Il timing della Consulta sulla legge elettorale, possibile decisione già a febbraio
Potrebbe arrivare già a partire dal mese di febbraio un'eventuale pronuncia della Corte costituzionale sui ricorsi annunciati contro la riforma della legge elettorale. Secondo gli esperti, il timing prevede una serie di passaggi che si svolgeranno nell'arco di almeno tre mesi e mezzo.
I ricorsi
Entrando nel dettaglio, i ricorsi "in via di redazione" da parte della Rete che riunisce organizzazioni, associazioni, comitati di costituzionalisti, giornalisti, avvocati e cittadini dovrebbero essere presentati in una trentina di Tribunali civili italiani. Saranno depositati appena la legge entrerà in vigore, ossia quindici giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. In sostanza, i firmatari chiederanno l'accertamento di una lesione del diritto di voto legato alla riforma.
I tribunali
Una volta depositato il ricorso, i tribunali dovrebbero adottare un procedimento semplificato con cui si prevede che il giudice possa fissare l'udienza dopo 40 giorni per ascoltare le ragioni del ricorso. A quel punto si riserverà di decidere e, se lo riterrà, emetterà un'ordinanza in cui solleva una questione di legittimità costituzione davanti alla Consulta.
L'ordinanza dovrà poi essere notificata alle parti interessare - a partire dal presidente del Consiglio dei ministri - ed entro 20 giorni dalla notifica il presidente della Consulta potrebbe già fissare l'udienza nei successivi 20 giorni. L'obiettivo "è che la pronuncia della Corte arrivi nei tempi utili" per le elezioni, ha detto il coordinatore della Rete contro la riforma della legge elettorale Roberto Zaccaria, spiegando che i ricorsi sono "in via di redazione" e saranno pronti per essere depositati nei tribunali non appena entrerà in vigore la riforma.
Dieci anni fa la sentenza sull’Italicum
La Corte costituzionale, con ogni probabilità, sarà quindi chiamata a decidere sulla legge elettorale a dieci anni esatti di distanza dalla sentenza depositata a febbraio 2017 in cui dichiarò parzialmente illegittimo l'Italicum. In particolare stoppò il turno di ballottaggio tra le due liste più votate nel caso in cui nessuna avesse raggiunto il 40% dei voti, ritenendolo lesivo della rappresenterà e della parità del voto.
Mentre disse sì ai capilista bloccati - riconoscendo su questo piano il ruolo dei partiti - e al premio di maggioranza considerato ragionevole per la lista che raggiunge il 40% dei voti.