Melonellum, la destra tiene. Oggi il voto finale alla Camera, la premier pensa al blitz
di Serena RiformatoROMA – E alla fine il giorno è arrivato. Il Melonellum oggi sarà legge, o sarà la porta di una crisi di governo. Finora la maggioranza ha superato la prova dei numeri, resa scontata dal voto palese. Alle 12.30, invece, attraverserà un’ultima volta le forche caudine dello scrutinio segreto per dare il via libera definitivo al provvedimento alla Camera. Prima, in dichiarazione di voto, parleranno i leader delle opposizioni, e chissà che non si trovino a dover declamare il proprio intervento davanti alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: non si è ancora placata la voce che accredita una sortita last minute in aula. Alle 16 è attesa ad Ascoli per un’inaugurazione, due ore di macchina da Roma, il tempo ci sarebbe. Suggestioni da Transatlantico. La premier ha trascorso la vigilia al Med9 a Spalato, in Croazia. Tranquilla? «Tranquilla come sempre», garantisce, mentre per tutto il giorno a Montecitorio le minoranze la accusano del contrario: «Avete paura della vostra stessa maggioranza…
ROMA – E alla fine il giorno è arrivato. Il Melonellum oggi sarà legge, o sarà la porta di una crisi di governo. Finora la maggioranza ha superato la prova dei numeri, resa scontata dal voto palese. Alle 12.30, invece, attraverserà un’ultima volta le forche caudine dello scrutinio segreto per dare il via libera definitivo al provvedimento alla Camera. Prima, in dichiarazione di voto, parleranno i leader delle opposizioni, e chissà che non si trovino a dover declamare il proprio intervento davanti alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: non si è ancora placata la voce che accredita una sortita last minute in aula. Alle 16 è attesa ad Ascoli per un’inaugurazione, due ore di macchina da Roma, il tempo ci sarebbe. Suggestioni da Transatlantico. La premier ha trascorso la vigilia al Med9 a Spalato, in Croazia. Tranquilla? «Tranquilla come sempre», garantisce, mentre per tutto il giorno a Montecitorio le minoranze la accusano del contrario: «Avete paura della vostra stessa maggioranza e degli italiani», dice la Cinquestelle Carmela Auriemma. Ancora vivida l’immagine delle vedette “meloniane” che giovedì scorso, durante lo scrutinio segreto sulle pregiudiziali, dall’ultima fila dell’emiciclo controllavano i colleghi più in basso, obbligati a votare con un solo dito perché si capisse chiaramente se avevano pigiato “sì” o “no”. Ragione per cui, ieri sera, le opposizioni hanno chiesto alla presidenza della Camera, per la seduta di oggi, precauzioni aggiuntive per tutelare la segretezza del voto.
In questo clima ieri è scivolata via l’ultima fiducia per appello nominale sull’articolo 3 (ridefinisce alcuni collegi elettorali in Alto Adige), approvato con 228 voti favorevoli, 144 contrari e tre astenuti. E infine, senza fiducia, l’articolo 8 che introduce il voto fuorisede per chi ha certificate ragioni di studio, lavoro o salute e per i caregiver familiari. Le opposizioni si sono astenute: «È solo una piccola goccia di positività nel mare di incostituzionalità e di ingiustizie di questo testo», per Filiberto Zavatti di Avs.
L’assemblea si infiamma davvero solo per pochi minuti, ma su tutt’altro. Il 4 ottobre FdI ha chiesto con una lettera le dimissioni del Cinquestelle Roberto Scarpinato dalla commissione Antimafia. La ragione sta nel provvedimento di archiviazione del gip di Caltanissetta sul filone di indagine, a carico di ignoti, sulle stragi del 1992 riguardo al dossier mafia-appalti. Il giudice accusa Scarpinato di un’attività di depistaggio e inquinamento nei confronti dell’ex pm Gioacchino Natoli. Dopo i tre voti di fiducia, il capogruppo Cinquestelle Riccardo Ricciardi prende la parola per difendere l’ex magistrato oggi collega di partito: «Noi ce lo teniamo stretto Scarpinato. Vediamo chi ha depistato, da Portella della Ginestra alla strage di Bologna... Tutte quelle stragi portano a casa vostra». L’emiciclo destro insorge tra le grida, mentre il pentastellato va all’affondo: «Noi siamo dalla parte della verità, voi dalla parte dei depistaggi». In tutta risposta, il capogruppo di FdI Galeazzo Bignami rincara la dose chiedendo la rimozione di Scarpinato anche dal Copasir. Caos. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana sospende la seduta per il «clima da stadio».
A stretto giro lo scontro si sposta nell’aula del Senato. Anche il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini protesta per la richiesta di dimissioni rivolta a Scarpinato da FdI, il «partito di Daniela Santanché, indagata per truffa all’Inps, di Augusta Montaruli condannata per peculato e di Andrea Delmastro» e dalla presidente della commissione Antimafia, Chiara Colosimo «la quale, per chi non lo sapesse, è la persona molto amica di Luigi Ciavardini terrorista nero condannato per la strage di Bologna con 85 morti e 200 feriti». A quel punto mostra una foto di Colosimo e Ciavardini insieme, gettandola in aria. Tra le grida della maggioranza inferocita, la vicepresidente Licia Ronzulli ammonisce Pirondini: «L’aula non è il suo cestino della spazzatura».