Duro scontro tra le opposizioni e il ministro della Difesa Guido Crosetto sullo schieramento di un contingente militare in Arabia Saudita e in altri Paesi del Golfo durante l’offensiva statunitense contro l’Iran: un’operazione iniziata a metà marzo che prosegue ancora oggi, mentre si è riaperto il conflitto tra Riad e gli Houthi. Lo scorso 18 settembre un attacco dei fondamentalisti yemeniti filoiraniani contro la base saudita di Taif ha danneggiato un velivolo Eurofighter dell’Aeronautica.
Il dibattito è stato molto acceso. Ha affrontato la forma e la sostanza della vicenda, oltre alla questione dell’informazione trasmessa al Parlamento, che i rappresentati di Pd, Avs e M5S hanno denunciato come “inesistente”. Dalla metà di marzo - in cui i reparti italiani sono diventati operativi - alla metà di giugno – quando il generale Luciano Portolano ne ha brevemente parlato in audizione – non ci sono state notizie.
Decisione dei vertici militari
Il ministro ha definito “un rischieramento” l’…
Duro scontro tra le opposizioni e il ministro della Difesa Guido Crosetto sullo schieramento di un contingente militare in Arabia Saudita e in altri Paesi del Golfo durante l’offensiva statunitense contro l’Iran: un’operazione iniziata a metà marzo che prosegue ancora oggi, mentre si è riaperto il conflitto tra Riad e gli Houthi. Lo scorso 18 settembre un attacco dei fondamentalisti yemeniti filoiraniani contro la base saudita di Taif ha danneggiato un velivolo Eurofighter dell’Aeronautica.
Il dibattito è stato molto acceso. Ha affrontato la forma e la sostanza della vicenda, oltre alla questione dell’informazione trasmessa al Parlamento, che i rappresentati di Pd, Avs e M5S hanno denunciato come “inesistente”. Dalla metà di marzo - in cui i reparti italiani sono diventati operativi - alla metà di giugno – quando il generale Luciano Portolano ne ha brevemente parlato in audizione – non ci sono state notizie.
Decisione dei vertici militari
Il ministro ha definito “un rischieramento” l’invio di cinquecento militari con aerei da caccia, velivoli radar, missili terra-aria e cannoni contraerei in una zona coinvolta nei combattimenti: “Non è stata una scelta politica ma una scelta tecnica. La politica prende atto delle proposte dai tecnici che hanno decenni di esperienza”. In pratica, secondo il ministro la responsabilità è stata dello Stato maggiore della Difesa, ossia il vertice delle forze armate.
“Mi spiega dov’è il rischieramento difensivo? – ha replicato il deputato del Pd Vincenzo Amendola - Stiamo parlando di una missione di guerra in un quadrante di guerra e il Parlamento non solo dovrebbe essere informato ma anche coinvolto. Non è un tema di rapporto tra governo e opposizione ma di rispetto del Parlamento per valutare target, finanziamenti, sicurezza dei nostri militari”.
“Considero la flessibilità operativa una necessità”, ha insistito Crosetto: “Non possiamo rinunciare a spostare le persone se serve”. Il ministro ha letto un documento in cui si parla di “processo evolutivo in atto nell’operazione Ineherent Resolve”: “Questa è la citazione sulla base della quale lo Stato maggiore ha chiesto il rischieramento in Arabia Saudita”. Ineherent Resolve è la missione internazionale per la lotta all’Isis, che prevedeva la ricognizione aerea sull’Iraq e l’addestramento delle forze locali impegnate contro Daesh: come hanno ribadito le opposizioni, non ha nulla a che vedere con la protezione contro droni e missili dei Paesi del Golfo presi di mira dalla rappresaglia iraniana per i bombardamenti israelo-statunitensi.
Attività esclusivamente difensiva
Quanto alla nuova fase del conflitto tra sauditi e fondamentalisti yemeniti, su domanda dei deputati Pd il ministro ha precisato: “Gli assetti mandati sono esclusivamente difensivi, nessuno è mai stato usato per nient’altro. Si parla soltanto di difesa delle popolazioni delle città dagli attacchi missilistici. Nessun supporto è stato dato ad azioni di guerra: non sarebbe normativamente possibile, non è intenzione nostra. Gli Houthi stessi si sono sentiti in dovere di uscire con un comunicato stampa che diceva “non abbiamo nulla con l’Italia, non c’è la volontà di colpirla. L’atteggiamento di terzietà dell’Italia è chiaro anche alle parti in guerra. Mi stupisco che gli Houthi ne abbiano contezza e qua invece si metta in dubbio che noi non siamo terzi in questo confronto”.
L’autorizzazione del Parlamento
“Se il quadro giuridico non lo avesse consentito, ci sarebbe stato bisogno di un passaggio formale – ha sostenuto Crosetto -. Ma dato che lo consentiva, i passaggi sono stati fatti, tramite le audizioni del ministro di Difesa e Esteri, del capo di Stato maggiore e del Covi. Potevano essere fatti in modo più dettagliato? Può darsi, forse dovevano andare nel dettaglio tecnico più rilevante e me ne prendo la responsabilità per la prossima volta ma nulla è avvenuto di nascosto. Il quadro giuridico era a posto”. Per Crosetto non si trattava di una nuova missione – che avrebbe dovuto venire autorizzata al Parlamento – ma solo appunto di “un rischieramento” nell’ambito della già approvata operazione anti-Isis Ineherent Resolve. Amendola del Pd ha fatto notare come sul sito del Ministero la “Task Force Arabia” fosse presentata come una nuova missione. Per Crosetto in questo caso si è trattato di un errore dello Stato Maggiore: “Si scrive missione quando è autorizzata una missione. Se scrivi missione senza che sia autorizzata la missione, qualcuno ha sbagliato e qualcuno deve pagare”. La scheda web è stata poi rimossa. Ambienti della Difesa spiegano che “con il termine missione ci si riferisce al compito assegnato e le concrete azioni di difesa svolte nell’ambito di un’operazione già in corso. La parola viene comunemente utilizzata anche come sinonimo di operazione”.
“Allo stesso modo - ha proseguito Crosetto - mi auguro che alla Camera e al Senato si capisca chi ha sottratto la parola “Arabia Saudita” rispetto al documento ufficiale”. Maurizio Gasparri, presidente della Commissione Esteri, ha aggiunto: “Faremo le verifiche sui documenti cartacei, la documentazione dà conto della situazione del 2025 e del 2026. In quella del 2026 alla pagina 189 c’è la parola “Arabia Saudita”: non vorrei che i colleghi dell’opposizione non l’avessero letta…”. Le opposizioni hanno fatto notare che comunque negli interventi del ministro e della maggioranza si parla di una “menzione” e di una “parola”: non di una comunicazione dettagliata sull’attività di centinaia di militari e decine di sistemi in una regione dove si stava combattendo una guerra. Quanto al sito web del ministero, ambienti della Difesa spiegano che “con il termine missione ci si riferisce al compito assegnato e le concrete azioni di difesa svolte dai reparti nell’ambito di un’operazione già in corso. La parola viene comunemente utilizzata anche come sinonimo di "operazione".
Le critiche dell’opposizione
Per Giuseppe Provenzano del Pd “c’è stato un vulnus con il Parlamento che va sanato”. Il presidente ha però interrotto e concluso il dibattito, nonostante le richieste delle opposizioni di andare avanti: in aula stava iniziando il voto sulla legge elettorale. “Il ministro è stato veramente imbarazzante – ha commentato Arnaldo Lomuti, capogruppo del M5S in Commissione Difesa -. Abbiamo chiesto dove siano stati riposizionati i nostri caccia superstiti all’attacco sulla base di Taif e che mansioni stiano svolgendo: non ha risposto. Abbiamo infine chiesto perché la Difesa non abbia mosso un dito per tutelare uomini e mezzi nonostante l’eventualità di un attacco su Taif fosse stata pubblicamente preannunciata dagli houthi: ha ammesso che cìè stata una sottovalutazione del rischio, il che è molto, molto grave”.
“Quella dell’Arabia Saudita è un'area strategica. Quando si parla di questi temi vedo sempre, anche da parte del Governo, un timore di dire la verità con chiarezza: dire che schieriamo là i nostri militari perché siamo chiamati a difendere gli interessi internazionali e nazionali. - è stato l’intervento del vicesegretario di Azione, Ettore Rosato – “Questo andrebbe detto con orgoglio, invece si innesca un dibattito dove a destra e a sinistra ogni volta che si parla di armi e militari si abbonda di paure sullo spiegare ai nostri concittadini quanto si fa”.Il futuro dell’operazione. Il ministro ha spiegato che l’aero radar Gulfstream Caew è rientrato nel nostro Paese, mentre i caccia Eurofighter sono stati trasferiti in un’altra base saudita. Poi ha descritto gli scenari futuri: “Nello Stretto di Bab el-Mandeb la recrudescenza della minaccia Houthi è ampiamente documentata e sotto gli occhi di tutti. Questi Paesi continuano a chiedere aiuto, soprattutto l’Arabia Saudita, e sto spingendo perché la richiesta venga fatta all’Europa visto che la sicurezza energetica e il ristabilimento dell’ordine in quella zona del mondo riguarda tutta l’Ue. Se l’Europa fosse sorda e ci fosse la necessità di costruire qualcosa ad hoc, dovremo necessariamente passare in parlamento perché si tratterebbe di costruire una nuova missione”.