nel conflitto tra maggioranza e opposizioni interviene la presidente Colosimo: “Trovo veramente surreale, impensabile, che un ex magistrato dia del bullo a un procuratore della Repubblica e a un giudice", sottolinea. “L'attività è depistante perché cercare di far credere che Paolo Borsellino conoscesse l'archiviazione dell’indagine su mafia-appalti è falso. Nella famosa riunione del 14 luglio, un'inconsueta riunione, Borsellino non fu informato di quell'archiviazione. Dirlo oggi, dopo tanti anni, e indurre a dirlo, è depistante”.
Il riferimento è alle parole con cui il senatore 5S aveva accusato: “Il provvedimento del gip Bologna dà di fatto manforte al bullismo politico di cui sono stato bersaglio”, avendo sempre contrastato – è l’analisi - la tesi delle stragi originate solo da vicende di affari e appalti che allontanano l’estremismo nero, o la caccia ai raffinatissimi mandanti esterni. A chiedere che Scarpinato lasci la bicamerale ecco anche l’ex sottosegretario Delmastro (che in quella stessa commissione si è dovuto sottoporre alle domande dei colleghi, spiegando che non sapeva chi fosse il presunto riciclatore Mauro Carroccia, ai tempi della Bisteccheria). “Io mi sono dimesso pur senza che i fatti avessero alcun nesso con la mia attività istituzionale e senza essere indagato, Scarpinato cosa aspetta a dimettersi?", scrive su Fb il deputato meloniano. Subito rintuzzato da M5s e Pd: “Un delirio”, “Ma è Delmastro vero o un fake?”, “Avanspettacolo che non fa ridere”.
Csm e magistratura divise sulle parole del Gip
Si muovono anche le correnti delle toghe. Quelle di Magistratura Indipendente, il gruppo più vicino al centrodestra, insieme ai centristi di Unicost manifestano solidarietà al gip di Caltanissetta Bologna. “Inaccettabile che un singolo magistrato venga accusato di falsità o di dare manforte al bullismo politico”, è la solidarietà manifestata dalla consulta Giovani di Mi verso il 39enne collega nisseno. Anche al Consiglio superiore è già pronta la richiesta di una pratica a tutela per gli stessi magistrati di Caltanissetta presentata dal laico (quota Renzi) Ernesto Carbone. Che scrive: “Criticare un provvedimento è legittimo. Delegittimare il giudice che lo ha firmato no. Le parole del senatore hanno superato questo confine. Non si discute più la decisione: si processa chi l'ha presa. Ma sulle stragi del '92-'93 non servono sospetti sui giudici, serve rigore".
Ed è proprio sul terreno cruciale di quelle stragi, che filtrano analisi di segno opposto, da fonti dell’Anm e delle toghe progressiste. Secondo cui le personalità politiche finite nell’occhio del ciclone “hanno sempre fatto dichiarazioni per difendersi e spiegare, anche da non indagati. Mentre non va smarrita la volontà di cercare i veri responsabili”.
Il Pd: a chi fa paura la verità sulle stragi
Ben al di là del bersaglio Scarpinato, è il ragionamento dell’opposizione, l’obiettivo è circoscrivere le stragi a un perimetro puramente militare, di mafie e business. La destra si prepara a depositare la sua relazione su questo dossier, ben prima della fine della legislatura. “E’ l’ennesimo capitolo di un uso politico della commissione Antimafia da parte della maggioranza, che non può escludere nessun parlamentare dai lavori parlamentari”, scrive il gruppo pd in Antimafia, dopo la lunga riunione voluta dal capogruppo Walter Verini, nella nota firmata con Enza Rando, Debora Serracchiani, Giuseppe Provenzano, Valentina Ghio, Anthony Barbagallo, Franco Mirabelli, Valeria Valente.
“L’esito che arriva da Caltanissetta non sorprende: quello di escludere che dietro le stragi di Capaci e di Via d'Amelio possano esserci state altre cause e altri moventi oltre al filone mafia-appalti. Ma ci ha pensato la Cassazione a bocciare questo indirizzo, imponendo giustamente a Caltanissetta di proseguire indagini, per esempio, sui rapporti tra stragi ed estremismo neofascista”, scrivono i commissari dem. “Noi pensiamo, e lo riaffermeremo nella relazione di minoranza, che anche altri siano stati i filoni che guidarono quelle stragi: filoni legati alla volontà di indirizzare e orientare il corso politico del Paese. Velabro, San Giovanni in Laterano, Via dei Georgofili, Via Palestro, il mancato attentato allo Stadio Olimpico possono avere avuto connessioni e disegni con le stragi di Palermo. E non sarà consentito a nessuno, tantomeno a questa destra, scrivere a proprio piacimento la storia del Paese, occultando responsabilità e complicità".