ROMA – «Ogni giorno che passa è già tardi», si stringe nelle spalle Angelo Bonelli, il co-leader di Avs che più si è battuto per evitare la sfida ai gazebo. «Ora dobbiamo dire agli italiani cosa vogliamo fare, sennò rischiano di ridurre l’intero progetto a una contesa personale».
Quand’è “ora”? Domani, fra una settimana, un mese?
«Vuol dire subito. Urge scrivere il programma e solo dopo stabilire la data delle primarie, visto che sono state decise. Anche se non da noi».
Schlein e Conte vi hanno escluso dall’accordo. Se l’è presa?
«Premesso che stimo entrambi, ribadisco quel che Avs ha sempre detto: le primarie sono molto pericolose per il centrosinistra. In una fase storica in cui le destre avanzano in tutto il mondo e presto potrebbero vincere in Spagna e in Francia, occorreva uno sforzo per trovare una sintesi politica in grado di impedire la riconferma di Giorgia Meloni in Italia. Sotto una tale spinta l’Ue rischia di disgregarsi».
E che c’entra con le primarie?
«La gara a chi pr…
ROMA – «Ogni giorno che passa è già tardi», si stringe nelle spalle Angelo Bonelli, il co-leader di Avs che più si è battuto per evitare la sfida ai gazebo. «Ora dobbiamo dire agli italiani cosa vogliamo fare, sennò rischiano di ridurre l’intero progetto a una contesa personale».
Quand’è “ora”? Domani, fra una settimana, un mese?
«Vuol dire subito. Urge scrivere il programma e solo dopo stabilire la data delle primarie, visto che sono state decise. Anche se non da noi».
Schlein e Conte vi hanno escluso dall’accordo. Se l’è presa?
«Premesso che stimo entrambi, ribadisco quel che Avs ha sempre detto: le primarie sono molto pericolose per il centrosinistra. In una fase storica in cui le destre avanzano in tutto il mondo e presto potrebbero vincere in Spagna e in Francia, occorreva uno sforzo per trovare una sintesi politica in grado di impedire la riconferma di Giorgia Meloni in Italia. Sotto una tale spinta l’Ue rischia di disgregarsi».
E che c’entra con le primarie?
«La gara a chi prende un voto in più amplifica le differenze e può lasciare scorie difficili da smaltire».
Era meglio un federatore?
«Non voglio insistere su un tema non condiviso, né passare per un manovratore occulto».
Ma lei un nome terzo ce l’aveva?
«Se c’era l’intenzione, lo avremmo individuato insieme».
Quindi ha sbagliato Schlein a rifiutare l’offerta di Conte a fare entrambi un passo indietro?
«La priorità è il programma, dal momento che ci troviamo di fronte a una premier specializzata nella menzogna. Lei dice che va tutto bene, ma in 4 anni abbiamo il record di pressione fiscale, gli stipendi reali calati dell’8% e il carrello della spesa aumentato del 20. Dovremmo dedicarci, tutti, a smontare le sue bugie, anziché a questo dibattito surreale».
Scriverlo potrebbe rivelarsi più difficile del previsto: tornerete alle 281 pagine dell’Unione?
«No, dovrà essere snello, fondato sui cinque assi: riforma fiscale per diminuire la pressione sul ceto medio; investimenti sulla sanità pubblica; politica energetica per ridurre il costo delle bollette e gli effetti della crisi climatica; piano giovani per incentivarli a restare, anche attraverso l’aumento degli stanziamenti su scuola, ricerca e università che sono sotto la media Ocse; politica internazionale, sciogliendo il nodo Ucraina».
Facile a dirsi, ma come farete?
«Che si debba sostenere Kiev siamo tutti d’accordo. Ma bisogna uscire dalla diatriba: armi sì o no. L’Ucraina ha una grande capacità di auto-produzione di armi, specie nella costruzione di droni. Gli aiuti possono anche essere di natura finanziaria. Se ci si siede a un tavolo una proposta comune si trova. Dopo 5 anni non si può pensare di continuare la guerra ad libitum».
Che tempi prevede?
«Non possiamo completare il programma a ridosso delle elezioni. Dobbiamo illustrarlo al Paese, fare iniziative sul territorio, portare nelle piazze i nostri assi portanti. Bisognerebbe chiudere al massimo entro fine novembre».
E le primarie? Conte spinge per farle entro l’anno, Schlein tra gennaio e marzo. E voi?
«Tra gennaio e marzo mi sembra un po’ tardi. Fissiamo le regole e facciamole il prima possibile».
Avs avrà un suo candidato?
«Ne dobbiamo ancora discutere».
Saranno aperte anche agli esterni o solo ai leader di partito?
«Mi sembra complicato impedire candidature esterne. Noi non siamo la destra che alza il numero delle firme per scoraggiare i competitor. Certo, il centro diviso non aiuta».
Ostacola anche la stesura del programma?
«Eh sì perché va scritto con tutti gli alleati. Ma attenzione che su queste lentezze Meloni si inserisce. Sono convinto che voglia andare a votare tra marzo e aprile per anticipare le decisioni della Consulta sulla legge elettorale».
C’è sempre Mattarella, però.
«Meloni potrebbe dimettersi spiegando di voler allineare le politiche alla scadenza naturale, anche per evitare il voto a ottobre in concomitanza con la stesura della legge di bilancio. E noi corriamo un rischio serio: non farci trovare pronti».