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“Casa e studio, così non si può”, le tende arrivano a Montecitorio

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Da Roma a Milano la protesta degli universitari contro il caro affitti. Presidio davanti alla Camera, il sostegno di Schlein
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Dalle Quechua grigie e rosse montate davanti alla spianata di Montecitorio spuntano i volti di ragazzi e ragazze. Hanno passato la notte qui, come in un pugno di altri atenei, tra cartelli che dicono “Cara Italia, quanto ci costi?”. «Siamo stanche — spiega Sabrina Brizzola, coordinatrice nazionale dell’Unione degli universitari — di veder calpestato il diritto allo studio, stanche di pagare 800 euro per una stanza singola, stanche di studiare e lavorare senza arrivare a fine mese».

È la voce di una “Generazione all’asta”, così vuol essere chiamata, che ha deciso di piazzare le tende in strada, case mobili e precarie per denunciare la crisi abitativa e rivendicare prezzi accessibili negli studentati e camere ad affitti calmierati.

Tre anni dopo le accampate in tutti gli atenei, sulla scia delle mobilitazioni di Francia e Spagna, sono stati i Giovani democratici a inaugurare in piazza Bologna a Roma, uno dei quartieri adottivi dei fuori sede, la nuova stagione dei campeggi di rivolta pe…

Dalle Quechua grigie e rosse montate davanti alla spianata di Montecitorio spuntano i volti di ragazzi e ragazze. Hanno passato la notte qui, come in un pugno di altri atenei, tra cartelli che dicono “Cara Italia, quanto ci costi?”. «Siamo stanche — spiega Sabrina Brizzola, coordinatrice nazionale dell’Unione degli universitari — di veder calpestato il diritto allo studio, stanche di pagare 800 euro per una stanza singola, stanche di studiare e lavorare senza arrivare a fine mese».

È la voce di una “Generazione all’asta”, così vuol essere chiamata, che ha deciso di piazzare le tende in strada, case mobili e precarie per denunciare la crisi abitativa e rivendicare prezzi accessibili negli studentati e camere ad affitti calmierati.

Tre anni dopo le accampate in tutti gli atenei, sulla scia delle mobilitazioni di Francia e Spagna, sono stati i Giovani democratici a inaugurare in piazza Bologna a Roma, uno dei quartieri adottivi dei fuori sede, la nuova stagione dei campeggi di rivolta per il diritto all’abitare. «Guadagno 700-800 euro al mese come commesso in un centro commerciale, 600 se ne vanno per la stanza. Quando sono venuto a cercare casa con i miei genitori, avevano le mani nei capelli e le lacrime agli occhi perché non trovavamo niente», racconta un ragazzo di Lecce. Con loro, seduta tra gli igloo, c’era ieri Elly Schlein: «La casa è un diritto fondamentale. Sto dalla parte dei ragazzi che da cinque giorni sono in presidio permanente per veder riconosciuto il diritto allo studio e all’abitare», dice la segretaria del Pd.

Sotto la statua della Minerva al centro della Sapienza, la più grande università d’Italia, tra la quindicina di tende montate da una coalizione di collettivi e spazi sociali è steso uno striscione. Dice: «Il lavoro paga poco, la vita costa troppo».

Ma sono tornate anche a Milano, con il sostegno della Cgil, le canadesi, nel verde della Biblioteca degli alberi, tra piazza Gae Aulenti e il Bosco verticale. «Nella città in cui le stanze singole nel mercato privato costano 700 euro al mese e i posti letto negli studentati sono troppo pochi e arrivano anche a 1300 euro, oggi uno studente sceglie se comprare l’olio o un libro per l’esame», racconta Claudia Marostegan, portavoce locale dell’Udu. E di speculazione edilizia e caro affitti si discute pure davanti alle aule studio dell’università del Salento, a Lecce, seduti nei sacchi a pelo. Arriveranno oggi a Bologna, Napoli, Parma. Se il ministero rivendica di aver centrato l’obiettivo Pnrr di 60mila posti letto (il 30% riservato al diritto allo studio), l’Udu fa i conti: «Servono 1,7 miliardi per le borse di studio, un piano pluriennale da 4 miliardi per alloggi interamente pubblici, 2 miliardi per la progressiva abolizione delle tasse universitarie e 1.5 miliardi per trasporti gratuiti e mense calmierate». Al megafono in piazza Montecitorio, ci pensa un’altra studentessa, Giulia Papandrea, a dettare il programma: «Non ce ne andiamo finché dal governo non avremo risposte».

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