Pronto, eppure fermo. Arenato, anche se basterebbe un cenno per far partire le spedizioni dei missili di difesa antiaerea che servono all’Ucraina mentre i droni russi fanno strage di civili: una settantina soltanto negli ultimi giorni. È il tredicesimo pacchetto-armi per Kiev, che il Copasir attende da almeno novanta giorni. Da quando, cioè, il comitato fu preallertato per ricevere Guido Crosetto, che ha il compito di illustrare al Parlamento i decreti interministeriali. Con un problema in più, stavolta: Palazzo Chigi si è impegnato con la Francia ad autorizzare la spedizione entro ottobre. Secondo quanto risulta a Repubblica, però, fino a ieri sera – e a tre settimane dalla fine del mese - il governo non ha chiesto di essere audito.
Tutto è ancora immobile, nonostante le promesse di Roma. Ci sono documenti ufficiali che attestano il vincolo e indicano nero su bianco la scadenza limite: «Francia e Italia - è scritto in una dichiarazione congiunta del 14 luglio diffusa da Emmanuel Macr…
Pronto, eppure fermo. Arenato, anche se basterebbe un cenno per far partire le spedizioni dei missili di difesa antiaerea che servono all’Ucraina mentre i droni russi fanno strage di civili: una settantina soltanto negli ultimi giorni. È il tredicesimo pacchetto-armi per Kiev, che il Copasir attende da almeno novanta giorni. Da quando, cioè, il comitato fu preallertato per ricevere Guido Crosetto, che ha il compito di illustrare al Parlamento i decreti interministeriali. Con un problema in più, stavolta: Palazzo Chigi si è impegnato con la Francia ad autorizzare la spedizione entro ottobre. Secondo quanto risulta a Repubblica, però, fino a ieri sera – e a tre settimane dalla fine del mese - il governo non ha chiesto di essere audito.
Tutto è ancora immobile, nonostante le promesse di Roma. Ci sono documenti ufficiali che attestano il vincolo e indicano nero su bianco la scadenza limite: «Francia e Italia - è scritto in una dichiarazione congiunta del 14 luglio diffusa da Emmanuel Macron e Volodymyr Zelensky - hanno deciso di accelerare la consegna del numero concordato di missili Aster 30 entro ottobre 2026». E la fretta, in questa storia, non è un capriccio, ma è dettata da un drammatico paradosso: il Samp-T italo-francese non può in questa fase proteggere al meglio i centri urbani ucraini perché non ha appunto i missili intercettori a disposizione. Quelli che anche l’Italia deve fornire.
Prima di tornare al decreto congelato, bisogna scavare nel contesto politico che ha prodotto lo stallo. Dal gennaio del 2026 ad oggi, Palazzo Chigi non ha autorizzato armi a Kiev: l’ultimo pacchetto risale al dicembre del 2025. Da mesi ormai, Meloni si concentra in pubblico sulla necessità di aiutare l’Ucraina con infrastrutture energetiche. Matteo Salvini frena sugli aiuti militari, a maggior ragione a ridosso del congresso del Carroccio di fine mese. La premier e i suoi due vice osservano con preoccupazione la pressione esercitata da Roberto Vannacci proprio sul nodo del sostegno bellico, da posizioni apertamente filorusse. Con la campagna elettorale alle porte, ecco dunque il cortocircuito politico. Ma c’è dell’altro: il provvedimento è del ministro della Difesa, ma deve essere controfirmato anche dal ministro degli Esteri e dal responsabile dell’Economia Giancarlo Giorgetti (Lega): è un testo che certifica, una volta bollinato, il via libera dei tre partiti di maggioranza alle armi.
Ma torniamo agli impegni con Parigi, quelli che Crosetto dovrà illustrare al Copasir nel corso di una riunione che a ieri non risultava ancora programmata. Nella dichiarazione di luglio firmata da Macron e Zelensky viene annunciata la vendita all’Ucraina di quattro nuovi SampT-NG italo-francesi di nuova generazione, capaci di opporsi alle armi balistiche a lungo raggio, e altri sistemi radar. Ma soprattutto, sono elencate le promesse: «Per affrontare l’urgenza operativa - c’è scritto - Francia e Italia hanno deciso di accelerare la consegna del numero concordato di missili Aster 30 entro ottobre 2026». Non solo: «Francia e Italia autorizzano la produzione in Ucraina dei missili Aster 30 prima della fine del 2026 e iniziando il prima possibile».
Nessun equivoco e nessuna dilazione possibile, insomma, se non rompendo accordi con gli alleati. È la ragione per cui già nella seconda metà di luglio, informalmente, il Copasir viene preallertato dall’esecutivo per fissare la seduta in cui Crosetto deve presentare il decreto. Improvvisamente, però, l’appuntamento salta. Nel frattempo, Vannacci cresce nei sondaggi. Poi arrivano le ferie e l’attenzione sfuma. A fine agosto, Repubblica riferisce del patto italo-francese e della tagliola di ottobre. Il 26 agosto, Crosetto conferma l’intenzione di fornire difese anti-aeree e ribadisce che l’esecutivo seguirà l’iter classico per il nuovo pacchetto, fino al passaggio davanti al comitato. A metà settembre, all’Onu, Macron vede il presidente ucraino e assicura «ulteriori sistemi di difesa aerea Samp-T e missili». Anche la spedizione italiana è pronta, risulta da fonti incrociate. Serve però l’ok del governo e il vaglio del Copasir. Il tempo stringe, la guerra non si ferma.