Grazia al gioielliere: pena in parte scontata e iter avviato senza strappi. Nessun segnale su Roggero
di Concetto VecchioROMA – Ha una storia molto simile a quella di Mario Roggero, il gioielliere Guido Gianni, ma sensibilmente diverso è stato l’approccio per ottenere la grazia. Intanto Gianni ha già scontato quasi metà pena: cinque anni e tre mesi a fronte di una condanna a dodici anni e quattro mesi per duplice omicidio e tentato omicidio. E si è sempre dichiarato pentito. C’è stato quindi un ravvedimento. Soprattutto la sua richiesta è arrivata sul tavolo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo la rituale istruttoria, compiuta dal tribunale di sorveglianza e dal ministero della Giustizia. La richiesta di Roggero non è mai formalmente arrivata al Quirinale. Fu un’iniziativa presa dal ministro Carlo Nordio, sorta su un’onda emotiva cavalcata dal ministro Matteo Salvini. Perdipiù Roggero è in carcere da poco tempo e non si è dimostrato pentito, non lo era al momento dell’arresto, almeno. Anzi ha sempre rivendicato il suo gesto. «Lo rifarei», ha ripetuto più volte.
Non è vero che Mattarel…
ROMA – Ha una storia molto simile a quella di Mario Roggero, il gioielliere Guido Gianni, ma sensibilmente diverso è stato l’approccio per ottenere la grazia. Intanto Gianni ha già scontato quasi metà pena: cinque anni e tre mesi a fronte di una condanna a dodici anni e quattro mesi per duplice omicidio e tentato omicidio. E si è sempre dichiarato pentito. C’è stato quindi un ravvedimento. Soprattutto la sua richiesta è arrivata sul tavolo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo la rituale istruttoria, compiuta dal tribunale di sorveglianza e dal ministero della Giustizia. La richiesta di Roggero non è mai formalmente arrivata al Quirinale. Fu un’iniziativa presa dal ministro Carlo Nordio, sorta su un’onda emotiva cavalcata dal ministro Matteo Salvini. Perdipiù Roggero è in carcere da poco tempo e non si è dimostrato pentito, non lo era al momento dell’arresto, almeno. Anzi ha sempre rivendicato il suo gesto. «Lo rifarei», ha ripetuto più volte.
Non è vero che Mattarella ha voluto dare un segnale, dicono a sera al Quirinale. Il presidente quando arriva una domanda di grazia semplicemente la esamina. E quella di Gianni è arrivata con un doppio via libera: del magistrato di sorveglianza e del ministro Nordio. Mattarella, per prassi, per una sua consuetudine, l’ha sempre concessa quando si è in presenza di questo duplice semaforo verde. L’esame avviene singolarmente, Costituzione alla mano. Caso per caso. Gianni ha superato le prove che la procedura impone.
Ha 66 anni e qualche problema di salute. Era il 18 febbraio 2008, quando uccise due malviventi di 21 anni nella sua gioielleria di Nicolosi, sulla falde dell’Etna. Sparò mentre fuggivano. Li colpì di spalle. Perciò non gli fu riconosciuta la legittima difesa. Un terzo malvivente, un pregiudicato di trent’anni, rimase ferito. Come Roggero era già stato vittima nel 1999 di un’altra rapina. Simile pure la pena: dodici e quattro mesi Gianni, 14 anni e 9 mesi Roggero.
Quindi, per quanto vi siano analogie nelle modalità, le due vicende sono sovrapponibili. Quando è stata avanzata la richiesta di Roggero non c’erano nemmeno le motivazioni della sentenza della Cassazione. Che peraltro non sono state depositate nemmeno adesso. Quella di Roggero fu un’istruttoria avviata dal ministro Nordio motu proprio senza avvisare Mattarella. Mattarella allora lo convocò – era il 16 luglio scorso – e gli spiegò che l’iniziativa spetta al presidente della Repubblica in assenza di una richiesta del diretto interessato.
Giorgio Napolitano nel 2008 inviò a Gustavo Selva, allora senatore di An, a proposito della clemenza al poliziotto Bruno Contrada, che Selva pretendeva fosse concessa d’ufficio, una lettera nella quale gli spiegava che concederla a breve distanza dalla sentenza di Cassazione si sarebbe configurata come una sorta di quarto grado di giudizio, «che non esiste nell’ordinamento, determinando un conflitto tra poteri». La grazia è un atto umanitario. Non si dà perché la sentenza è stata ingiusta. Ecco perché il caso Roggero è diverso dal caso Gianni.