Meloni irritata chiama Tajani: “Basta spaccare il centrodestra sui nomi per le Comunali”
di Lorenzo De CiccoLa coalizione non si può spaccare. «Non siamo il campo largo». A Giorgia Meloni sono fischiate le orecchie, quando le hanno detto che Forza Italia ha minacciato di sfasciare il centrodestra sotto al Duomo. FdI, è il ragionamento che filtra dalla cerchia della premier, ha già rinunciato a schierare un proprio nome, pur essendo il primo partito in Lombardia. E nessuno allora può mettere in discussione la tenuta della maggioranza di governo sui territori, anche perché proprio su questo filone narrativo — noi siamo uniti, di là a sinistra si accapigliano su tutto — la premier intende incentrare un pezzo della campagna per le Politiche. Raccontano allora che la presidente del consiglio abbia chiamato Antonio Tajani, ottenendo la rassicurazione che nelle prossime ore — probabilmente già oggi, proprio da Milano — la posizione azzurra sarà rettificata. Per dire che «l’unità del centrodestra, fondato da Berlusconi» non verrà meno. Il garbuglio meneghino non è l’unica nota stonata, nel sabato d…
La coalizione non si può spaccare. «Non siamo il campo largo». A Giorgia Meloni sono fischiate le orecchie, quando le hanno detto che Forza Italia ha minacciato di sfasciare il centrodestra sotto al Duomo. FdI, è il ragionamento che filtra dalla cerchia della premier, ha già rinunciato a schierare un proprio nome, pur essendo il primo partito in Lombardia. E nessuno allora può mettere in discussione la tenuta della maggioranza di governo sui territori, anche perché proprio su questo filone narrativo — noi siamo uniti, di là a sinistra si accapigliano su tutto — la premier intende incentrare un pezzo della campagna per le Politiche. Raccontano allora che la presidente del consiglio abbia chiamato Antonio Tajani, ottenendo la rassicurazione che nelle prossime ore — probabilmente già oggi, proprio da Milano — la posizione azzurra sarà rettificata. Per dire che «l’unità del centrodestra, fondato da Berlusconi» non verrà meno. Il garbuglio meneghino non è l’unica nota stonata, nel sabato della premier. Non avrebbe preso bene nemmeno la sortita di Roberto Occhiuto, presidente della Calabria e sfidante interno di Tajani, che alla festa del Foglio ha magnificato Matteo Renzi, tratteggiandolo così: «Avrebbe potuto essere un ottimo leader del nostro schieramento». Nemmeno della sola FI, ma di tutto il centrodestra. E il nome di Renzi, si sa, è kryptonite per l’inquilina di Palazzo Chigi.
Pubblicamente la premier evita di esporsi. L’obiettivo è ricomporre i cocci alla svelta. Anche perché sia Tajani che Matteo Salvini sanno da tempo che il nodo Comunali non sarà sciolto prima di fine mese. Il “patto” offerto dalla presidente del consiglio agli alleati è di attendere il congresso della Lega, il 24 e 25 ottobre. Poi si chiuderà il tetris. Per questo, sì, si parlerà delle città anche nel vertice dei leader, tra domani e martedì, ma il grosso del summit sarà sulla manovra. A Milano, i Fratelli preferiscono il forzista Matteo Perego. Pure Salvini se ne rende conto, ma insiste sulla fedelissima Silvia Sardone. Meloni lascia fare: prima dell’assise del Carroccio, è considerato naturale che il segretario uscente alzi un po’ i toni. Vale pure per le sortite filo-russe, come quella di ieri in cui Salvini ha chiesto all’Europa di mettersi in scia a Trump, per riaprire al gas russo. «Le parole del presidente americano suonano come un’ultima sveglia per Bruxelles».
FdI ha rinunciato alla corsa di Milano non per generosità: l’obiettivo grosso è il Pirellone, dove nei desiderata dei meloniani il primo nome resta il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini. Sarebbe un tecnico d’area, non un “Fratello” doc, in modo da far digerire l’operazione alla Lega, che avrebbe un vice-governatore di peso. Quanto alla corsa del dopo-Sala, sempre da ambienti di FdI trapela un’ultima suggestione, anche se molto poco quotata, per la mancanza d’interesse dell’interessata: qualcuno avrebbe proposto a Marina Berlusconi di scendere in campo. Ma appunto, è un’ipotesi che gli stessi big della fiamma ritengono di scarsa riuscita.
Pure a Roma il quadro è scombinato. Si è mostrato disponibile Fabio Rampelli, uno dei fondatori di FdI, ma a via della Scrofa preferirebbero Roberta Angelilli, la vicepresidente del Lazio. Per Napoli, nella coalizione di governo si ragiona su un civico: il sogno è convincere Maurizio Marinella, il “re delle cravatte”. Difficile, anche perché la corsa partenopea è in salita. A meno che non scenda in campo Luigi De Magistris, che sottrarrebbe voti a Gaetano Manfredi. In Campania per FdI è già un periodo complicato, dopo la promozione di Gennaro Sangiuliano. C’è addirittura chi teme un’uscita che sarebbe clamorosa: quella del viceministro Edmondo Cirielli verso Vannacci. Cirielli è stato l’unico big di FdI a ipotizzare Fn in coalizione.
Schermaglie locali che si intrecciano alla campagna, ormai iniziata, per le Politiche. Tutti sanno che Meloni vuole votare a maggio. Ma Ignazio La Russa ieri ha ribadito la linea da diffondere adesso: «Si può votare, per legge, pure sotto Natale ‘27, ma credo si voti prima. Quanto prima non lo so, la cosa più probabile è ottobre». Anche Salvini ripete: «Governeremo fino all’autunno». Però, intanto, chiede di approvare subito l’autonomia, «entro la primavera». Prima del voto anticipato.