Liste di centro da federare e politica estera condivisa: il campo largo accelera
di Giovanna VitaleLo chiamano «ultimo alibi». È caduto ieri, alle 12 e 37 minuti, nell’aula della Camera. Con il varo del Melonellum — si riflette nei ranghi dell’opposizione — inizia ufficialmente la campagna elettorale per le Politiche. Perciò «ora dobbiamo accelerare», incalza per l’ennesima volta Nicola Fratoianni: «Definire in tempi rapidi il perimetro e il programma della coalizione per rendere efficace la proposta dell’alternativa». È la road map del centrosinistra atteso alla sua prova più difficile: trasformare in maggioranza di governo una minoranza parlamentare fin qui frastagliata e litigiosa.
Due gli scogli da superare, a cui però sottotraccia si sta già lavorando: ordinare le priorità dei partiti che compongono l’alleanza, anche a colpi di compromessi se serve; raggruppare in un’unica lista, al massimo due, le tante sigle centriste che insistono nel campo largo.
Lo chiamano «ultimo alibi». È caduto ieri, alle 12 e 37 minuti, nell’aula della Camera. Con il varo del Melonellum — si riflette nei ranghi dell’opposizione — inizia ufficialmente la campagna elettorale per le Politiche. Perciò «ora dobbiamo accelerare», incalza per l’ennesima volta Nicola Fratoianni: «Definire in tempi rapidi il perimetro e il programma della coalizione per rendere efficace la proposta dell’alternativa». È la road map del centrosinistra atteso alla sua prova più difficile: trasformare in maggioranza di governo una minoranza parlamentare fin qui frastagliata e litigiosa.
Due gli scogli da superare, a cui però sottotraccia si sta già lavorando: ordinare le priorità dei partiti che compongono l’alleanza, anche a colpi di compromessi se serve; raggruppare in un’unica lista, al massimo due, le tante sigle centriste che insistono nel campo largo.
Impresa non facile. Ma, rassicurano in tanti, entro fine mese entrambi gli iceberg potranno iniziare a sciogliersi. A sera, Giuseppe Conte va a giurarlo in tv: «Noi abbiamo completato il nostro percorso. Il 18 Avs presenterà il suo programma e Schlein ha l’assemblea del Pd. Un attimo dopo, veramente un attimo dopo, ci ritroveremo». Allo stesso tavolo, stavolta. Per preparare, insieme, la successione a Giorgia Meloni.
È ciò che Angelo Bonelli, l’altra metà della mela rossoverde, chiede da almeno quattro mesi. Parla, si sgola, avverte, ma poi: non succede nulla. Anzi, peggio: la segretaria democratica e il capo 5Stelle hanno continuato a rivaleggiare, evitando ogni occasione di confronto necessario a dipanare i nodi — tematici, ma non solo — che tengono in ostaggio lo schieramento progressista.
Tuttavia, negli ultimi giorni, un paio di circostanze hanno dato l’abbrivio a quel turning point atteso da tempo. La prima ha come sfondo il ristorante di Montecitorio, dove martedì si sono ritrovati a pranzo Conte, Bonelli e Fratoianni. Lì il capo del Movimento avrebbe ribadito la sua assoluta contrarietà a cedere sul “no all’invio di armi”, che intende trasformare in cavallo di battaglia alle primarie. Quando la segretaria del Pd l’ha saputo, non l’ha presa bene e ieri mattina l’ha detto chiaro al leader di Sinistra italiana incrociato in Transatlantico: «Nel programma vanno affrontati tutti i punti critici, compresi quelli su Ucraina e forniture militari, altrimenti le primarie nemmeno le facciamo e salta tutto». Un argomento totalmente condiviso da Avs. Ergo: quando ci si sederà al tavolo dell’alleanza, si dovrà trovare una «sintesi alta» anche su questo punto, per evitare che la sfida sulla leadership trascenda in contesa tra pacifisti e bellicisti.
Il secondo giro di boa avverrà la prossima settimana, densa di appuntamenti cruciali. Oltre all’assemblea del Pd e alla presentazione del manifesto di Avs, inizierà il moto di aggregazione dei “centrini”. A Palazzo Madama, grazie al prestito di un senatore 5S, nascerà una nuova componente del gruppo Misto chiamata a rappresentare (e quindi unificare) il Progetto civico di Alessandro Onorato e il Psi di Enzo Maraio. Operazione studiata per ridurre il numero delle firme necessarie per correre alle elezioni, che il Melonellum ha aumentato a dismisura. Ma pure per provare ad attrarre altri partitini della galassia moderata e riformista, a cominciare da +Europa.
In realtà il sogno di Schlein, a cui ha dedicato le ultime settimane, è convogliare tutti in un’unica lista, ma c’è il problema Matteo Renzi, inviso ai “colleghi” centristi, ricambiati con eguale cordialità dal leader di Iv. L’idea per risolverlo — accolta con freddezza, ma non ancora archiviata — sarebbe allora quella affidare a una figura autorevole il compito di federarli. Due i nomi in pole: Gaetano Manfredi e Franco Gabrielli, che domani insieme a Ernesto Ruffini lancerà le “dieci proposte per l’Italia” del movimento Più Uno.
Manca poco. Non appena anche questo capitolo verrà completato, la coalizione potrà riunirsi sul programma. E provare a imboccare la discesa verso Palazzo Chigi. Primarie permettendo.