Chissà se è un buon segno, che nell’area larga e variegata del campo progressista in cerca di sé stesso inizino ad arrivare le «disponibilità» dei vecchi leoni. Massimo D’Alema parte da Genova per la sua tournée da ex leader diventato scrittore, una lunga serie di presentazioni già organizzate da Feltrinelli in giro per il Paese per la promozione del suo nuovo libro, Eravamo comunisti, e il messaggio è (anche) questo. «La politica è una passione dalla quale non si possono dare le dimissioni, anche senza ruoli si può dare una mano», dice sul palco dei Giardini Luzzati con la sindaca Silvia Salis, l’ex ministro dem Andrea Orlando nel mezzo. Ma se il libro dedicato agli inizi nel Pci sorprende con pagine di inaspettata tenerezza, umana nostalgia per i compagni e la storia collettiva che furono, D’Alema è ancora D’Alema. E il D’Alema fa, pure nel giorno dei nuovi passi avanti nelle prove di coalizione tra Elly Schlein e Giuseppe Conte: «Mi dicono che anni fa sostenevo che le primarie del …
Chissà se è un buon segno, che nell’area larga e variegata del campo progressista in cerca di sé stesso inizino ad arrivare le «disponibilità» dei vecchi leoni. Massimo D’Alema parte da Genova per la sua tournée da ex leader diventato scrittore, una lunga serie di presentazioni già organizzate da Feltrinelli in giro per il Paese per la promozione del suo nuovo libro, Eravamo comunisti, e il messaggio è (anche) questo. «La politica è una passione dalla quale non si possono dare le dimissioni, anche senza ruoli si può dare una mano», dice sul palco dei Giardini Luzzati con la sindaca Silvia Salis, l’ex ministro dem Andrea Orlando nel mezzo. Ma se il libro dedicato agli inizi nel Pci sorprende con pagine di inaspettata tenerezza, umana nostalgia per i compagni e la storia collettiva che furono, D’Alema è ancora D’Alema. E il D’Alema fa, pure nel giorno dei nuovi passi avanti nelle prove di coalizione tra Elly Schlein e Giuseppe Conte: «Mi dicono che anni fa sostenevo che le primarie del Pd fossero come il Festival di Sanremo, una cosa poco seria, non mi ricordo ma mi ci ritrovo».
Accolto nella città dell’infanzia, la Genova in cui lui si iscrisse alla Fgci e «oggi c’è una sindaca che si è presentata alla partenza della Flotilla con la fascia tricolore, lo stile politico giusto per parlare a chi non guarda più alla politica», è la corte a Salis dell’ex premier, quello di D’Alema è pensiero «lineare, però», ne dice lui. «Io sono un simpatizzante, ammiro chi dirige oggi il centrosinistra: Schlein ha fatto un lavoro importantissimo e ridato vita al Pd, Conte ha preso un movimento populista e antipolitico trasformandolo in una forza progressista. Da parte mia non arriverà mai nessuna lezione», mette in chiaro l’ex leader. C’è il «però», e lo chiama direttamente il pubblico di serata, tre generazioni di sinistra genovese riunite. «Però io sarei partito in modo differente: parlare di primarie è un errore di grammatica, un modo per restringere invece che allargare», dice mentre Salis annuisce e qualche dirigente dem in prima fila parrebbe imbarazzarsi. E poi: «Davanti a questa destra aggressiva, davanti a questo mondo, davanti al 61 per cento degli italiani stufo di questo governo di cui dicono i sondaggi, la sinistra dovrebbe prima dare una forma politica a questo sentimento e poi parlare di leadership». E ancora: «Ma che senso hanno poi, primarie che mettono contro partiti diversi? Non si può cadere così in fretta nella trappola di questa destra», l’ultima sentenza.
E se con Orlando il vecchio leone pare condividere i pensieri («Leader forti hanno bisogno di gruppi dirigenti forti, organizzazione e respiro internazionale») e pure qualche ricetta («Contro la destra revanscista serve un’alleanza democratica sui valori della Costituzione: il confine non è tra destra e sinistra ma tra una coalizione costituzionale e una destra a vocazione autoritaria»), l’affinità elettiva che non ti aspetti è piuttosto quella tra D’Alema e Salis, anche alla vista figli diversi di due galassie lontane.
«Unirsi per non ripetere il regalo di quattro anni fa», è il D’Alema pensiero. «L’Italia non è un Paese di destra, ed è stufa di questo governo: con la campagna elettorale giusta possiamo vincere le elezioni, ma ci vuole coraggio», fa eco Salis. «Questo libro fa venire nostalgia di un partito che sapeva decidere, – dice la sindaca – magari anche contro la volontà dei suoi principali esponenti, ma decideva». Non è dato sapere a chi sia diretto il messaggio, ma il vecchio leone applaude. È partita la tournée, ovunque ci porterà.