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Melonellum, la Consulta potrebbe decidere entro marzo su tutti i rischi di incostituzionalità

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Dopo la firma del capo dello Stato, per la legge elettorale si attende il vaglio della Consulta
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Sessanta metri, tra i due Palazzi. E uno sprint di "soli" cinque mesi perché il Melonellum, uscito dal Quirinale dopo la firma del Capo dello Stato e la pubblicazione ieri in Gazzetta ufficiale, sull’onda dei ricorsi possa attraversare la piazza e varcare l’altro nobile portone che si staglia sul colle. Riflettori (della politica e dell'accademia) già puntati sulla Sala Gialla delle udienze, si vedrà se caleranno colpi di mannaia o solo qualche incisione di bisturi a seguito del vaglio della Corte costituzionale. Dove, per inciso, i giudici si preparano in queste ore all’elezione del nuovo vertice, al termine del mandato del presidente Giovanni Amoroso.

La decisione della Corte entro marzo

“È verosimile che la Corte possa decidere tra la fine di febbraio e i primi di marzo. A patto, per avanzare ipotesi fondate, che l’ordinanza del giudice che pone il conflitto sulla nuova legge arrivi qui in Corte entro la prima parte di dicembre”, spiega una fonte qualificata a Repubblica da quel Pa…

Sessanta metri, tra i due Palazzi. E uno sprint di "soli" cinque mesi perché il Melonellum, uscito dal Quirinale dopo la firma del Capo dello Stato e la pubblicazione ieri in Gazzetta ufficiale, sull’onda dei ricorsi possa attraversare la piazza e varcare l’altro nobile portone che si staglia sul colle. Riflettori (della politica e dell'accademia) già puntati sulla Sala Gialla delle udienze, si vedrà se caleranno colpi di mannaia o solo qualche incisione di bisturi a seguito del vaglio della Corte costituzionale. Dove, per inciso, i giudici si preparano in queste ore all’elezione del nuovo vertice, al termine del mandato del presidente Giovanni Amoroso.

La decisione della Corte entro marzo

“È verosimile che la Corte possa decidere tra la fine di febbraio e i primi di marzo. A patto, per avanzare ipotesi fondate, che l’ordinanza del giudice che pone il conflitto sulla nuova legge arrivi qui in Corte entro la prima parte di dicembre”, spiega una fonte qualificata a Repubblica da quel Palazzo. E un'altra aggiunge: "La Corte utilizzerà tutti gli strumenti di cui dispone per chiudere il suo esame prima delle urne". Domande non istituzionali che ieri sera comunque aleggiavano ovunque, non dette, sul parterre delle grandi occasioni e nell'aria un po' più elettrica del solito, per l'evento al Salone Belvedere della Consulta.

Si presentava, con Mattarella ospite eccellente in prima fila accompagnato da sua figlia Laura, il libro del professore nonché giudice della Corte Giovanni Pitruzzella ("L'Europa in trasformazione", Mondadori). Relatori di peso al fianco di Amoroso: Giuliano Amato che lodava l'autore ("Non ti sei iscritto al coro dei necrofili per l'Europa"), il sottosegretario Alfredo Mantovano che ironizzava sul momento in cui in Consiglio dei ministri hanno dovuto parlare di "direttive e ingredienti su marmellate e creme di marroni", e poi il vicepresidente della commissione Ue Raffaele Fitto, il senatore dem Francesco Boccia tra gli altri, e in platea il sorridente Gianni Letta, il più omaggiato (dopo il Capo dello Stato ovviamente, e prima del cardinale Baldassare Reina, vicario della diocesi di Roma). Cosa si aspetta il governo dalla Corte? Domanda che fa fuggire gli esponenti di maggioranza. Con Mantovano che celia: "Io non so neanche cosa ci sia nella legge. Non me ne sono mai occupato"

I nodi da sciogliere

Ma quali rischi di incostituzionalità affronteranno i ricorsi - che tra poche ore saranno depositati nei vari distretti giudiziari italiani? Il comitato di costituzionalisti guidati da Roberto Zaccaria e Enrico Grosso, così come nello studio di parlamentari-avvocati delle opposizioni, sono almeno sei i punti dirimenti. Altri se ne aggiungeranno. Si parte dal premio di "governabilità" abnorme", che beneficia con un numero "sproporzionato" di seggi tra Camera e Senato una maggioranza sovradimensionata oltre i paletti che aveva posto già la Corte e che viola l'articolo 48 sul voto libero e uguale. Secondo punto: l'indicazione obbligatoria del candidato premier che lede le prerogative del Capo dello Stato, oltre a comprimere la libertà dei partiti. C'è poi la contestazione sulla mancata alternanza di genere che favorirà solo gli interessi dei partiti e verosimilmente la scelta di capilista uomini: su cui la Corte potrebbe intervenire correggendo e scrivendo il pezzo di norma che manca. Quarto punto: l'obbligo di raccogliere 300mila firme, numero esorbitante, per le formazioni politiche nate a ridosso delle urne. E ancora: la cancellazione delle specificità territoriali e del principio della rappresentatività con la creazione della immensa "Circoscrizione mondo". Senza dimenticare la possibile violazione dell'articolo 57, nel momento in cui il premio nazionale non viene distribuito su base regionale.

Tra tre settimane, la designazione del nuovo presidente

Il 13 novembre, intanto, termina il mandato del professore Giovanni Amoroso, il cui profilo di estrema sobrietà ed equilibrio ha guidato la Corte nell’anno tempestoso dei veleni intorno alla battaglia per il referendum sulla giustizia. Lascerà il posto ad uno dei due vicepresidenti, con ogni probabilità il professor Francesco Viganò, 60 anni, insigne studioso di diritto penale e ordinario alla Bocconi. Il 28 ottobre è fissata la data per l’elezione, ma il suo successore entra in carica solo dal 14 novembre.

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