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Fisco, salari e no al riarmo: le intese sul programma già trovate dal campo largo

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Su diversi temi i partiti del centrosinistra hanno trovato una sintesi: resta da sciogliere il nodo Ucraina in politica estera
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Riforma fiscale in ottica redistributiva, salario minimo e sostegno al ceto medio, politica industriale orientata alla crescita, piano per la transizione ecologica e digitale. «Le cose che abbiamo in comune sono 4.850», continua a ripetere Elly Schlein, citando Daniele Silvestri. Sul quale Giuseppe Conte sembra ormai essersi sintonizzato: «Non partiamo da zero, negli ultimi 4 anni abbiamo lavorato insieme, ma dobbiamo chiarirci su alcuni punti essenziali». Enunciati per grandi linee sabato alla festa del Manifesto e ieri sul palco di Fanpage.

Vediamo allora quali sono le proposte comuni che Pd, 5S, Avs, Iv e +Europa si preparano a discutere al tavolo di coalizione. È il famoso programma del cambiamento. Che però «andrà affinato», precisano i leader progressisti, per amalgamare le sfumature espresse da ciascun partito in un’unica nuance di colore.

Riforma fiscale

Su una cosa i gruppi d’opposizione decisi a diventare forza di governo sono tutti d’accordo: bisogna riformare il fisco, che…

Riforma fiscale in ottica redistributiva, salario minimo e sostegno al ceto medio, politica industriale orientata alla crescita, piano per la transizione ecologica e digitale. «Le cose che abbiamo in comune sono 4.850», continua a ripetere Elly Schlein, citando Daniele Silvestri. Sul quale Giuseppe Conte sembra ormai essersi sintonizzato: «Non partiamo da zero, negli ultimi 4 anni abbiamo lavorato insieme, ma dobbiamo chiarirci su alcuni punti essenziali». Enunciati per grandi linee sabato alla festa del Manifesto e ieri sul palco di Fanpage.

Vediamo allora quali sono le proposte comuni che Pd, 5S, Avs, Iv e +Europa si preparano a discutere al tavolo di coalizione. È il famoso programma del cambiamento. Che però «andrà affinato», precisano i leader progressisti, per amalgamare le sfumature espresse da ciascun partito in un’unica nuance di colore.

Riforma fiscale

Su una cosa i gruppi d’opposizione decisi a diventare forza di governo sono tutti d’accordo: bisogna riformare il fisco, che la destra ha reso meno progressivo e più iniquo. Parola d’ordine: redistribuzione. Grazie alla quale ridurre la tassazione record su lavoro, pensioni e reddito d’impresa registrata sotto l’attuale esecutivo. Come? Attraverso l’abolizione degli scaglioni Irpef e il passaggio all’aliquota continua, sul modello tedesco e danese — ha spiegato il leader di Avs Nicola Fratoianni — che il Pd aveva proposto un paio d’anni fa e su cui il M5s potrebbe ritrovarsi. Vanno precisati i dettagli, ma una quadra c’è. Mentre manca sulla patrimoniale, che Iv ha già bocciato e i rossoverdi vorrebbero introdurre sui patrimoni superiori ai 5,4 milioni di euro, chiedendo un contributo straordinario dell’1%, meno di 6mila euro l’anno, ai 50mila contribuenti in possesso di tale requisito.

Sul punto, però, le diversità di vedute sono tali che alla fine potrebbe essere archiviata. Per il Pd, infatti, può essere introdotta solo a livello europeo. Mentre i 5S preferiscono la tassazione progressiva sulle grandi ricchezze finanziarie (superiori ai 50 milioni). Ergo: servirà un confronto approfondito fra alleati.

Salario minimo e ceto medio

È uno dei primi provvedimenti che, in caso di vittoria, sarà portato in Consiglio dei ministri: l’introduzione di un salario minimo legale a 9 euro lordi l’ora per contrastare il lavoro povero e i contratti pirata, come da pdl sottoscritta da tutte le opposizioni (esclusa Iv). Non sostituisce i contratti collettivi, ma stabilisce che la retribuzione complessiva debba riflettere quella stipulata dai sindacati più rappresentativi. In contemporanea sarà varato anche il congedo paritario, cavallo di battaglia di Schlein, per dare pure ai padri la possibilità di seguire i figli nei primi mesi di vita. Ma le iniziative a sostegno del ceto medio, mirate ad aumentare gli stipendi reali erosi dal boom dei prezzi specie su beni alimentari ed energia, non finiscono qui. Si partirà dalle proposte di Avs e M5S, molto simili, per indicizzare salari e pensioni all’inflazione. Utili a contrastare il fiscal drag, vera e propria tassa sui redditi da lavoro.

Politica industriale e transizione

Diverse le misure pensate dal centrosinistra per far ripartire il Paese. Alcune già illustrate nella risoluzione congiunta Pd-M5S-Avs-Iv sul Dpf 2026, presentata a fine aprile. Si va da un piano di rilancio della produzione industriale sul modello Transizione 4.0 che il governo Meloni ha smontato — ripristino del credito di imposta e incentivi per l’innovazione tecnologica e digitale, la riconversione ecologica e il sostegno del manifatturiero — fino agli interventi a sostegno dei settori produttivi più colpiti dalle crisi internazionali, introducendo regole per favorire l’accesso al credito delle imprese e gli ammortizzatori sociali, oltre a evitare le delocalizzazioni. Mentre, sul fronte dell’energia, l’idea è disaccoppiare il prezzo del gas da quello dell’elettricità (per ridurre il caro bollette) nonché accelerare su rinnovabili e comunità energetiche mediante una robusta semplificazione delle procedure per contrastare la dipendenza da fonti fossili e l’emergenza climatica.

Politica estera

Il nodo Ucraina, l’hanno detto tutti, dovrà essere affrontato al tavolo di coalizione per arrivare a «una sintesi alta». Ma sugli altri fronti, la condivisione sembra ampia. No al piano di riarmo dei singoli stati nazionali, sì alla difesa comune europea. E non è tutto. Al primo consiglio dei ministri, hanno annunciato sia Schlein sia Fratoianni, il governo progressista disdetterà l’impegno preso in sede Nato da Giorgia Meloni su richiesta di Trump per alzare al 5% del Pil la spesa militare («Una scelta sbagliata e irrealizzabile») e riconoscerà lo Stato di Palestina.

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