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De Cristofaro (Avs): “Serve più discontinuità, basta con le ricette bocciate dalla storia”

Il senatore: “Costruiamo una critica al neoliberismo: sono necessarie proposte radicali. In questi anni non abbiamo messo veti contro nessuno”
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Discontinuità è la parola d’ordine per Peppe De Cristofaro, capogruppo al Senato di Alleanza verdi e sinistra, per il quale il campo largo dovrà presentarsi con «proposte di radicale cambiamento».

Come dice Elly Schlein non è più tempo di un candidato moderato?

«Il tema, almeno per noi, è la necessità assoluta di costruire un programma radicalmente alternativo a quello delle destre ma che sappia avere anche discontinuità con il centrosinistra che fu».

Una nuova rottamazione?

«Serve una proposta politica prima ancora di un leader, un radicalismo delle posizioni. E serve una figura che sappia interpretare questa esigenza».

Ernesto Maria Ruffini, che ha lanciato il logo di Più Uno, si presenta piuttosto come un partito moderato. Può comunque iniziare un percorso comune?

«In tutti questi anni non abbiamo mai messo veti nei confronti di nessuno, crediamo nella sinergia tra i partiti di opposizione e che di fronte al rischio di un’involuzione autoritaria tutto si può fare tranne che divide…

Discontinuità è la parola d’ordine per Peppe De Cristofaro, capogruppo al Senato di Alleanza verdi e sinistra, per il quale il campo largo dovrà presentarsi con «proposte di radicale cambiamento».

Come dice Elly Schlein non è più tempo di un candidato moderato?

«Il tema, almeno per noi, è la necessità assoluta di costruire un programma radicalmente alternativo a quello delle destre ma che sappia avere anche discontinuità con il centrosinistra che fu».

Una nuova rottamazione?

«Serve una proposta politica prima ancora di un leader, un radicalismo delle posizioni. E serve una figura che sappia interpretare questa esigenza».

Ernesto Maria Ruffini, che ha lanciato il logo di Più Uno, si presenta piuttosto come un partito moderato. Può comunque iniziare un percorso comune?

«In tutti questi anni non abbiamo mai messo veti nei confronti di nessuno, crediamo nella sinergia tra i partiti di opposizione e che di fronte al rischio di un’involuzione autoritaria tutto si può fare tranne che dividersi. Se si accetta il programma di discontinuità sono tutti i benvenuti. Ma se qualcuno pensa di entrare nel centrosinistra per riproporre ricette già bocciate dalla storia si sbaglia».

Quali sarebbero queste ricette del passato da non ripetere?

«Per esempio l’impostazione che c’è stata nel governare i processi della globalizzazione. Noi invece pensiamo che bisogna costruire una moderna critica al liberismo. Per esempio, non si può sconfiggere l’autonomia differenziata riproponendo le argomentazioni che portarono alla riforma del titolo V. Noi oggi contestiamo la legge elettorale ma purtroppo anche questa è frutto di errori commessi negli anni passati».

Le primarie non rischiano di dividere il campo largo?

«Noi non abbiamo un grande entusiasmo nei confronti delle primarie, temiamo che possano essere un fattore divisivo e pensiamo che non basti la persona sola al comando».

Meglio un federatore?

«Se anche fosse, dove è scritto che debba essere per forza un moderato? E poi non esiste che il discorso sulle primarie sostituisca o faccia passare in secondo piano la discontinuità programmatica».

La discontinuità riguarda anche l’invio di armi in Ucraina?

«Penso che si debba trovare un punto di sintesi, io sono convinto che possa accadere. Bisogna far rivivere le ragioni della pace, ritengo maturo il tempo di una svolta diplomatica».

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