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Risoluzione del centrodestra su Kiev: Trump mai citato, Meloni apre a un gruppo di Stati negoziatori

(lapresse)

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La bozza della maggioranza, che sarà votata mercoledì in Parlamento, ignora le sortite del presidente Usa contro Zelensky e l’apertura al gas russo. La premier chiede sempre un inviato speciale per l’Ucraina
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Trump chi? Nella bozza della risoluzione che il centrodestra voterà mercoledì in Parlamento, in vista del consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, non c’è una parola sull’attacco del presidente Usa a Zelensky (“se ne deve andare”), né sull’accordo tra Washington e Putin per riaprire al gas russo. L’uno-due ha scosso le cancellerie di mezzo continente nelle ultime 48 ore, ma non la compagine di Giorgia Meloni. Nel testo che circola da ieri sera tra i capogruppo di maggioranza (e limato in asse con Palazzo Chigi), si nota solo un generico sostegno al “pieno rispetto della sovranità e dell’indipendenza dell’Ucraina”. Stop. Zero pure sulle armi, ma il solito fumoso “sostegno multidimensionale” a Kiev, come già avvenuto negli ultimi mesi, per non indispettire la Lega di Matteo Salvini, contraria all’invio di altre armi.

Di fatto, c’è una sola vera novità, nei paragrafi che riguardano il conflitto tra Russia e Ucraina. Giorgia Meloni da tempo chiede all’Ue di individuare un inviato speciale p…

Trump chi? Nella bozza della risoluzione che il centrodestra voterà mercoledì in Parlamento, in vista del consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, non c’è una parola sull’attacco del presidente Usa a Zelensky (“se ne deve andare”), né sull’accordo tra Washington e Putin per riaprire al gas russo. L’uno-due ha scosso le cancellerie di mezzo continente nelle ultime 48 ore, ma non la compagine di Giorgia Meloni. Nel testo che circola da ieri sera tra i capogruppo di maggioranza (e limato in asse con Palazzo Chigi), si nota solo un generico sostegno al “pieno rispetto della sovranità e dell’indipendenza dell’Ucraina”. Stop. Zero pure sulle armi, ma il solito fumoso “sostegno multidimensionale” a Kiev, come già avvenuto negli ultimi mesi, per non indispettire la Lega di Matteo Salvini, contraria all’invio di altre armi.

Di fatto, c’è una sola vera novità, nei paragrafi che riguardano il conflitto tra Russia e Ucraina. Giorgia Meloni da tempo chiede all’Ue di individuare un inviato speciale per i negoziati. Finora ha sempre fatto capire, anche pubblicamente, che preferirebbe se fosse un politico espressione di una “media potenza”. Tradotto: non la Francia, la Germania o, guadando fuori dall’Unione, la Gran Bretagna. Per la premier è sempre stato un modo per criticare indirettamente il formato E3, che mette insieme appunto i leader di Parigi, Berlino e Londra, tagliando fuori l’Italia. Ecco, stavolta invece sembra esserci un’apertura anche a un formato negoziale più largo, anche se non viene specificato quale, purché sia espressione della volontà dell’intero consiglio europeo.

La bozza di maggioranza, infatti, si impegna il governo a “promuovere una decisione sulla rappresentanza europea nel processo di pace per l’Ucraina, sviluppando ulteriormente la proposta avanzata dal governo italiano per la designazione di un inviato speciale europeo o, in alternativa, definendo un formato che, in virtù di un chiaro mandato da parte del consiglio europeo, possa esprimere con autorevolezza ed efficacia la posizione dell’insieme degli stati membri nella convinzione che nessuna decisione sulla sicurezza europea possa essere assunta senza l’Europa”. Viene confermata la richiesta all’Ue di “non far venir meno la pressione sulla Russia”. Con una postilla: il governo è intenzionato a ribadire “che tali misure sono rivolte contro il regime russo e la sua capacità di sostenere la guerra di aggressione e non contro la popolazione russa”. Un passaggio caldeggiato dal Carroccio.

Il resto del testo affronta altri nodi al centro dell’eurosummit. Come le misure per contenere il caro vita. La maggioranza di Meloni insiste su una proposta accolta finora con scarso entusiasmo dalla commissione, cioè la lettera che Meloni ha scritto a von der Leyen, per chiedere più flessibilità in relazione ai costi esplosi per l’inflazione. Nonostante le prime (fosche) reazioni dall’Ue, il centrodestra persevera, almeno sulla carta: serve “un intervento decisivo sui prezzi dell’energia unitamente al contenimento dell’inflazione per la tutela dei nostri cittadini”. E un sistema Ets “più bilanciato”. Altri passaggi riguardano gli attacchi Houti, il Libano, le difficili trattative sul bilancio comunitario, con Meloni contraria a corpose sforbiciate, come chiedono invece i frugali del Nord. Sulla risoluzione, la maggioranza trova un accordo. Raggiungerlo in Europa, per la premier, sarà più complicato.

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