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Il pressing di Conte sulla data delle primarie: “Dobbiamo affrettarci”

Giuseppe Conte 
Il clima teso con la segretaria Schlein e la disputa sul voto online. Nel fine settimana tutti i leader saranno insieme sullo stesso palco
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ROMA – A guardarli solcare il corridoio dei passi perduti, tutto si potrebbe pensare tranne che abbiano raggiunto un’intesa. Elly Schlein e Giuseppe Conte, entrambi presenti alla Camera per il voto finale sulla legge elettorale, fanno qualsiasi cosa pur di schivarsi. Anche quando, davanti all’ascensore che porta di sopra, negli uffici dei gruppi, i due sulla carta alleati quasi si sfiorano, ma evitano accuratamente di fermarsi. E parlare. Limitandosi a un saluto fugace.

Pesa la notizia del faccia a faccia segreto, svelato ieri da Repubblica, durante il quale il capo del M5S ha proposto alla segretaria del Pd di fare insieme retromarcia sulle primarie per individuare un federatore gradito a tutta la coalizione, ma lei ha risposto picche. Un colloquio che doveva restare riservato e invece è uscito sui giornali. Con gran dispetto del Nazareno, impegnato fino a tarda sera a minimizzare: «Non è la prima volta che si vedono, era un appuntamento come tanti».

Peccato tuttavia che di buon mat…

ROMA – A guardarli solcare il corridoio dei passi perduti, tutto si potrebbe pensare tranne che abbiano raggiunto un’intesa. Elly Schlein e Giuseppe Conte, entrambi presenti alla Camera per il voto finale sulla legge elettorale, fanno qualsiasi cosa pur di schivarsi. Anche quando, davanti all’ascensore che porta di sopra, negli uffici dei gruppi, i due sulla carta alleati quasi si sfiorano, ma evitano accuratamente di fermarsi. E parlare. Limitandosi a un saluto fugace.

Pesa la notizia del faccia a faccia segreto, svelato ieri da Repubblica, durante il quale il capo del M5S ha proposto alla segretaria del Pd di fare insieme retromarcia sulle primarie per individuare un federatore gradito a tutta la coalizione, ma lei ha risposto picche. Un colloquio che doveva restare riservato e invece è uscito sui giornali. Con gran dispetto del Nazareno, impegnato fino a tarda sera a minimizzare: «Non è la prima volta che si vedono, era un appuntamento come tanti».

Peccato tuttavia che di buon mattino sia stato Conte in persona a confermare l’intera ricostruzione. Prima di approdare a Montecitorio, l’avvocato si palesa negli studi di Coffee break su La7 e, serafico, ammette: «Non nego il recentissimo incontro e neppure che ho invitato Schlein a valutare se c’era la disponibilità a fare un passo indietro, tutti i leader, me compreso, per proporre all’elettorato una terza figura. Non ho fatto nomi perché Schlein mi ha detto che per lei questa disponibilità non c’è». Dichiarazioni vissute dai dem come l’ennesimo sgarbo. Spia di un clima tutt’altro che sereno.

La controprova arriva a stretto giro. Quando l’ex premier giallorosso, assediato dai cronisti in transatlantico, spiega che c’è poco da aggiungere a quanto già pubblicato. E poi però aggiunge un dettaglio utile a spostare la contesa su un nuovo terreno. Stabilito che sarà il popolo del centrosinistra a scegliere chi dovrà guidare il campo largo alle politiche, a dividere gli alleati è il timing, la data dei gazebo. Igor Taruffi, responsabile Organizzazione del Pd, sabato scorso ha indicato una scadenza approssimativa: l’inizio del prossimo anno. Tra metà gennaio e marzo, ogni weekend può essere quello buono. Per due motivi, essenzialmente: aspettare il pronunciamento della Corte costituzionale, che potrebbe modificare aspetti essenziali del Melonellum, ed evitare il logoramento del candidato premier progressista. Ragionamenti che tuttavia non sembrano convincere Conte. «Non possiamo arrivare a ridosso della campagna elettorale che stiamo ancora a parlare di primarie», avverte. «Dobbiamo assolutamente affrettarci, non possiamo rimanere lì, a tempo indefinito, nella totale incertezza», sibila tra un voto e l’altro. Il timore è di spingersi troppo in là, specie se - come si paventa tra le fila delle opposizioni - le urne potrebbero essere anticipate a fine aprile o inizio maggio. Il capo dei 5 stelle lo dice chiaro: «Credo sia abbastanza probabile che in primavera si vada a elezioni, i nostri tempi sono dettati dalla necessità di farsi trovare pronti». Anche qui: una lettura diversa da quella del Nazareno, che invece invita a considerare come Lega e Forza Italia, in difficoltà sondaggi alla mano, faranno di tutto per portare la legislatura a scadenza naturale. In ogni caso «ne parleremo con gli alleati, stessa cosa su modalità e tempi delle primarie», concede Conte. Ben sapendo che da dirimere resta pure il nodo del voto online, che il Movimento vuole e una parte del Pd preferirebbe evitare. Vedasi l’alert dei riformisti sul rischio di interferenze esterne.

Segno di una coabitazione sempre più difficile, ma obbligata. Anche dai prossimi appuntamenti simil-elettorali. Sabato Schlein e Conte saliranno sullo stesso palco alla festa del Manifesto, insieme a Bonelli e Fratoianni. Il giorno successivo su quello di Fanpage. Costretti a far buon viso a cattivo gioco.

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