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Giorgia Meloni fa festa in piazza e congela la data del voto: “Un dibattito surreale”

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La premier ad Ascoli per l’inaugurazione del palazzo Saladini Pilastri “Approvata una legge che rimette più potere nelle mani dei cittadini”
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Ascoli Piceno – Lascia Roma quando l’Aula della Camera ha da poco approvato la riforma della legge elettorale. Direzione Ascoli Piceno, fortino del centrodestra ma soprattutto di Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni arriva a palazzo Saladini Pilastri alle sedici in punto, come da programma. Al suo ingresso, sulle logge, sbandieratori e figuranti con gli abiti storici della Quintana danno il via alla festa. Il suono di trombe, di violini e di un pianoforte fa da sottofondo musicale alla cerimonia di inaugurazione di questo grande parco restaurato con i 39 milioni del Pnrr e intitolato a papa Niccolò IV, pontefice originario di Ascoli Piceno.

La premier taglia il nastro con accanto il sindaco Marco Fioravanti di FdI, eletto nel giugno del 2024 con il 73,9% dei voti, e il presidente delle Marche Francesco Acquaroli, anche lui Fratello, riconfermato nel 2025 con il 52,43%. È un territorio amico quello scelto da Meloni per la p…

Ascoli Piceno – Lascia Roma quando l’Aula della Camera ha da poco approvato la riforma della legge elettorale. Direzione Ascoli Piceno, fortino del centrodestra ma soprattutto di Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni arriva a palazzo Saladini Pilastri alle sedici in punto, come da programma. Al suo ingresso, sulle logge, sbandieratori e figuranti con gli abiti storici della Quintana danno il via alla festa. Il suono di trombe, di violini e di un pianoforte fa da sottofondo musicale alla cerimonia di inaugurazione di questo grande parco restaurato con i 39 milioni del Pnrr e intitolato a papa Niccolò IV, pontefice originario di Ascoli Piceno.

La premier taglia il nastro con accanto il sindaco Marco Fioravanti di FdI, eletto nel giugno del 2024 con il 73,9% dei voti, e il presidente delle Marche Francesco Acquaroli, anche lui Fratello, riconfermato nel 2025 con il 52,43%. È un territorio amico quello scelto da Meloni per la prima uscita che guarda alle prossime elezioni. Da qui, da queste ali di folla, inizia la campagna elettorale della premier. «Grazie Giorgia, siamo con te», urlano gli ascolani in piedi da ore per un selfie.

Anche se fuori da qui, nelle strade limitrofe, appare qualche cartello che vorrebbe richiamare alla realtà: «Grazie presidente Conte per il Pnrr. Fratelli d’Italia si astenne. Oggi festeggia». E poi ancora: «Pnrr: la zattera di salvataggio del governo Meloni». Sono proteste che agli occhi della premier passano inosservate. Il set il principale è questo parco, con un’antica fontana al centro e attorno ballerine che danzano. Meloni si muove già con passo da campagna elettorale pur allontanando le voci di un voto anticipato: «Io non seguo questi dibattiti abbastanza surreali sulla data del voto – dice - anche perché noi parliamo come se si votasse domani. Signori, manca un anno alla scadenza della legislatura, quindi io sto concentrata a cercare di fare il mio lavoro, gli altri discutano pure di alchimie».

È pur vero che, con l’approvazione della nuova legge elettorale, la competizione è entrata nel vivo e anche Meloni, prima con un post e poi ad Ascoli, alza i toni rispondendo alle opposizioni che hanno definito la riforma una truffa. Si dice «soddisfatta della compattezza della maggioranza. Quando la prossima volta gli italiani andranno a votare, potranno scegliere il partito, la coalizione, il programma, il candidato premier, il parlamentare dopo oltre 30 anni». Per questo, secondo la premier, «è una legge che rimette più potere nelle mani dei cittadini, che garantisce la stabilità, è una legge fatta per l’Italia».

Via da taccuini e telecamere, Meloni dedica oltre un’ora a selfie, strette di mano e saluti, mentre un drone sorveglia la zona. Ci sono i bambini delle scuole dietro uno striscione con scritto «Grazie, Giorgia. Ti vogliamo bene». E ci sono i ragazzi delle squadre di calcio in fila per una foto. «Ce l’ho fatta», grida uno di loro una volta ottenuto lo scatto: «Domani ho la giustificazione per non aver fatto i compiti». Un altro si dispera: «Siamo controluce, non è venuta bene». «Presto, si sta scaricando il cellulare», implora una signora in attesa del suo turno. Meloni accontenta tutti e sorride a tutti, spesso è lei a scattare la foto. Ogni tanto, a denti stretti, sussurra: «Fatemi andare via». Ma non si ferma e continua la sua passeggiata tra gli ascolani.

La giornata è stata lunga, non solo per l’approvazione della legge elettorale ma anche per la difesa, a spada tratta, della Ciociaria prima che di sé stessa. Un consigliere del Pd di Pontedera, Floriano Della Bella, apostrofa la premier con tono dispregiativo chiamandola «ciociara» e Meloni risponde sul suo Facebook: «Sono orgogliosa di essere definita ciociara. Perché la Ciociaria è uno dei territori più belli, antichi e straordinari della nostra Italia. Terra di papi e condottieri, di santi e artisti, di letterati e poeti». Una presa di posizione forte a difesa di un territorio in una fase in cui gli occhi sono puntati anche sui sondaggi. Nel Lazio, come nelle Marche, dove viene salutata al suono della fanfara.

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