Ambasciatori discreti e di massimo livello lo hanno avvicinato negli ultimi giorni, allarmati dalla linea dura con cui Giuseppe Conte continua a negare la possibilità di fornire aiuti militari all’Ucraina. Hanno tentato la carta della persuasione. Si sono appellati all’unità. «Presidente, dobbiamo trovare un modo per inserire nel programma un accordo sull’Ucraina. Non possiamo organizzare primarie massacrandoci su questo punto». Il leader ha ascoltato. Poi ha assicurato che tutto, dunque anche la questione delle spedizioni militari a Kiev, dovrebbe far parte della base programmatica del campo largo. Ha anche giurato massimo impegno per raggiungere «un minimo comun denominatore». Quando però gli stessi mediatori hanno provato a ipotizzare un compromesso, peraltro assai al ribasso, il leader del Movimento è stato categorico: non è questa la soluzione. Non ha intenzione di avallare l’invio di armamenti, anche se motivati con la difesa dei civili perché, secondo la linea M5S, questa soluz…
Ambasciatori discreti e di massimo livello lo hanno avvicinato negli ultimi giorni, allarmati dalla linea dura con cui Giuseppe Conte continua a negare la possibilità di fornire aiuti militari all’Ucraina. Hanno tentato la carta della persuasione. Si sono appellati all’unità. «Presidente, dobbiamo trovare un modo per inserire nel programma un accordo sull’Ucraina. Non possiamo organizzare primarie massacrandoci su questo punto». Il leader ha ascoltato. Poi ha assicurato che tutto, dunque anche la questione delle spedizioni militari a Kiev, dovrebbe far parte della base programmatica del campo largo. Ha anche giurato massimo impegno per raggiungere «un minimo comun denominatore». Quando però gli stessi mediatori hanno provato a ipotizzare un compromesso, peraltro assai al ribasso, il leader del Movimento è stato categorico: non è questa la soluzione. Non ha intenzione di avallare l’invio di armamenti, anche se motivati con la difesa dei civili perché, secondo la linea M5S, questa soluzione non rappresenterebbe una discontinuità.
È il nodo dei nodi. Il punto su cui rischiano di deragliare le primarie, che Elly Schlein vuole organizzare solo a patto di ritrovarsi prima su un embrione di agenda. Né il contesto delle ultime ore aiuta, con l’ambasciatore russo pronto a sostenere che solo una porzione delle opposizioni sia ostile alla guerra con Mosca. Servirebbe un accordo per tenere assieme la coalizione, soprattutto adesso. Ma gli emissari arrancano.
Ci hanno provato almeno in due negli ultimi cinque giorni. Conte, come detto, si è mostrato formalmente dialogante, garantendo di non voler tenere fuori Kiev dal patto. E però la formula per dare forma e sostanza a questo «minimo comun denominatore» è ancora tutta da definire. Anche l’ex premier ha ammesso che sì, «è complicato» trovare un’intesa. E che un fallimento rappresenterebbe un «problema molto serio».
Quello che il Nazareno e gli altri alleati temono è che l’ex premier non sia disposto a cedere, convinto che solo il “no” radicale alle armi gli possa permettere di ribaltare la sfida nei gazebo. Non sarebbe quindi disponibile a rinunciare all’unico vantaggio tattico di cui dispone. A dimostrare lo sforzo unitario, però, sostiene che già oggi il campo largo dovrebbe firmare una mozione unitaria sul Dpfp, ostile alla flessibilità da 14 miliardi decisa dal governo per il riarmo del Paese. Più difficile invece raggiungere un’intesa domani sulla risoluzione che seguirà l’intervento di Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo: sul sostegno a Kiev è possibile una nuova spaccatura, anche se si tenterà di evitarla.
Trasformare i gazebo in un referendum sul sostegno militare all’Ucraina è un incubo per il Pd, ma anche per Avs. Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, già dubbiosi sullo strumento delle primarie, considerano un compromesso su Kiev la condizione essenziale per organizzarle: l’alternativa è cedere a Conte la presunta bandiera del pacifismo, permettendogli un’opa ostile sul loro elettorato. Inaccettabile.
Quando è stata avvertita della posizione di Conte, Schlein ha ribadito l’unico paletto invalicabile: prima la piattaforma programmatica, poi le primarie. Senza, non c’è spazio per i gazebo. Con una postilla, però, sempre testardamente unitaria: dobbiamo fare di tutto per restare uniti e convincere Conte ad accettare una mediazione. Quella frutto del confronto tra dem e Avs sembrava poter rappresentare una buona base di partenza, perché vincolava le forniture di armi all’obiettivo della difesa dei civili ucraini. Visti i dubbi dei 5S, è stato tentato un rilancio: leghiamole alla protezione di scuole e ospedali. Neanche questo sforzo, però, sembra aver scalfito la posizione 5S. Primarie del genere, senza neanche questo terreno comune, non sarebbero accettabili e rischierebbero di lasciare scorie.
A mostrare quanto rigido sia il posizionamento grillino vale un precedente televisivo. A metà settembre Roberto Speranza si ritrova a Di Martedì con l’ex portavoce di Conte, Rocco Casalino. E in diretta finisce malissimo. «Come si fa a voler battere Meloni avendo il suo stesso programma sull’Ucraina? È un suicidio». «Ma non puoi dire questo – ribatte il dem – Meloni è stata schiava di Trump e Netanyahu, non dire corbellerie». Servirà un’impresa.