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Il trilaterale in mensa tra Conte e i leader di Avs: le primarie nel menu

Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Giuseppe Conte (ansa)

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Pranzo alla Camera per il capo del M5s con Fratoianni e Bonelli. Sul tavolo la scelta del candidato premier e i tempi per i gazebo
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ROMA – Tavoli separati a Montecitorio. Quello sul programma latita, ancora non si sa se si farà e quando, in compenso i leader del cosiddetto campo largo continuano a incontrarsi, ma a gruppi di due, mai tutti insieme appassionatamente come quel primo giorno in trattoria. Era il 16 giugno, a un tiro di schioppo da Campo de’ Fiori: sono trascorsi quattro mesi, e da allora le condizioni atmosferiche nell’alleanza anziché migliorare segnalano bufera. Complice un dibattito sulle primarie — sì, no, forse — che sta surriscaldando il clima.

La settimana scorsa è toccato a Elly Schlein e Giuseppe Conte ritrovarsi in un luogo segreto per decidere di affidare ai gazebo la scelta del candidato premier — anche se qui le versioni divergono — senza però indicare né le regole né la data, su cui restano parecchie discordanze. Ieri ad attovagliarsi al ristorante della Camera sono stati il medesimo Conte e i due leader di Avs: prima il capo cinquestelle si è intrattenuto a lungo su un divanetto con An…

ROMA – Tavoli separati a Montecitorio. Quello sul programma latita, ancora non si sa se si farà e quando, in compenso i leader del cosiddetto campo largo continuano a incontrarsi, ma a gruppi di due, mai tutti insieme appassionatamente come quel primo giorno in trattoria. Era il 16 giugno, a un tiro di schioppo da Campo de’ Fiori: sono trascorsi quattro mesi, e da allora le condizioni atmosferiche nell’alleanza anziché migliorare segnalano bufera. Complice un dibattito sulle primarie — sì, no, forse — che sta surriscaldando il clima.

La settimana scorsa è toccato a Elly Schlein e Giuseppe Conte ritrovarsi in un luogo segreto per decidere di affidare ai gazebo la scelta del candidato premier — anche se qui le versioni divergono — senza però indicare né le regole né la data, su cui restano parecchie discordanze. Ieri ad attovagliarsi al ristorante della Camera sono stati il medesimo Conte e i due leader di Avs: prima il capo cinquestelle si è intrattenuto a lungo su un divanetto con Angelo Bonelli, poi insieme sono andati a pranzo e hanno invitato Nicola Fratoianni a unirsi al loro desco. Non la segretaria del Pd che nel frattempo, scortata dalla capogruppo Chiara Braga, aveva quasi finito ed è subito scappata via, inseguita da un principio di influenza — spiega lo staff — che la tormenta da un po’.

Nel menù, oltre ai piatti stampati su cartoncino color latte, le difficoltà di una coalizione che non riesce a fare progressi, rimasta impantanata nella lotta per la leadership. A dispetto delle smentite di rito: «Non abbiamo parlato di politica», chiarisce l’ex premier. Si è trattato solo di «un proficuo scambio di vedute», confermano gli altri due commensali. «Nulla di programmato, ci siamo incrociati, siamo andati a mangiare e abbiamo discusso di legge elettorale», precisa Bonelli.

Per tanti, un’improbabile excusatio. È noto che proprio i rossoverdi siano i più ostili alle primarie: le considerano «divisive», rischiano di seminare «scorie difficili da smaltire», perciò da evitare a ogni costo. Conoscono il malumore strisciante in un pezzo di Pd: «Se Elly non le vincesse, per il nostro partito sarebbe un disastro», gli ha confessato più d’un collega. Hanno apprezzato l’offerta di Conte alla segretaria dem — «Facciamo entrambi un passo indietro e individuiamo una figura terza, di garanzia, che vada bene a tutta la coalizione» — respinta però con perdite. Ecco perché non intendono mollare. Convinti che l’intervento anti-gazebo dell’avvocato possa ancora fare breccia al Nazareno.

Sempre che sia vero quanto raccontato. A sentire Schlein non si direbbe. Ai suoi lo ha confidato, un po’ spazientita: «Non è andata come riferisce Giuseppe, lui mi ha solo chiesto se si andava dritti alle primarie e io ho risposto di sì, non ha mai ipotizzato un nostro passo indietro né un terzo nome». Due argomenti che non sarebbero stati neppure sfiorati. Per poi ritrovarseli spiattellati su Repubblica, lasciando un retrogusto davvero amaro.

Di certo c’è che tra le fila democratiche l’attivismo del capo del Movimento non è passato inosservato: «Si è messo in testa di fare il regista, vuol dare le carte», sibila un deputato di lungo corso, «non ha capito il messaggio “uno non vale uno” recapitato da Elly in direzione». I più maliziosi vedono nel pranzo a tre una saldatura 5S-Avs per spingere Conte alle primarie, se si faranno. Ma «non sarà il gioco delle sedie a dotarci di un programma convincente e di un profilo di governo», attacca il senatore Filippo Sensi: «Diamoci una mossa». Non al tavolo di un ristorante, ma a quello di coalizione, che ancora non c’è.

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