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Filini: “Elezioni possibili anche tra 9 mesi ma credo che finiremo la legislatura”

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“Sulla riforma non temiamo la Consulta Vannacci? Visto che Fn vota con la sinistra, più che al centrodestra deve pensare alle primarie”
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Francesco Filini, responsabile del Programma di FdI, è stato raccontato come una vedetta di Meloni sui possibili franchi tiratori, che poi non ci sono stati. Che si vedeva da lassù, nella parte alta dell’emiciclo?

«Ma no, anzi: quando ho letto sui giornali che ci sarebbero state le vedette mi sono preoccupato e sono andato su per tutelare la mia privacy». Risata.

L’altra volta a luglio, quando il governo finì sotto, parlò di vigliacchi nelle file del centrodestra. Perché stavolta hanno votato all’opposto, approvando le preferenze? Temevano per la pensione, che sarebbe saltata in caso di urne super anticipate?

«Sono due votazioni di tipo diverso, l’altra volta era su un singolo emendamento. Adesso invece era in ballo tutto l’impianto della legge elettorale e quindi presumo che quei pochi che non erano d’accordo con le preferenze abbiano accettato una legge elettorale che proietta l’Italia sulla terza repubblica. FdI da quando è nata ha sempre chiesto la reintroduzione di un sistema che…

Francesco Filini, responsabile del Programma di FdI, è stato raccontato come una vedetta di Meloni sui possibili franchi tiratori, che poi non ci sono stati. Che si vedeva da lassù, nella parte alta dell’emiciclo?

«Ma no, anzi: quando ho letto sui giornali che ci sarebbero state le vedette mi sono preoccupato e sono andato su per tutelare la mia privacy». Risata.

L’altra volta a luglio, quando il governo finì sotto, parlò di vigliacchi nelle file del centrodestra. Perché stavolta hanno votato all’opposto, approvando le preferenze? Temevano per la pensione, che sarebbe saltata in caso di urne super anticipate?

«Sono due votazioni di tipo diverso, l’altra volta era su un singolo emendamento. Adesso invece era in ballo tutto l’impianto della legge elettorale e quindi presumo che quei pochi che non erano d’accordo con le preferenze abbiano accettato una legge elettorale che proietta l’Italia sulla terza repubblica. FdI da quando è nata ha sempre chiesto la reintroduzione di un sistema che permetta ai cittadini di scegliere il parlamentare. In questa legislatura, nella quale per la prima volta siamo in maggioranza, abbiamo portato a casa il risultato».

Le preferenze ci sono, ma dopo i capilista bloccati, per non scontentare Fi e Lega.

«Si sa che la politica è l’arte della sintesi».

Ora temete le mosse della Consulta?

«No, assolutamente. Nella fase di stesura e correzione della legge sono state adottate tutte le cautele per tenere conto delle sentenze pregresse della Corte costituzionale. Penso che questa pioggia di ricorsi finirà nel nulla, poi vedremo su quale punto della legge faranno leva. Dopodiché mi sconvolge che le opposizioni contestino una riforma elettorale che non solo reintroduce le preferenze ma stabilisce un principio semplice: chi prende un voto in più vince. E obbliga le coalizioni a indicare chi sarà il premier, senza accordi sottobanco dopo il voto. Chissà perché alla sinistra non piace...».

Quando si vota? Fazzolari sul Foglio ha parlato pubblicamente anche dell’opzione di giugno, facendo intendere che conviene.

«Giugno è un’opzione possibile, come altre, ma io sono convinto che si voterà quando finirà la legislatura, tra un anno».

La Lega è tornata alla carica sull’autonomia, l’approverete prima del voto?

«Era uno dei punti programmatici, quindi lo porteremo avanti. Sottolineo che l’autonomia arriva quando c’è FdI e Giorgia Meloni al governo».

Vannacci vi sfotte: a Fazzolari che gli dà del Barbapapà filorusso, risponde che il suo è un Fazzo-trucco. Con questi toni, c’è ancora un margine per farlo entrare in coalizione?

«Forse Vannacci, visto che Futuro nazionale vota sempre con la sinistra in Parlamento, più che al centrodestra deve pensare al campo largo, può partecipare alle primarie insieme a Conte e Schlein».

Intanto c’è la manovra, anche se senza l’uscita dalla procedura d’infrazione i soldi sono pochi. Su quali misure finiranno?

«Così come le altre leggi di bilancio, finiranno per diminuire le tasse a famiglie, lavoratori e imprese fin dove sarà possibile».

Ci sarà un contributo dalle banche?

«Mi sembra un po’ presto per parlarne, nella scorsa legge di bilancio c’è stato per la prima volta, sia dalle banche che dalle società energetiche. Ora faremo bene i conti con la ragioneria e valuteremo quali misure mettere in campo».

L’Ue intanto ha gelato Meloni sulla richiesta di flessibilità per i costi lievitati per l’inflazione. Sembra un game over...

«Se avessimo ragionato così dall’inizio della legislatura, non avremmo portato a dama tante battaglie in Europa. Si tratta di una proposta di buonsenso, non è una partita chiusa».

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